Team HWH22 - Sezione Notizie

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Anno 2015 Archivio storico

QUESTA SETTIMANA


ASTRONOMIA
ARCHEOMISTERI
MIB
PARANORMALE
MISTERI
ARCHEOLOGIA
   New Horizons alle porte di Plutone
   Le mura poligonali
   Ma i Men in Black esistono davvero?
   Squilli da un altro mondo
   L'idrogeno di Cheope
   La scoperta di uno strumento di pietra spinge indietro di 700.000 anni l'alba della cultura



01 ASTRONOMIA
New Horizons alle porte di Plutone, il fascino dell'incontro ravvicinato


Continua il viaggio della sonda NASA dedicata allo studio di Plutone e delle sue lune. Grande come un pianoforte, la sonda sta inviando immagini senza precedenti, in attesa dell'incontro con Plutone a metà luglio

C'E' UN personaggio misterioso che si aggira nel Sistema Solare. E' Plutone, il pianeta più distante di tutti, che orbita solitario a quasi cinque miliardi di chilometri dal Sole, nelle regioni più fredde e buie del Sistema Solare. Di questo corpo celeste sappiamo davvero poco, perché non è mai stato visitato da una sonda interplanetaria, e gli unici dati in nostro possesso provengono dai telescopi a terra o nello spazio. Ma il vero volto di Plutone ci verrà svelato presto, quando questo lontano mondo sarà visitato dalla sonda New Horizons della NASA. Lo storico incontro ravvicinato avverrà il 14 luglio, quando la sonda "sfiorerà" Plutone da una distanza di circa diecimila chilometri. In attesa di questo storico evento, senza precedenti nella storia, la New Horizons continua a inviare nuove immagini di Plutone e del suo corteo di lune, contribuendo a costruire un identikit sempre migliore di questo remoto inquilino del Sistema Solare.

Pianeta o non pianeta? Scoperto nel febbraio 1930 dall'astronomo americano Clyde W. Tombaugh, Plutone è sempre stato descritto sui libri di scuola come il nono pianeta del Sistema Solare, e il più distante dal Sole. Nel 2006 tuttavia, l'Unione Astronomica Internazionale ha declassato Plutone a "pianeta nano", in seguito a una formulazione più rigorosa della definizione di pianeta. Il "caso Plutone", che nel 2006 ha creato grande scalpore nella comunità astronomica, nasceva dalla scoperta di altri corpi celesti oltre l'orbita di Nettuno, molto simili in dimensioni e massa a Plutone. Dopo un'analisi più accurata, era chiaro che Plutone e simili appartenevano a una nuova famiglia di corpi celesti che non avevano caratteristiche tali da potersi definire pianeti veri e propri. In particolare, i nuovi arrivati non possiedono un campo gravitazionale abbastanza intenso da "spazzare" la loro orbita da corpi celesti simili, come fanno tutti i pianeti da Mercurio a Nettuno. Nonostante abbia perso il suo "status di pianeta", Plutone non ha però mai perso l'attenzione degli astronomi, che hanno addirittura progettato una sonda come New Horizons per andarlo a visitare.   »»»


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02 ARCHEOMISTERI
Le mura poligonali


Nella storia della nostra civiltà la cinta muraria di una città ha sempre significato il suo punto di protezione. Proprio per questo bisogno di essere riparati dall'esterno, nel corso dei millenni gli uomini hanno creato diverse tecniche di costruzione, in architettura identificate come “opus” (opus caementicium, opus incertum, ect.), che più rendevano solide le mura, più assicuravano lunga la vita della città e dei suoi abitanti.

La più grandiosa e imponente opera muraria della storia è detta “opera poligonale” (opus poligonalis) o mura ciclopiche, antica tecnica di costruzione presente in tutti in continenti ma in Italia diffusasi tra il VI ed il I secolo a.C. ed applicata anche in altre epoche storiche. Esempi di mura ciclopiche sono rintracciabili in numerosi siti del centro Italia tra cui l'Umbria, dove famose sono le mura di Amelia e Perugia e il Lazio cui si trovano le città di Alatri, Ferentino, San Felice al Circeo, Cori, Norma, Palestrina, Sezze e Segni.

Non mancano però neanche in Campania, Lucania, Puglia e Molise.

Questa antica tecnica consiste nella sovrapposizione di massi in pietra, spesso lavorati, di notevoli dimensioni senza l'ausilio della malta (posati a secco) e le porte che segnano questi sistemi difensivi presentano architravi costituiti da monoliti che giungono a pesare fino a 3 tonnellate.   »»»


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03 MIB
Ma i Men in Black esistono davvero? Qualcuno monitora l’attività aliena sul nostro pianeta?


Nell’immaginario collettivo, alimentato dalla spassosa trilogia cinematografica che vede protagonisti due ottimi attori di Hollywood, quali Will Smith e Tommy Lee Jones, i Men in Black sono dei misteriosi personaggi vestiti con abiti neri che si preoccupano di “ripulire” le prove di eventuali contatti alieni e di rivolgersi a coloro che hanno avuto qualche tipo di “incontro ravvicinato” con entità aliene, raccomandandogli di non raccontare a nessuno ciò che hanno visto.

L’origine dei Men in Black può essere fatta risalire ai primi anni ’50, quando un appassionato di UFO di nome Albert Bender fondò una piccola organizzazione, l’International Flying Saucer Bureau (Ufficio internazionale sui dischi volanti), avviando la pubblicazione di una rivista chiamata “Space Review”.

Nel 1953, Bender sostenne di essere stato visitato da “tre uomini che indossavano abiti scuri” che gli avevano intimato di interrompere immediatamente la pubblicazione di informazioni riservate sui dischi volanti.

Circa un decennio più tardi, Bender scrisse un libro di approfondimento sulla sua strana vicenda, ipotizzando che i suoi misteriosi visitatori fossero extraterrestri “mutaforma” preoccupati che l’umanità potesse venire a conoscenza della loro esistenza.

Secondo quanto scrive Bender, i Men in Black non erano soli, ma accompagnati da “tre belle donne vestite in uniformi bianche strette”.

Naturalmente, la storia e la persona di Bender si è scontrata con numerosi detrattori, che lo hanno descritto come un “artista dello spettacolo e del folklore, piuttosto che un giornalista di fatto”.   »»»


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04 PARANORMALE
Squilli da un altro mondo


Moltissimo tempo fa mi interessavo in maniera più assidua al Paranormale prima di estendere le mie ricerche anche all’ufologia e ai misteri di antiche civiltà, leggevo pressoché tutto del campo e spesso mi soffermavo ad analizzare quei fenomeni particolari e complessi che come tutte le tematiche studiate in questi campi trovavano ferree opposizioni o chi pensava solo a screditare tali dati, viste purtroppo le continue infiltrazioni di mistificazioni in cui ci si imbatteva.

Ciò nonostante ho sempre ritenuto che quel 10 percento di falso e mistificato lasciava campo a tanti casi inspiegabili sia dalla scienza che dai “bravi smascheratori” che rimanevano senza risposte a situazioni davvero incredibili. Una di queste tematiche è le chiamate dei defunti al telefono…un ramo del paranormale che sembrerebbe bizzarro ma che non lo è. Nel 1980 usci un libro “telefonate dall’aldilà” scritto da Scott Rogo e Raymond Bayless che dava voce alla casistica nata su questo fenomeno che si rivelò sconcertante!! A distanza di anni faccio un po’ fatica a rimettere insieme delle informazioni che qualche anno fa avevo più chiare…..ma gli ufo mi hanno rubato un po’ di tempo e memoria!! Forse i continui salti temporali mi hanno tolto qualcosa…..scherzi a parte…..cercherò di rimettere insieme quello che il fenomeno generò e genera anche oggi, rientrando in quella casistica di Transcomunicazione e psicofonia. Pioniera della psicofonia fu, prima ancora di Jurgenson , nel 1956 Bayless insieme a Art Von Stalay, pubblicarono i tre anni di risultati da loro ottenuti sul Journal of the American Society for Psychical Research, per l’appunto prima dell’uscita del libro di Jurgenson.

Lo stesso Bayless sottopose i suoi risultati tempo dopo a Scott Rogo giovane e brillante studioso delle tematiche parapsicologiche, e le trovò interessanti , difatti iniziarono una collaborazione di ricerca e studio in questo campo nuovo e per alcuni bizzarro.

I fenomeni di carattere fisico, elettromagnetico ed acustico, di cui artefice era l’impianto telefonico, vengono ricondotti ad una sorta di chiamata del defunto al vivente , parente o amico nel momento della sua morte o come da casistica anche mesi dopo la stessa, creando così una vera classificazione del fenomeno, da suddividere in due espressioni di chiamata: la prima, dove il vivente non sa assolutamente che la persona con cui sta parlando al telefono è deceduta; e il secondo caso, dove invece il vivente ha la consapevolezza che chi lo sta chiamando è morto, questa situazione pone lo stesso vivente in una condizione psicologica molto diversa, difatti si sono avuti nel caso in cui il vivente non sapeva che la persona con cui stava parlando era morta, un dialogo telefonico e una chiarezza dei messaggi anche sino a 30 minuti di fila, mentre nel caso in cui lo stato mentale del vivente era quello di essere cosciente della morte del chiamante i messaggi risultano essere frammentari e di breve durata.   »»»


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05 MISTERI
L'idrogeno di Cheope


Cosa c'entrano gli antichi Egizi con l'idrogeno e l'elettricità? Utilizzavano fuel cells per produrre elettricità? Bruciavano ossigeno e idrogeno per sciogliere metalli? Un avvincente e documentata tesi, frutto di anni di ricerca del Dott. Aldo Adanti, vi svelerà il segreto delle piramidi egizie. Aria infiammabile di palude

"...Io credo che l'acqua sarà un giorno usata come combustibile poichè l'idrogeno e l'ossigeno che la costitiuiscono, usati separatamente o insieme, forniranno un inesauribile sorgente di calore e luce......." Jules Verne: L'Isola Misteriosa

Credo che l’uomo, in passato, abbia già sviluppato la tecnologia necessaria a separare i due gas e la piramide di Cheope non è che un esempio di impianto di biotecnologia. - See more at: http://altragenesi.blogspot.it/2015/06/lidrogeno-di-cheope.html#sthash.gIy8UcHP.dpuf

Sono perfettamente consapevole che un’affermazione del genere rischia seriamente di compromettere la reputazione di qualsiasi persona razionale, ma sono disposto a correre questo rischio, anzi gradirei la collaborazione di chiunque voglia mettere in discussione le tesi che sto per esporre in modo da riuscire a togliermi questo sassolino che continua a torturarmi. Premetto che sono un Agronomo pentito dell'agricoltura tradizionale (si intende l’agricoltura degli ultimi 50 anni) che ha cercato di approfondire alcuni aspetti contradditori di una pratica agricola ormai al collasso. Durante le mie ricerche sul web mi sono imbattuto nella miriade di pagine dedicate alla piramide di Cheope (forse la prima meraviglia del mondo) e sono rimasto letteralmente sconvolto dalla sua mole e dalle varie teorie sulla costruzione e funzione.

"La piramide di Cheope è composta da 2.300.000 pietre che pesano in media 2,5 tonnellate l’una. Se è stata costruita da 15.000 schiavi nell’arco di venti anni, questo vuol dire che i blocchi sono stati tagliati al ritmo di tre al minuto…!" Sono stati usati dei materiali durissimi da lavorare come il granito e la diorite in modo talmente perfetto da ipotizzare l’uso di strumenti e tecniche eccezionali. Anche nell’oggetistica ritrovata ci sono gioielli in oro e pietre (vasi di diorite) lavorati con tecniche sconosciute. Ingegneri e artigiani si sono impegnati da tempo per spiegare le diverse tecniche costruttive senza riuscire a fornirci prove convincenti, ma forse il punto debole è proprio nella valutazione del tipo di energia impiegata, cioè l'energia muscolare di schiavi e animali. Allora di quale fonte energetica disponevano gli antichi egizi ? Gli egizi praticavano il culto del sole come fonte di energia e conoscevano sofisticate tecniche di coltivazione in grado di soddisfare il fabbisogno di energia alimentare. Secondo quanto riporta Erodoto la valle del nilo veniva sommersa dalle acqua del fiume dal mese di giugno fino al mese di settembre lasciando uno strato di limo dove gli egizi seminavano cereali a ciclo invernale raccolti prima della successiva inondazione. - See more at: http://altragenesi.blogspot.it/2015/06/lidrogeno-di-cheope.html#sthash.gIy8UcHP.dpuf   »»»


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06 ARCHEOLOGIA
La scoperta di uno strumento di pietra spinge indietro di 700.000 anni l'alba della cultura


Il ritrovamento capovolge l'idea che la capacità di creare utensili fosse unico per i nostri antenati ed è salutato come un "nuovo inizio della nota documentazione archeologica"

Gli strumenti di pietra più antichi, risalenti a molto prima della nascita degli esseri umani moderni, sono stati scoperti in Africa.

Le pietre rozzamente squadrate, datate a circa 3,3 milioni di anni fa, sono state accolte dagli scienziati come un "nuovo inizio della nota documentazione archeologica" e hanno spinto indietro gli albori della cultura di 700 mila anni.

La scoperta ribalta la visione tradizionale che la capacità di creare utensili in pietra sia stata unica per i nostri antenati, e che si trattava di una della manciata di caratteristiche che resero i primi uomini così speciali.
I nuovi reperti, rinvenuti nel bacino di Turkana nel Kenya, suggeriscono che una varietà di antiche scimmie stavano facendo progressi simili in parallelo in tutto il continente africano.

"Semplicemente riscrive il libro su un sacco di cose che pensavamo fossero vere", ha detto Chris Lepre, geologo presso il Lamont-Doherty Earth Observatory Lamont e la Rutgers University, che ha precisamente datato gli strumenti.

Il genere Homo, da cui gli esseri umani moderni discendono, è emerso solo circa 2,5 milioni di anni fa, quando le foreste hanno lasciato spazio agli ambienti delle praterie in Africa. Fino ad ora, è stato ampiamente ipotizzato che i cambiamenti ambientali in questo periodo hanno innescato la transizione verso un stile di vita da bipedi cacciatori-raccoglitori.   »»»


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