Team HWH22 - Sezione Notizie

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SCELTI PER VOI

ET
ARCHEOLOGIA
ARCHEOASTRONOMIA
CULTURA
PARANORMALE
ABDUCTIONS
   Tradate, caccia a messaggi alieni: osservatorio cerca raggi laser dallo spazio
   Azoria, la città ferma nel tempo
   Gli antichi "Dei" venuti dalle Pleiadi
   Che genere di vita conducono i morti?
   Streghe vampiro delle Canarie
   dossier abductions: JOHN EDWARD MACK



01 ET
Tradate, caccia a messaggi alieni: osservatorio cerca raggi laser dallo spazio


VARESE - L‘Osservatorio spaziale di Tradate, vicino Varese, ha aperto la “caccia” ai messaggi alieni. L’osservatorio vanta un sistema rivoluzionario per analizzare i raggi laser provenienti dallo spazio e determinare se siano il frutto di un tentativo di comunicazione da parte di eventuali civiltà extraterrestri.

Se ad oggi i radiotelescopi, come quelli del progetto Seti della Nasa, non hanno individuato messaggi dallo spazio, ora gli scienziati iniziano a cercare nuove tipologie di segnali. Claudio Maccone, responsabile del Progetto Seti per l’Italia, spiega a Luigi Bignami del Corriere della Sera:

“«Anche se ciò ci fa sentire molto soli è quasi certo che la situazione cambierà. Poiché, statisticamente, è certo che esistono altre civiltà nell’Universo ed è molto probabile che abbiano inviato messaggi, è necessario avvalersi di tutte le tecnologie esistenti per riceverli. Fino a oggi non abbiamo pensato al laser perché non avevamo la tecnologia adatta per ricevere gli impulsi. Ora esiste e quindi va utilizzata»”.

A dare la caccia ai messaggi alieni in Italia sarà l’Osservatorio di Tradate del progetto Foam13, come spiega il direttore del progetto Roberto Crippa:

“«Abbiamo messo a punto un sistema molto più semplice rispetto a quello americano, con risultati del tutto paragonabili ai loro. E grazie ai costi contenuti vorremmo che si venga a creare una rete italiana di osservatori che faccia capo a noi»”.

La difficoltà sta nel separare gli impulsi laser naturali da quelli che potrebbero essere emessi da un’altra civiltà intelligente, spiega Maccone:   »»»


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02 ARCHEOLOGIA
Azoria, la città ferma nel tempo


A Kavousi, sull'isola di Creta, sono ripresi gli scavi su una collina che domina la baia di Mirabello, quel mare che Omero definì "mare scuro come il vino". Gli archeologi di diverse Università americane, soprattutto da quella del North Carolina, stanno cercando un'antica città, le cui tracce si sono perse da tempo. Si tratta di Azoria, distrutta da un incendio 2500 anni fa.

Gli scavi, finora, non hanno ritrovato alcuna necropoli né scritte che possano restituire stralci di vita e di pensiero, per cui gli indizi per ricostruire la vita e le vicende di questa misteriosa città gli archeologi li devono ricercare nei resti degli edifici, negli oggetti personali ritrovati, negli attrezzi utilizzati dagli antichi abitanti e anche nei resti di cibo.



Azoria sorgeva a 1.187 metri sul livello del mare, con una vista mozzafiato sul Mare Egeo e sui Monti Sitia. Finora sono stati scavati una serie di case e di edifici civili. A dirigere gli scavi è Donald Haggis, Professore di archeologia presso l'Università del North Carolina-Chapel Hill, un greco-americano che parla correntemente il greco ed ha ancora legami familiari con l'isola di Creta. Haggis ha condotto le sue prime ricerche qui da studente, nel 1988. Allora rimase letteralmente affascinato dall'idea di trovare la misteriosa Azoria.

Sia Haggis che la sua collaboratrice, Margaret Mook, della Iowa State University, sono convinti che le ceramiche ritrovate finora parlino di un sito molto più antico di quanto si è sempre creduto. Azoria era un piccolo centro con una popolazione stimata tra i 2.000 ed i 5.000 individui, sorta all'indomani della scomparsa della civiltà minoica. Per secoli la montagna dove sorse Azoria aveva ospitato comunità umane, che diedero vita ad una città vera e propria nel 630 a.C.   »»»


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03 ARCHEOASTRONOMIA
Gli antichi "Dei" venuti dalle Pleiadi


I dipinti hanno ricevuto ogni sorta di interpretazione: dalla rappresentazione di essere umani stilizzati, o anche gufi, fino ad arrivare ai Teorici degli Antichi Astronauti, secondo i quali i Wandjina sarebbero antichi viaggiatori non terrestri discesi sulla Terra nella notte dei tempi.


Nel 1938, il dottor Andreas Lommel, membro dell’Istituto Frobenius, ha convissuto per diversi mesi nella parte nordoccidentale dell’Australia, nella regione di Kimberly, con una tribù aborigena chiamata Unambal, una cultura che esiste da almeno 60 mila anni.

Durante questo periodo, Lommel ha annotato e fotografato la vita quotidiana di questi cacciatori-raccoglitori fermi all’età della pietra. Ma ciò che catturo maggiormente l’attenzione del ricercatore fu la scoperta di una grotta ritenuta sacra dagli aborigeni, nella quale erano rappresentati gli enigmatici ‘Wandjina’, pitture rupestri di esseri mitologici connessi con la creazione del mondo.

Kimberly è l’unico luogo al mondo dove sono rappresentati questi strani esseri. Secondo i ricercatori, si tratta di realizzazioni molto antiche, almeno quanto la cultura aborigena che li realizza. La tradizione degli Unambal vuole che i componenti della tribù ridipingano le immagini, al fine di garantire al continuità e non perderne il ricordo. Per questi uomini si tratta di qualcosa di molto importante.

I dipinti hanno ricevuto ogni sorta di interpretazione: dalla rappresentazione di essere umani stilizzati, o anche gufi, fino ad arrivare ai Teorici degli Antichi Astronauti, secondo i quali i Wandjina sarebbero antichi viaggiatori non terrestri discesi sulla Terra nella notte dei tempi. Sono in molti a credere che gli extraterrestri abbiano avuto un ruolo diretto nella creazione del mondo e le leggende degli aborigeni narrano di eventi davvero straordinari.   »»»


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04 CULTURA
Che genere di vita conducono i morti?


L’involucro di materia più densa, il corpo fisico, non viene “deposto” solo al momento di ciò che normalmente si definisce morte, ma anche ogni volta in cui ci si addormenta.di Charles W. Leadbeater www.fisicaquantistica.it

Si abbandona il proprio corpo fisico e si erra con il corpo spirituale, invisibili al mondo denso, ma chiaramente visibili a coloro che in quel momento si trovino (anch’essi) a far uso del loro corpo spirituale. Ogni corpo vede soltanto ciò che è al proprio livello. Per questo motivo gli occhi del corpo fisico vedono solo gli altri corpi fisici, mentre gli occhi del corpo spirituale vedono solo gli altri corpi spirituali. Quando poi si riprende il proprio cappotto, ovvero si ritorna nel corpo denso, o come si dice comunemente “ci si sveglia”, accade talvolta di riportare sotto forma di sogno qualche ricordo, in genere assai confuso e distorto, di ciò che si è visto mentre si era altrove nel corpo spirituale.

Il sonno potrebbe definirsi una specie di morte temporanea, con la sola differenza che nel sonno non ci si ritrae del tutto dal corpo denso, ed è quindi possibile farvi ritorno al momento del risveglio, mentre alla morte lo si abbandona definitivamente. Da tutto ciò consegue, che quando voi dormite vi trovate nelle stesse condizioni in cui sono passati i vostri cari defunti.   »»»


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05 PARANORMALE
Streghe vampiro delle Canarie


Non esiste nella visione cosmica degli antichi abitanti delle isole canarie alcuna creatura, concetto o divinità che possa riunire tutti gli elementi che solitamente si attribuiscono ai vampiri; anche se vari spiriti maligni erano presenti nel mondo degli antichi aborigeni nessuno sembra tenere una connessione con questa mitica creatura, di certo non con la figura vampirica sofisticata che tanto interessa in questi ultimi tempi.

Una volta conquistato l’arcipelago ed iniziato il processo di indottrinamento cominciano ad emergere le prime notizie su queste creature della notte anche se in un contesto delimitato e che in gran parte sembrerebbe importato della stregoneria…

Tutti gli autori che si sono seriamente approcciati alla storia della stregoneria nelle canarie sono concordi nell’affermare che l’unione delle credenze e delle pratiche stregonesche ha una origine straniera frutto delle apporti dei coloni che arrivarono nell’arcipelago dopo la conquista.

Principalmente,andalusi,castellani e portoghesi cui si unirono superstizioni moresche.

Questo miscuglio di popoli e tradizioni fa sì che sia impossibile identificare apporti della tradizione dei guanci.

È in seno a questo tipo di stregoneria ed anche nei documenti del “santo ufficio” che compare il fenomeno dei bambini cui viene succhiato il sangue. Bisogna dire inoltre che l’inquisizione nelle canarie fù più tollerante che in altri luoghi tanto che non si parlò di stregoneria sino all’ anno 1529.

Nonostante questo, il“santo ufficio” istruirà alcuni processi dove l’accusata, sempre donna, si era comportata come autentica vampira ponendo fine alla vita di alcuni sfortunati bambini, o almeno questo è ciò di cui gli accusatori e le sfortunate accusate riconoscevano sotto tortura. Se qualcuno ha ben presente i sistemi di interrogatorio messi in atto dai zelanti monaci domenicani e non solo, si può ben pensare di confessare qualsiasi cosa. Lo storico Francìsco Fajardo Spìnola riferisce di 40 casi di bambini morti per stregoneria tra il secolo XVI e XVIII. Casi reali o meno, fu un richiamo talmente forte che la credenza nella sua esistenza prese talmente piede che perdurò per secoli, generando timori e mettendo in atto rituali per evitare i suoi crimini sino al XX secolo inoltrato.   »»»


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06 ABDUCTIONS
Dossier abductions: JOHN EDWARD MACK


John Edward Mack (New York, 10 aprile 1929 - Londra, 27 settembre 2004) è stato uno psichiatra e saggista statunitense, professore della Harvard Medical School. Ha ricevuto il Premio Pulitzer e progressivamente è diventato una delle maggiori autorità sugli effetti spirituali e/o comportamentali su alcuni pazienti che sostengono di aver subito esperienze di rapimento alieno...

Nato a New York City, John Mack si laurea in medicina nella Harvard Medical School (Cum Laude, 1955) dopo aver eseguito studi superiori nell'Oberlin College (Phi Beta Kappa, 1951). Si specializzò nella Boston Psychoanalytic Society and Institute e ricevette un certificato che gli consentiva di praticare la psicoanalisi su adulti e minorenni. Il tema conduttore della sua vita di lavoro è stata l'esplorazione di come le personali percezioni del mondo possono alterare le proprie relazioni.

Mack affronta la questione della "visione del mondo" a livello individuale nelle sue prime esplorazioni cliniche dei sogni, degli incubi e del suicidio nell'adolescenza, e nel libro A Prince of Our Disorder, esegue uno studio biografico della vita dell'ufficiale britannico Thomas Edward Lawrence, lavoro per il quale nel 1977 riceve il Pulitzer Prize for Biography. Questo tema delle percezioni personali viene portato ad un estremo controverso negli anni novanta quando Mack inizia uno studio pluri-decennale su 200 donne e uomini che riferivano esperienze di abduction da parte di supposte creature aliene. Questo incontri sono stati riferiti almeno sin dagli anni cinquanta (la prima storia riferita da Antonio Villas Boas), che hanno ricevuto un'attenzione dal mondo accademico, ad esempio da specialisti come il Dr. R. Leo Sprinkle, tra i primi ad occuparsi di questi studi negli anni sessanta. John E. Mack, rimane comunque la più stimata autorità accademica che abbia studiato questa faccenda. All'inizio Mack sospettava che quelle persone soffrissero di qualche disturbo mentale, ma dopo un attento esame, si rese contro che nessuna patologia ovvia era presente nelle persone che intervistava, aumentando ulteriormente il suo interesse. Seguendo l'incoraggiamento del suo amico di vecchia data Thomas Kuhn, che prediceva che l'argomento poteva destare molte controversie, ma che si poteva portare avanti l'indagine se Mack si limitava a raccogliere i dati e ad ignorare le prevalenti interpretazioni materialistiche, dualiste e l'analisi basata sul distinguo "è questo oppure è quello" ("either/or" analysis), Mack cominciò ad organizzare studi e interviste. Molti tra i pazienti da lui intervistati riferirono che i loro incontri avevano cambiato il modo di rapportarsi al mondo, che includeva il sentirsi in un elevato sentimento di spiritualità e di preoccupazione ambientalista. Mack era piuttosto guardingo nelle sue investigazioni e interpretazioni del fenomeno delle abduction rispetto ai primi ricercatori che si occuparono della materia. Il professore di letteratura Terry Matheson scriveva che "Tutto sommato, Mack presenta il resoconto più ragionevole che si possa trovare al momento, almeno mentre questi racconti di abduction procedevano."   »»»


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