Archivio News Novembre 2003 [30d]
Le caldissime stelle di EUVE
4 febbraio 2002

Doveva scrutare per tre anni il cielo in luce ultravioletta, invece ha lavorato bene per otto anni. Da due non funzionava più ma continuava a girare intorno alla Terra. E giovedì scorso ha concluso la sua avventura precipitando nel deserto dell’Egitto centrale. E’ il satellite EUVE (foto), scopritore di molte stelle ad altissima temperatura. Merita un epitaffio. L’idea di lanciare un satellite per l’osservazione dell’universo in tutta la banda della radiazione ultravioletta, fino al confine con i Raggi X, risale all’inizio degli Anni 80. All’epoca era ancora in piena attività IUE, International Ultraviolet Explorer, il satellite scientifico più longevo nella storia dell’astronautica: vent’anni di osservazioni contro i due-tre anni programmati. Gli astrofisici però sentivano già l’esigenza di un osservatorio orbitale ultravioletto più potente e con una maggior estensione spettrale. Nacque così EUVE, Extreme Ultra Violet Explorer. I suoi quattro telescopi da 40 centimetri di apertura erano del tipo ad “incidenza radente” ideato da Bruno Rossi e Riccardo Giacconi per le osservazioni in raggi X: una serie di imbuti uno dentro l’altro per focalizzare i fotoni UV. Gli specchi dei telescopi normali, infatti, più che riflettere l’ultravioletto, lo assorbono. Si ottenne così uno strumento sensibile da 70 a 760 Angstrom con una risoluzione angolare di 5 primi, cioè un sesto del diametro apparente della Luna. EUVE fu lanciato il 7 giugno 1992 da Cape Canaveral con un razzo Delta II. Gli strumenti di bordo rispondevano principalmente all’Università della California a Berkeley. Tra gli oggetti di studio, le «nane bianche», il mezzo interstellare, la radiazione ultravioletta di fondo e i fenomeni ad alta temperatura (parecchi milioni di gradi) intorno a stelle, pulsar e buchi neri. Gli oggetti celesti sui quali EUVE ha fornito alcuni dei risultati più interessanti sono le stelle nane bianche. Cioè gli oggetti super-densi che costituiscono l’ultimo stadio evolutivo delle stelle simili al nostro Sole. Le stelle più massicce (da 1,4 masse solari in sù) diventano infatti pulsar (stelle di neutroni) o buchi neri: oggetti iperdensi con dimensioni che scendono al di sotto dei 20 chilometri. Le stelle con meno di 1,4 masse solari collassano in oggetti con un diametro di circa diecimila chilometri: l’ordine di grandezza della nostra Terra. Sono queste le dimensioni che acquisterà il Sole quando avrà esaurito il suo combustibile nucleare e avrà superato anche la breve fase di gigante rossa. Le stelle nane bianche hanno una superficie caldissima: oltre i centomila gradi, contro i seimila gradi che è la temperatura attuale del Sole e i 30 mila delle stelle azzurre, le più calde tra le stelle non collassate. Date le piccole dimensioni e la bassa luminosità in luce visibile, le nane bianche sono difficilmente osservabili al telescopio: se ne conoscono però alcune molto vicine a noi, come le compagne delle stelle Sirio e Procione. In luce ultravioletta, invece, le nane bianche emettono di più. Ma l’ultravioletto viene assorbito dall’atmosfera: ecco perché è necessario mettere il telescopio a bordo di un satellite. Tra gli oggetti più interessanti studiati da EUVE c’è HZ 43, una insolita nana bianca che si trova nella costellazione della Chioma di Berenice. EUVE pesava 3150 chilogrammi e non era progettato per un rientro teleguidato nell’atmosfera. La sua caduta poteva solo essere seguita con il radar. A 80 chilometri di quota il satellite si è disintegrato e gran parte dei suoi pezzi si sono vaporizzati per l’attrito contro gli strati più densi dell’atmosfera. Hanno resistito solo le parti in titanio, dal peso complessivo di 45 chilogrammi, che si sono disperse su una striscia di superficie terrestre lunga un migliaio di chilometri. Praticamente, nessun pericolo per la popolazione. Lieto fine per un satellite con molte benemerenze scientifiche.

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