Archivio News Novembre 2004 [03a]
Tutankhamon rimane un mistero, negato il test del Dna

Per ragioni di sicurezza il gli scienziati potranno solamente fotografare la mummia

IL CAIRO, 18 FEBBRAIO 2001 - Tutankhamon, la sua mummia, la sua storia, e la sua paternità in particolare, continuano a rimanere un mistero per appassionati di Egitto e di archeologia, anche se si tratta di studiosi giapponesi e di ricerche scientifiche sul Dna: «per motivi di sicurezza» le autorità egiziane hanno opposto un secco 'no' alla sofisticata indagine. La notizia è stata resa nota oggi dal segretario generale del Consiglio Superiore delle Antichità, Gaballah Ali Gaballah, secondo il quale, sempre «per ragioni di sicurezza» sarà possibile fare solo una foto o una radiografia della mummia.
Molto delusi gli studiosi dell'università giapponese di Wassida, ed il loro capo-equipe Yoshimura, che avevano presentato la richiesta per il delicato esame quattro mesi fa. Scopo dell'analisi era accertare se Tutankhamon fosse il figlio o il fratello del faraone Akhenaton (altrimenti conosciuto come Amenofi quarto o, per gli egiziani, Amenhotep quarto).
Il dubbio, infatti, lascia ancora molte perplessità sull'illustre personaggio che morì giovanissimo (a soli 19 anni), ma la cui tomba, scoperta nel 1922, rese celebri gli archeologi inglesi Carnarvon e Carter per l'incredibile ricchezza del tesoro funerario, oggi esposto al museo del Cairo.
Singolare coincidenza è che la richiesta fu presentata dai giapponesi poco dopo la pubblicazione a Londra di un saggio dell'archeologo egiziano Ahmed Osman, secondo il quale Tutankhamon e Gesù Cristo sarebbero stati la stessa persona. «Io avrei negato subito l'autorizzazione a quell'indagine», ha detto un accreditato egittologo del Cairo, già responsabile delle antichità e che preferisce non essere citato. «Prima di tutto la mummia è in stato di progressivo deterioramento ed è impossibile manipolarla. Inoltre - si chiede - chi potrebbe credere a una fandonia come quella sull'identità tra Tutankhamon e Gesù? Forse che dobbiamo dare credito ancora una volta a chi vuole rimettere in discussione tutta la civiltà egiziana, ipotizzando che i faraoni egizi fossero nient'altro che profeti ebraici?».
L'ultimo interrogativo chiarisce forse i 'motivi di sicurezza' che hanno bloccato l'analisi, sopratutto in un momento di forti tensioni politiche in Medio Oriente.

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