Atterraggio UFO a Pellegra (CR)
Di Giuseppe Garofalo, Sebastiano Di Gennaro, Antonio Ursi e Simona Sibilla
Posizione di Pellegra (CR)
Bruciature viste dall'alto
Filtraggio con colore tipo negativo
Filtraggio massimo con disegno
Negativo con colore contrastante
DEVASTAZIONE CAMPO DI MAIS AL CASCINALE
zona " La Battaglia"
In una stradina alla periferia di Pellegra, nei pressi di un Cascinale molto grande, sorge un campo di mais, che sembra come tutti gli altri incontrati durante il tragitto lungo la strada, poiché dalla via d'accesso non presenta nessuna stranezza, ma da una osservazione più attenta, scavalcando con lo sguardo la prima fila ed oltre, si nota che mancano le piante, c'è il vuoto, sembra un prato di mais: i fusti in piedi lasciano il passo alla fila successiva piegata a terra a pochi cm di distanza, non sono spezzati, ma rovesciati morbidamente a terra, mentre lungo il perimetro della strada una schermaglia di piante sovrapposte fra di loro danno la sensazione di essere intrecciate.
Una volta inoltrati, appare allo sguardo uno scenario apocalittico: una spianata di granoturco tutto orientato nella stessa direzione, con dei ciuffi singolari che spuntano di tanto in tanto (non interessati al fenomeno formano delle piccole isole, distinte in tre gruppi principali). Preciso che le piante piegate non sono sradicate, ma fissate al terreno, escludendo qualche eccezione (spezzate forse dalla curiosità umana) si presentano prive di lesione, alcune sono adagiate e formano delle vie, dei corridoi di verde che come una scacchiera si distinguono fascia dopo fascia. Le foglie offrono un effetto particolare. Ad una più attenta osservazione mi pare inoltre di intravedere una forma piramidale, poiché le piante piegate man mano che conquistano terreno si congiungono in un punto che sembra l'apice di un triangolo.
E’ molto difficile capire se esiste un disegno; la disposizione del perimetro non è geometrica, e solo da una visuale aerea è possibile dissipare ogni dubbio; dal basso la sensazione è forte, la spianata di piante è impressionante. Le domande sorgono spontanee e non trovano risposte plausibili, la mente cerca di interpretare a grandi linee, e come in un rebus sorgono naturali le ipotesi.
L'attenzione è concentrata nel cercare degli indizi: le foglie sembrano delle onde, si toccano fra di loro ma all'interno mi sembra di vedere delle stradine create dal chiaroscuro del fogliame, che a secondo della luce e del lato più o meno lucido che espongono, creano dei riflessi al sole, che in questo periodo è insopportabile.
La zona è stata ultimamente interessata a raffiche di vento e ad acquazzoni che ha portato una pioggia copiosa durante la notte. La devastazione che ha interessato questo terreno è datata a ieri notte 28 luglio, quindi è recente, nulla a vedere con il nubifragio di mercoledì scorso.
Qualsiasi ipotesi è plausibile, a mio parere una tromba d'aria avrebbe sradicato i fusti di mais, procurando delle lesioni. Il vento non è in grado di piegare in questo modo le piante né di scegliere intelligentemente quali investire e cosa a preferenza evitare. Lasciando così intatte delle file e abbattendo quelle successive, ha evitato di danneggiare le strutture abitate vicine, ad esempio nei pressi del passaggio a livello un caseggiato chilometrico che ospita all'interno una capanna adibita agli animali da cortile e che sta in piedi per miracolo, ma non è stato intaccato.
La versione dataci da uno dei proprietari del Cascinale, che ci ha fatto gradita compagnia per tutto il tempo, non convince. Secondo lui è l'azione combinata della pioggia, che ha ammorbidito il terreno, mentre il vento piegava le piante, ma alcuni fusti più resistenti sono rimasti ancorati al suolo in fila indiana; infine un particolare vortice ha accavallato le piante fra di loro, intrecciandole gradatamente e alcuni fusti, ma in misura esigua, sono stati posizionati in modo contrapposto formando una sfaccettatura a zigzag... che mistero!
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Geometria bruciata all’interno del granoturco
Castelleone
"Venite a vedere cosa è successo in un campo a Pellegra. Il Mais è tutto a terra e le piantine abbattute disegnano un specie di cerchio": con queste testuali parole inizia l'articolo pubblicato nel quotidiano locale "Il Cremonese" di domenica 27 Luglio. Per seri motivi di studio siamo andati a vedere di persona.
Ci siamo fermati al bar scambiando quattro chiacchiere con il giovane proprietario e con gli altri clienti abituali, mentre serpeggiava un clima misto a incredulità e stupore e di assoluto scetticismo. Una volta avute le indicazioni del luogo ci siamo avviati per compiere il sopralluogo.
Il campo interessato al fenomeno dista, in linea d'aria, circa duecento metri dal bar, si percorre una stradina accompagnata da un muro di cinta e, arrivati in fondo alla via, si apre un lotto di terreno ampio e pianeggiante; la vista si smarrisce nel contemplare la spianata verdeggiante. In fondo si nota un immenso appezzamento di terreno coltivato a granoturco.
Questo è il luogo, troviamo subito l'accesso, in un colpo d'occhio, così chiaramente come nell’osservare una macchia colore oro che come una porta si distingue nel vivo verde.
La zona è irrigata da un profondo e stretto canale, e necessario saltare e dopo due passi siamo dentro...
La desolazione si presenta ai nostri occhi, il terreno è fangoso (impermeabile), l'acqua ristagna, diversamente da suolo adiacente, le piante tutt'intorno sono piegate con una costante curvatura, si presentano secche e scure, come se fossero bruciate ed irradiate. Quelle a terra sono marce, disposte grossomodo a pettine, sempre in senso vagamente rotatorio; i cespugli d'erba sono la sola cosa viva all'interno, il mais riverso sul terreno è privo di pannocchie. Che misteriosa fine hanno fatto?
Le foglie sono accartocciate su se stesse, come se avessero subito un forte calore, il tessuto biologico è diventato scuro, al tatto è sottile e delicato, continua a scricchiolare nello sfregamento con le dita, sembra come papiro, essiccato al massimo.
La forma della composizione non è circolare, ma sembra del tipo ovale, meglio precisare che compie un semicerchio, che nel curvare sfuma verso la fine dando una forma più ellittica.
Gli arbusti del mais hanno tutti una esposizione a pancia che curva verso l'esterno, come infatti molto bene riferisce il quotidiano: "... in cui i fusti del granoturco sono schiacciati verso l'esterno. Come se qualcosa, dall'alto, li avesse pressati”.
Il più è capire cosa : La deduzione è ovvia, è l'unica spiegazione plausibile visto il contesto...
Certamente qualcosa di molto grande, che superava il diametro di 18 metri, e niente di conosciuto e di umano ha queste peculiarità.
Sono stati raccolti una quantità sufficiente di campioni che una volta sottoposti ad analisi chimica e strumentale, di certo, squarceranno, in parte, il velo del mistero e ci daranno dei dati e delle risposte scientifiche di credibile validità.
Il materiale raccolto oltre a presentare sintomi di bruciatura, essiccamento e disidratazione causata da carenza di liquidi, ha delle macchie da esposizione prolungata o intensa a un campo energetico. Solo le analisi possono dirci di quale specie sia, preciso che sono stati trovati degli insetti morti all'interno del fogliame, in mezzo alle pieghe, qualcosa/qualcuno ha improvvisamente colpito le piante non permettendo agli insetti di essere al sicuro.
La pioggia non ha deturpato minimamente questi particolari essenziali, proponiamo quindi una tesi differente da quella classica, un intervento anomalo, inspiegabile se non in maniera esobiologica.
NOTE: Presenza nella zona di altri fenomeni di devastazione nel mais, il primo a poche centinaia di metri in direzione di quello situato vicino al Cascinale, l’altro a Romanengo, a qualche km di distanza, ma che non è stato possibile individuare per la mancanza di conoscenza della zona e di precise indicazioni.
Giuseppe Garofalo
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Il fenomeno, alquanto singolare, e' situato in prossimità di un campo di mais, e lo si può notare solamente dal campo adiacente a questo,
attraverso un piccolo ingresso creato molto probabilmente dal passaggio di persone incuriosite in questi giorni.
STRUTTURA GEOMERTICA
E' chiaramente visibile una voragine di forma circoidale, di un diametro che varia dagli 8 ai 12 mt. circa;
COSTANTI FISICHE DEL FENOMENO
Particolare attenzione va alla pressione esercitata sulla piantagione, i cui "fusti" appaiono letteralmente appiattiti al suolo, e rivolti, nella loro posizione, verso la parte esterna al cerchio.
L’ aspetto e' assai differente dal classico fenomeno dei "crop circles", sia per la tecnica impiegata per la realizzazione, sia per la tipologia della piantagione, oltre a differenziarsi per il mancato delineamento che definisce la struttura geometrica del disegno, dove e' chiara la progressione verso l’alto dei fusti, proprio in prossimità della delineamento circolare: questi ultimi, oltre a presentare una forte alterazione biologica (come se soggetti ad essiccazione per causa di presenza di fonti di calore ad alta temperatura, radiazioni elettromagnetiche, ecc.,) mostrano una struttura ricurva, come se fosse un punto critico causato da un contrasto con una massa sferoidale o tondeggiante
Un aspetto che rende il caso assai interessante, e' lo stato di alterazione cellulare delle piante, che mostrano uno stato di "essiccazione" , stato facilmente individuabile per il colore privo di clorofilla. Questo aspetto, e' già stato riscontrato in altri casi di fenomeni analoghi, e molto probabilmente , in attesa di analisi di laboratorio di campioni prelevati in sito, siamo davanti ad un caso abbastanza eclatante collegato ad attività UFO. Anche la morfologia del terreno, di origine alluvionale, mostra un particolare riscontrabile solo sulla parte interessata: il terreno e' impermeabile e non favorisce l'assorbimento delle acque piovane dei giorni scorsi, un dato che rende il caso ancora più anomalo. In tutta la superficie e' presente uno strato di fango, che va inoltre a coprire buona parte della piantagione centrale, evidenziando tre punti critici, formando nelle loro rispettive coordinate, un triangolo isoscele.
LE CONCLUSIONI
In attesa dei risultati delle analisi su campioni dei vegetali e del terreno interessato, considero questo caso molto particolare, interessante per alcuni aspetti che rientrano nelle casistiche inerenti ad atterraggi di presunti velivoli extraterrestri. Se le analisi risultassero positive ai test, confermerebbero l' autenticità' di tale evento, anche se siamo davanti ad un fenomeno sicuramente impossibile da riprodurre artificialmente .
Sibilla Simona & Antonio Ursi
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PELLEGRA: manifestazione ufologica nel cielo notturno
Ieri sera, 2/3 agosto, ci siamo recati a Pellegra, nel campo adiacente alla zona che è stata teatro dell'anomalo fenomeno che ha investito il mais, (provocando una voragine bruciata nel granoturco), questo dietro segnalazione di alcune persone del posto, che asserivano di una strana luce sostante nel cielo per parecchio tempo e già da diversi giorni. Abbiamo portato diverse apparecchiature: bussola, telescopio, binocoli, monocolo, macchine fotografiche e videocamera il tutto muniti di piedistallo. Una volta sul posto (h.23.30), la volta celeste si presentava limpida con una visibilità stellare ottima...
E’ apparso nel cielo un oggetto luminoso come un astro, con caratteristiche diverse da qualsiasi cosa spiegabile. La sua velocità era notevole, tenendo conto che in pochi secondi ha percorso tutta la volta celeste, con delle graduali accelerazioni e un andamento a tratti irregolare. Neanche il tempo di perderlo dalla visuale che n’è comparso un altro con le stesse caratteristiche e subito dopo un altro ancora, un continuo via vai di oggetti... (durata complessiva di circa 20 minuti, tenendo conto dei periodi morti).
In particolare: una sfera l'ho vista virare di colpo e compiere un ipersalto e ricomparire più in là, poi due si sono incrociate, altre due solcavano in parallelo... un'altra, mentre ero con te (Sebastiano Di Gennaro) al telefono, ha accelerato all'improvviso lasciando una scia luminosa; un oggetto andava a zigzag mentre quello successivo di tanto in tanto decelerava, si fermava un istante e quindi ripartiva (per un totale complessivo di 8/9 OVNI). Insomma un flap con i fiocchi! A causa del buio e della celerità del fenomeno non è stato possibile seguire, inquadrare e filmare l'evento, dovendo usare tra le altre cose l'infrarosso, e come punto di riferimento le stelle, ma appena zoomavo sfumava di qualità, l'immagine sgranava, mentre il movimento stesso la faceva vibrare troppo, distorcendo e disorientandomi ... un vero disastro!
La fonte luminosa che sicuramente hanno visto le persone del posto è il pianeta Marte, erroneamente scambiato per un "altra cosa". Morale della favola: siamo andati per una cosa ipotetica, mentre lo scenario che si è presentato davanti è stato molto più realistico ed avvincente.
Questo è il rapporto redatto
Testimoni oculari: il sottoscritto insieme a Simona e Antonio!
Giuseppe Garofalo
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L'ULTIMO ATTO DOVUTO
Il giorno 7 agosto è stato compiuto il terzo sopralluogo nella zona di Pellegra. E' stato necessario per :
a) Raccogliere altri elementi e testimonianze.
b) Valutare lo stato delle piante e come hanno reagito.
C) Avere una panoramica più chiara della situazione, entrando in più stretta familiarità con in luogo e le persone del posto.
Devastazione nel campo di Mais adiacente al cascinale nella zona "La Battaglia"
Ho percorso tutto il campo interessato, esaminando e filmando attentamente , ho riscontrato, come in precedenza, che per la maggiore, le piante seguono un identico orientamento, escluso alcune che in prossimità di un cespuglio curvano intrecciandosi, l'estensione è davvero notevole, impressionante, delimitato da una muraglia più o meno spessa di granoturco ancora integro, precisando che in certi punti, il taglio tra le piante adagiate e quelle intatte, è netto, mentre in altri punti...
Le piante di mais a cespuglio non sembrano disposte casualmente. Osservando con più attenzione, ho notato una maggiore concentrazione nella zona centrale che da verso il cascinale, mentre le altre sono isolate ma in linea fra di loro, con delle misure differenti, il tutto solcato da delle rientranze. Pochissimi , se non rari, sono i fusti spezzati... anche le foglie accompagnate dalle pannocchie hanno la tendenza a formare delle tracce omogenee, e come avevo evidenziato in precedenza, l'impressione più lampante è quella che non sono disposte casualmente: la parte più lucida concede il passo a quella più scura, e nell’osservazione diretta complessiva sembra di vedere una continuazione delle linee che si incontrano e danno il passo alle altre, tutte sistematicamente nella stessa direzione. Le piante saldamente radicate a terra non sono state trovate disidratate, continuano la loro crescita naturale malgrado siano così riverse sul suolo: è un verde vivo, in buona forma a differenza di tante altre che accusano la siccità, con molto probabilità nel sottosuolo è presente una falda acquifera.
Nel dialogare con le persone che vivono nel cascinale è venuto fuori un elemento decisivo che può far luce finalmente su questa vicenda: è stato asserito che la sera del 24 luglio è discesa rapidamente una nebbia accompagnata da un sibilo (forse il vento??) che ha investito la zona delimitata, in una decina di minuti si è risollevata, e soltanto allora è stato notata l'anomala formazione –devastazione. Secondo l'opinione comune della gente del circondario, a compiere il danno è stato il vento, che ovviamente, secondo il mio parere non può circoscrivere così perfettamente una zona con delle piante a radici forti, per poi non intaccare l'orticello del cascinale con delle canne appena conficcate a terra, piantine di pomodorino, che si trova a pochi metri più in là.
Credo che adesso manca solo da capire se esiste un eventuale disegno geometrico dall'alto, o è stato soltanto un fenomeno dimostrativo, dato che racchiude dei misteri da rompicapo.
PELLEGRA: "campo con evidenti segni di bruciatura"
La prima volta che ci siamo recati all'interno del campo bruciato non è stato possibile compiere un adeguato sopralluogo, per la presenza di acqua mista a fanghiglia che lo rendeva impraticabile insieme alle zanzare che lo infestavano, rese aggressive dal caldo torrido. Questa volta invece il terreno era secco, con le classiche spaccature, e all'interno sono emersi molti altri particolari:
A) una porzione considerevole di piante è totalmente sradicata e direzionata verso l'esterno.
B) Manca una parte di granoturco, che si manifesta completamente assente.
C) Alcune piante sono tagliate di netto appena sopra la radice, resta fuori una parte esigua di fusto.
D) la vegetazione di granoturco disposta a muro, è sana nella sua struttura primaria, ma è secca e disidratata al massimo, con segni di bruciatura, mentre la radice resta sollevata da terra, come se fosse stata risucchiata verso l'alto.
E) Le piante sono curvate con una esposizione a pancia verso l'esterno, una modifica strutturate, senza segni di frattura o lesione del fusto.
F) Le pannocchie nel perimetro dell'esagono non esistono, mentre nel granoturco circostante hanno rallentato la maturazione.
G) I pochi fusti della zona più vuota sono senza foglie, si presentano schiacciati per terra, tanto da seguire i solchi del terreno con frantumazione, indizi di compressione dovute ad un peso notevole.
Grazie alla collaborazione di due fratelli del posto, appassionati di volo, è stato possibile entrare in possesso di foto aeree scattate con il deltaplano... Erroneamente a quanto si pensava all'inizio, la forma non è circolare o ellittica, ma bensì più complessa: esagonale.
Il disegno esagonale, che compone struttura interessata, è evidente sommando la zona totalmente spoglia con quella investita dalle bruciature, grazie ai lati netti e rettilinei formati dalle piante secche disposte a parete, resistenti ai nubifragi che hanno investito la zona. Tengo a precisare che è stato dedotto dal contesto generale che il fenomeno (l'impronta geometrica) non è di fattura recente, ma bensì anteriore, anche di diverse settimane fino al massimo di un mese.
Da una analisi più attenta delle foto aeree spiccano all'interno dell'esagono stesso, altre forme geometriche che interessano le piante rimaste integre ma poste a rotazione verso i bordi, nella loro ombreggiatura e orientamento disegnano delle strutture simmetriche e coordinate fra di loro, mentre i punti cardinali sono disposti secondo:
A) verso il Nord-Sud nei due lati retti opposti del poligono, distanti 15 metri.
B) verso Est-Ovest. nei due angoli più acuti che si oppongono con una distanza di oltre 18,5 metri... i lati misurano 9 metri circa.
CONCLUSIONE:
Tutto questo rientra nella casistita ufologica, come probabile interazione di velivoli guidati da intelligenze sconosciute, interessate alla campionatura del suolo e della vegetazione, che con l'ausilio di tecnologia avanzatissima-non convenzionale, praticano un intervento diretto, con modifiche di aspetto fisico, chimico e biologico, palese a livello scientifico grazie all'apporto delle moderne apparecchiature.
Pellegra non ha avuto la grazia di un riscontro effettivo, sicuramente imputabile alla dispersione e distruzione di prove strumentalmente utili e dimostrabili, dovute alle cattive condizioni atmosferiche e soprattutto alla scoperta molto posteriore dall'effettivo periodo di creazione.
Si ringrazia per la preziosa collaborazione Gino Bianchi il pilota del Cessna (famoso per il crop circle di Melara) che si è reso disponibile a sorvolare la zona per documentarla fotograficamente dall'alto, l'indispensabile collaborazione e presenza degli amici appassionati Simona Sibilla e Antonio Ursi.
Giuseppe Garofalo
Analisi eseguite sui campioni prelevati nel campo di mais di Pellegra
Ritengo di dover fare una precisazione relativa ai campioni prelevati ad inizio di agosto ’03 nel campo di Pellegra (CR). Ho preso in considerazione soltanto le foglie delle pannocchie e gli steli e i campioni di terreno, eseguendo le analisi, quelle che mi sembravano più opportune, poiché, trattandosi di una materia di Chimica Agraria, non tutti gli strumenti necessari mi erano a disposizione. Inoltre, poiché è lecito supporre che il fenomeno sia accaduto qualche mese prima e i campioni sono stati prelevati dopo un certo tempo, questi
ultimi hanno subito delle modificazioni fisiche che hanno escluso determinate metodologie di misura.
A) Le foglie della campionatura sono state sottoposte dapprima al microscopio binoculare. Sulla loro superficie ho notato numerosi strati di muffa che gli esperti certamente conoscono per nome, ma su altre foglie si è ripetuta (vedi crop circle di Melara) la formazione di una microstruttra cristallina di carbonio (probabilmente allo stato di grafite). Essa è apparsa untuosa sia alla visione che al tatto. La clorofilla è totalmente assente ed in sua vece figurano delle picchiettature giallo pallide a forma di punti. All’interno degli steli a volte si riscontrano insetti morti completamente disidratati. Il tutto viene confermato dal microscopio ottico a fortissimo ingrandimento (con l’inserimento di una lente di Barlow) realizzato dal naturalista, collaboratore dell’USAC, Angelo Fiacchi di Tamara.
Come si evince dalla soddisfacente trattazione del caso da parte del nostro socio Giuseppe Garofalo e dalle eloquenti immagini riportate a diversi filtraggi, il perimetro esagonale, completamente giallo ed inaridito, della traccia sul terreno risente di una elevata fonte di calore esterna.
B) Il campione di terreno appare di color grigio plumbeo ed untuoso, pregno d’acqua ma piuttosto coerente. Anticipiamo che il terreno è limo-argilloso e di natura organica per le sostanze azotate contenute e, quindi, adatto a colture vegetali, quali il mais.
Con il microscopio ottico e con un’analisi “semimicro” sono stati riscontrati in esso dei granuli di quarzo, miche ed altri minerali argillosi con una esigua quantità di carbonato di calcio. Le argille sono sedimenti plastici o semiplastici, capaci di riassorbire l’acqua perduta. Nel nostro caso le argille contenute nel terreno sono grasse, perché povere di scheletro sabbioso, untuose al tatto e molto plastiche. Ora l’indice di plasticità è legato al valore della coesione dei granuli e dell’attrito interno della terra poiché, con l’aumentare della plasticità aumenta la coesione e diminuisce l’attrito interno. Per comprendere meglio quello che è accaduto nel terreno di Pellegra bisogna considerare la sua “capillarità” e “permeabilità”.
1) La capillarità è un fenomeno che si manifesta nei terreni a granulometria fine, per cui l’acqua in essi contenuta risale nei pori a causa della tensione superficiale fra particelle solide ed acqua. Tale tensione, detta “tensione di capillarità, dipende dalle dimensioni dei pori e dal contenuto in acqua del terreno. Essa si annulla quando la terra viene immersa completamente in acqua, mentre assume elevati valori quando la terra è essiccata: in quest’ultimo caso può provocare ampie screpolature nella massa terrosa.
2) La permeabilità di un terreno è la facoltà di quest’ultimo a lasciarsi attraversare dall’acqua, definita dal coefficiente di permeabilità che esprime numericamente la quantità d’acqua che, ad una data temperatura e sotto un carico unitario, passa nell’unità di tempo attraverso un prisma di terra di sezione e altezza normalizzate. Il coefficiente di permeabilità varia con il mutare delle caratteristiche fisiche del terreno. Per il terreno argilloso e per il limo varia da 10 elevato a -3 a 10 elevato a -5 cm/sec.
Sfruttando alla meglio l’apparecchio di Beskow per misure di capillarità, ho essiccato completamente parte del campione di terreno di Pellegra, l’ho depositato nel Beskow mantenendolo intatto senza sbriciolarlo. Al di là delle modificazioni fisiche che il campione di terreno possa aver subito ho riscontrato valori bassissimi di capillarità.
Così pure il coefficiente di permeabilità è risultato più basso di quello previsto per un terreno argilloso. Ciò dimostra che il campione prelevato a Pellegra ha subito un’elevatissima pressione dall’alto, la quale ha prodotto un’estrema coerenza e compattezza della terra. Se fosse stato possibile eseguire misure con il penetrometro si sarebbe avuto anche il peso del corpo intrusore nel campo devastato del mais. La compattezza del terreno, da cui i valori bassissimi della capillarità e della permeabilità, ha provocato un ristagno dell’acqua piovana, al di là del coefficiente di saturazione che avrebbe interessato la zona superficiale del terreno.
Considerando la forma pseudoesagonale della devastazione nel campo di Pellegra ed i risultati avuti dalle analisi è lecito supporre senza alcun dubbio l’atterraggio di un velivolo dalla considerevole massa. La spianata, priva quasi del tutto di pannocchie, di cariossidi e di steli, fa supporre che le intere piante di mais siano state asportate con tutte le radici verso l’alto. Il perimetro della suddetta spianata pseudo esagonale, giallo ed inaridito, ha risentito dell’azione di una fonte di calore estremamente potente (microonde?).
Tenendo conto di eventuali errori analitici e di alterazioni fisiche della campionatura, i risultati possono considerarsi indicativi.
Prof. Sebastiano Di Gennaro
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