Team HWH22 - Sezione Notizie

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SCELTI PER VOI

ARCHEOMISTERI
ARCHEOLOGIA
ASTRONOMIA
ARCHEOLOGIA
ET
STORIA
   I misteriosi abitanti della “città bruciata” che sapevano fare i “cartoni animati”
   Le Piramidi di Xian – Cina
   Saturno, oceano di acqua su Encelado
   Il ‘papiro della moglie di Gesù’ è autentico
   Il mondo alieno degli intraterrestri
   Gatti con ‘zaini incendiari’



01 ARCHEOMISTERI
I misteriosi abitanti della “città bruciata” che sapevano fare i “cartoni animati”


È uno dei siti archeologi più grandi e ricchi dell'Età del Bronzo del Medio Oriente. Shahr-i Sokhta, conosciuta come la “Città Bruciata”, è un insediamento antico di 5 mila anni collocato nella parte sudorientale dell'Iran, non lontano dai confini con Pakistan e Afghanistan. Tra i tanti reperti lasciati dai suoi misteriosi abitanti c'è anche il primo “cartone animato” della storia.

Per quasi millecinquecento anni, dal 3200 al 1800 a.C., la Città Bruciata, il cui nome originale è Shahr-i Sokhta, è stata la più grande e importante città della preistoria, i cui resti hanno attirato archeologi di tutto il mondo per quasi un secolo.

L’insediamento, posto nel sudest dell’Iran, non lontano dai confini con Pakistan e Afghanistan, si estendeva su una superficie di quasi 150 ettari.

Secondo i documenti, sono quattro le generazioni che hanno occupato la città e le sue rovine mostrano che una volta l’insediamento urbano era diviso in quartieri residenziali, aveva una zona industriale e un grande cimitero pieno di costruzioni commemorative.   »»»


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02 ARCHEOLOGIA
Le Piramidi di Xian – Cina


Nel 1945, alla fine della Secondo Guerra Mondiale, il pilota James Gaussman, mentre si dirigeva verso la base di Assam in India avvistò quella che oggi viene definita la “Piramide Bianca” e la fotografò. Oggi è considerata la più grande piramide al mondo.

Nel suo rapporto, Gaussman descriveva la piramide come fosse un oggetto avente la superficie di un metallo di colore molto chiaro, con la punta simile a gioielli (probabilmente cristallo), e sottolineò che, intorno ad essa non c’era assolutamente nulla. La foto di Gaussman e il suo rapporto, rimasero seppelliti per 40 anni negli archivi militari dell’epoca fino a quando, Bruce Cathie, ufologo Neozelandese nel 1983, la pubblicò nel suo libro “The Bridge to Infinity” cercando di dimostrare come, secondo il suo punto di vista, la terra fosse una colonia di conquistatori venuti dallo spazio.
Anche Brian Crowley pubblicò 40 anni dopo, la foto scattata da Gaussman nel suo libro “The face on Mars” (La faccia di Marte).

Ma la vera storia delle piramidi cinesi ha però inizio nel 1947 quando il Colonnello Maurice Sheehan, le fotografò mentre con un DC3 sorvolava la Cina e nel marzo dello stesso anno la sua descrizione fu pubblicata sul New York Times (28 marzo 1947). Ma il governo Cinese smentì categoricamente la scoperta di Sheehan.
Piramidixiancina1.2Poco tempo dopo apparve sulla rivista Scienze News-Letter (diventato poi Scienze News), un articolo che parlava proprio delle piramidi di quella zona della Cina, definendole come dei tumuli fatti di argilla e di fango (The Scienze News-Letter, Vol. 51, N° 15 – 12 Aprile 1947 pag. 232 e 233).

Ma Pechino ha sempre smentito l’esistenza di piramidi sul suo territorio.   »»»


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03 ASTRONOMIA
Saturno, oceano di acqua su Encelado


“Quelle ottenute da Cassini sono misure credibili e dimostrano che gli strumenti della sonda funzionano ottimamente, così come le stazioni che ricevono i dati a Terra”, ha detto il coordinatore scientifico dell’Asi, Enrico Flamini. Entusiasta anche il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Giovanni Bignami. “È una notizia molto importante, che denota l’eccellenza della ricerca italiana in astrofisica”

Sono entusiaste le prime reazioni del mondo scientifico alla scoperta che sotto la superficie ghiacciata della più piccola luna di Saturno, Encelado, c’è un oceano di acqua liquida che potrebbe essere ospitale per la vita. Pubblicata su Science e coordinata dall’Italia, con Luciano Iess dell’università Sapienza di Roma, la ricerca è stata possibile grazie alla missione Cassini, di Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi).

“Quelle ottenute da Cassini sono misure credibili e dimostrano che gli strumenti della sonda funzionano ottimamente, così come le stazioni che ricevono i dati a Terra”, ha detto il coordinatore scientifico dell’Asi, Enrico Flamini. “Lo strumento di radio-scienza che ha permesso le misure e l’antenna ad alto guadagno sono l’importante contributo dell’Asi a questa missione straordinaria”, ha aggiunto. “Non sono invece ancora del tutto chiare – ha rilevato – le indicazioni sull’esistenza di un letto roccioso sotto l’oceano: potrebbe trattarsi di ghiaccio con silicati”. Tuttavia “è chiaro che se ci sono acqua liquida e silicati potrebbero esserci condizioni favorevoli alla vita”.   »»»


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04 ARCHEOLOGIA
Il ‘papiro della moglie di Gesù’ è autentico


Lo dice la studiosa di Harvard che sta analizzando il reperto dal tre anni

di Valentina Spotti

Come in un romanzo di Dan Brown si torna a parlare dell’ormai famoso «papiro della moglie di Gesù» un antico papiro che un collezionista tedesco avrebbe inviato nel 2011 a una professoressa di Harvard, Karen L. King, chiedendole di tradurne una parte in cui si leggerebbe la frase «Gesù disse, ‘Mia moglie’», una frase che riaprirebbe il dibattito sul celibato di Cristo. Un anno e mezzo fa gli esperti, annunciando al mondo l’esistenza dell’antico papiro, avevano affermato che il reperto non sarebbe stato da considerarsi una prova attendibile, mentre il Vaticano aveva liquidato la faccenda parlando di un falso. Ma oggi arriva un nuovo studio che potrebbe completamente ribaltare lo scenario.

IL PAPIRO NON È UN FALSO - Un articolo pubblicato oggi dalla Harvard Theological Review, firmato dalla stessa King, dimostrerebbe che quel papiro sarebbe un documento autentico e che farebbe parte di un dibattito dei primissimi seguaci di Gesù sul ruolo della donna, della famiglia e del valore del celibato nella vita spirituale. Sul papiro sono state condotte diverse analisi, tra cui un esame del carbonio che daterebbe il documento come risalente all’Ottavo secolo dopo Cristo. Il papiro sarebbe quindi di quattrocento anni più recente di quanto inizialmente pensato dalla King, che in un primo momento lo aveva datato intorno al 350 d.C.. Gli altri test effettuati hanno rilevato come l’inchiostro sia quello tipicamente utilizzato dagli egizi e che non è stato contraffatto né alterato nel corso dei secoli.   »»»


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05 ET
Il mondo alieno degli intraterrestri


Da secoli, nel folklore amerindo, vi è traccia di misteriosi indios dalla pelle bianca a custodia di perdute città sotterranee e di grotte inviolabili quanto inaccessibili. Tra verità e leggenda, ecco la cronaca documentale dei “figli degli dei”. La leggenda di certe misteriose gallerie fra Centro e Sudamerica, che ospiterebbero civiltà perdute, gira da oltre mezzo secolo anni sia negli ambienti esoterici che nei più paludati circoli archeologici, oltreché che fra gli esploratori; in tempi più recenti, con l’aumentato interesse per le storie di UFO e alieni, esse hanno avuto gli onori della ribalta grazie ad un libro del saggista svizzero Erich Von Daeniken, “Il seme dell’universo” (Ferro edizioni, 1972), in cui si raccontava la storia, completamente inventata, dell’esistenza di caverne scavate millenni or sono dagli alieni in Ecuador. Von Daeniken sosteneva di essere stato portato nelle grotte della Cueva de los Tajos dall’archeologo Juan Moricz, e di avervi trovato tesori, gioielli raffiguranti astronavi ed un tavolo e sette scranni in pietra, istoriati nella notte dei tempi. A seguito di queste rivelazioni, si mossero oltre duecento spedizioni archeologiche da tutto il mondo, ma si scoprirono solo delle grotte levigate da un fiume, senza traccia alcuna di E.T.

Facile dunque pensare che fosse quest’ultimo (che ha sempre negato il suo coinvolgimento con lo scrittore svizzero) ad inventare ed a spacciare ai vari turisti per caso improvvisati la storia (peraltro identica) dei sette scranni del mondo sotterraneo!   »»»


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06 STORIA
Gatti con ‘zaini incendiari’


Recentemente, una serie di manoscritti del XVI secolo ha sollevato un polverone su internet per delle immagini molto particolari: dei gatti equipaggiati con zaini in fiamme, mentre attaccano castelli e villaggi.

Ma le illustrazioni sono autentiche. Mostrano come gatti e uccelli potrebbero in teoria essere utilizzati per dare fuoco a una città assediata, spiega Mitch Fraas, studioso dell’Università della Pennsylvania la quale ha digitalizzato il manoscritto l’anno scorso. Fraas dice che i disegni provengono dai manuali di artiglieria e sono accompagnati da note che spiegano come usare gli animali come bombe incendiarie.

Fraas ha tradotto dall’originale in tedesco:
“Create una piccola sacca come una freccia di fuoco … se volete catturare una città o un castello, cercate di ottenere un gatto da quel posto. E legate la sacca alla schiena del gatto, dategli fuoco, lasciatela bruciare bene e in seguito lasciate andare il gatto, così che corra verso il castello o la città più vicina, e per paura penserà di nascondersi in un pagliaio o in un fienile, e lo incendierà”.

Fraas è scettico sul fatto che qualche esercito abbia mai dispiegato una tale tattica “decisamente macabra”: “Sembra veramente difficile pensare che possa aver mai funzionato”.

I testi erano abbastanza costosi da creare ed erano probabilmente posseduti da nobili o altri che studiavano le tattiche di battaglia e tenevano i loro libri in una libreria, al sicuro dal conflitto, spiega Fraas.   »»»


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