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La Pietra di Shabaka

L’iscrizione di Shabaka o Pietra di Shabaka 1 riveste grande importanza soprattutto nell’ambito
della storia del pensiero filosofico 2. In detto reperto vengono infatti esposti i principi della
cosmogonia menfita incentrata sul concetto del nous e logos, principi che, come acutamente
osservò il Breasted, rappresentano uno dei pilastri, delle fondamenta su cui poggia la speculazione
filosofica dei grandi pensatori greci3. Questo reperto consiste in una stele di granito nero di forma
rettangolare, leggermente smussata agli spigoli, di mt. 1,37 x 0,92, ove sono riportate delle
iscrizioni in corsivo geroglifico molto rovinate 4, in un’area ristretta al centro del reperto di cm.
132 x 69. La stele, realizzata intorno al 710 a.C. per ordine del II sovrano della XXV Dinastia, il
Faraone Shabaka 716-695 a.C. ca. 5, contiene la copia di un testo antico 6, il cui incipit risale a
periodi di molto anteriori (2780 – 2260 a.C.)7. In epoca post-faraonica essa fu utilizzata dai
contadini come pietra per mulino 8. Rinvenuta a fine del XVIII sec. AD, ne entrò in possesso
George John Spencer, II Earl (Conte) di Spencer (1758-1834) 9 , nel 1800 Primo Lord
dell’Ammiragliato britannico, noto mecenate e cultore di letteratura dell’epoca, il quale ne fece poi
dono al British Museum di Londra nel 1805 10. Da allora il reperto è rimasto colà, catalogato con il
n. 498. La prima pubblicazione dell’iscrizione fu fatta da S. Sharpe nel 1837 11, ma per un secolo
circa questo reperto non destò particolare interesse negli studiosi, restando così in una specie di
dimenticatoio. Colui che per primo ne studiò il contenuto dell’iscrizione in maniera approfondita,
facendone emergere l’estrema importanza, fu l’egittologo americano James Henry Breasted solo a
fine 800 in una ricerca dal titolo “The Philosophy of a Memphite Priest”...
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