Parte 1: IL PRINCIPATO DI LUCEDIO
Un po di storia e leggende
L'Abbazia di Santa Maria di Lucedio è un grande complesso abbaziale sito a Lucedio, presso Trino, in provincia di Vercelli.
L'abbazia fu fondata nel primo quarto del XII secolo ad opera di alcuni monaci cistercensi provenienti dal monastero di La
Ferté a Chalon-sur-Saône, in Borgogna, su terreni donati loro dal marchese Ranieri I del Monferrato della dinastia degli
Aleramici, terreni da bonificare, caratterizzati a quel tempo dalla presenza di zone paludose e di incolte boscaglie
(denominatie Locez, da cui il titolo dell'abbazia).
L'abbazia venne eretta come struttura fortificata ed assunse subito la denominazione di Abbazia di Santa Maria di Lucedio.
Nel corso del XII, XIII e XIV secolo la sua rinomanza e la sua espansione patrimoniale crebbero costantemente, per
merito di abati che seppero coniugare spiritualità e fervore di opere.
Il Principato di Lucedio, con la cinta muraria che lo racchiude, si presenta oggi, come una grande e moderna azienda
agricola.
L'atmosfera medievale che si respira entrando nei cortili, nel refettorio e, soprattutto, nell'aula capitolare, sta
verosimilmente alla base delle numerose leggende ambientate in quest'abbazia; leggende che parlano di cripte segrete,
di salme mummificate di abati, di fiumi sotterranei e di colonne che piangono.
Un sarcofago che si trovava alla base del campanile, sta all'origine della leggenda di Mezia Valeriana, antica regina,
rifugiatasi nei boschi di Lucedio per sfuggire alle persecuzioni paterne; si narra che la sua anima tormentata sollecitasse
in suo suffragio la preghiera dei monaci. Dal '600, fra i frati e le monache dei due edifici religiosi si susseguirono epidosi
di culti satanici seguiti da sabba orgiastici e sacrifici umani. Nel '700 addirittura una bolla pontificia chiuse per sempre
al pubblico questi luoghi di culto. Ma non fermò i rituali notturni, di cui si possono scorgere i segni e la frequentazione
nel cimitero abbandonato e fra i pioppi della selva.
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L'entrata principale dell'abbazia
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Il cortile interno con la chiesa di Santa Maria
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Report della giornata
Hanno partecipato alla ricognizione: Fabrizio, Tiziano, Luana, Vera, Maria, Massimo, Francesco, Stefano.
Il sopralluogo ha avuto inizio verso le 11 circa, a causa di alcuni disguidi stradali nel raggiungere la località, ma occorre
premettere che metà dei partecipanti erano già sul posto prima di quell'ora.
Una volta che ci si è trovati tutti, abbiamo saputo che l'accesso interno all'abbazia era chiuso a causa di restauri.
Da notare inoltre che il cancello di ingresso al "Principato" era chiuso ed occorreva comunque suonare i campanelli
per avere qualche informazione. Il tutto poi è controllato da telecamere esterne di sorveglianza. Visto e considerato
dunque che non si poteva entrare, si è deciso di fare alcune perlustrazioni lungo il perimetro esterno del complesso.
Vista esterna dell'abbazia di Santa Maria
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Il campanile dell'abbazia
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Particolare esterno del complesso
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Il campanile della chiesa del Popolo
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Durante il sopralluogo al perimetro esterno sono state scattate alcune foto nei punti che permettevano le riprese, per la
maggior parte lungo le mura, dove c'erano finestre, botole, feritoie...



A parte qualche biscia morta e un grande numero di orbs, tutti di origine da pulviscolo, non è stato rilevato nulla di
anormale, e nulla di particolare che potesse attirare la nostra attenzione. Occorre dire anche che alcune stanze e sale,
come si nota in una delle foto riportate, sono state usate come ripostigli per merci varie.
Prima di abbandonare il Principato d Lucedio, abbiamo riprovato a suonare al campanello di ingresso per tentare di
vedere se si poteva comunque fare una visita interna. Ci ha risposto una signora che ci ha ragguagliato meglio sulle
condizioni per la visita.
Sostanzialmente occorreva pagare 5 euro a testa di "biglietto"; 50 euro per la guida eventualmente messa a disposizione;
bisognava altresì essere in un numero piu' grande di persone (15 almeno), e comunque NON si poteva visitare in alcun
modo l'abbazia in quanto era chiusa per restauri.
Appreso tutto questo, abbiamo deciso di lasciare Lucedio alla volta del cimitero di Darola, che comunque dista all'incirca 500 metri.
Parte 2: Il cimitero di Darola
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