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I mostri dei laghi scozzesi e irlandesi sono creature materiali o apparizioni?

di Francesco Lamendola - 28/11/2010
Forse non molti sanno che il lago Loch Ness, in Scozia, non è il solo ad ospitare la leggenda, e forse non solo la leggenda, di un misterioso abitatore delle sue scure e fredde acque, la cui presenza è stata segnalata fin dai secoli remoti dell’alto Medioevo (ed esorcizzato da San Colomba nell’anno 565; il mostro veniva chiamato Nisaeg e assaliva gli esseri umani).
Senza contare i laghi canadesi e siberiani, nei quali sono state avvistare e riconosciute delle creature rettiliformi altrettanto smisurate ed inquietanti, nella stessa Europa esistono parecchi altri specchi d’acqua dolce che ospiterebbero, secondo antiche tradizioni, ma anche in base a testimonianze recenti e recentissime, dei mostri simili a draghi o piuttosto a dinosauri.
Alcuni di tali esseri, che si direbbero usciti da un libro di paleontologia o da una fiaba incantata, avrebbero sede nei laghi della Scandinavia, specialmente della Svezia; mentre dalla Norvegia ne sarebbe stata segnalata la presenza nelle acque marine dei numerosi e pittoreschi, profondissimi fiordi.
Altri si celerebbero nei bacini lacustri delle Isole Britanniche, particolarmente nella Scozia settentrionale e in Irlanda, compresa l’Ulster che fa tuttora parte del Regno Unito; e, anche se il loro più celebre “parente” del Loch Ness li ha, finora, relegati un po’ nell’ombra, almeno a livello di notorietà internazionale, nondimeno sono parecchie le persone che asseriscono di averli visti con i propri occhi.
Sorge spontanea la domanda: come è possibile che dei laghi dalla superficie modesta, anche se talvolta discretamente profondi, possano celare delle creature di tali dimensioni, nel contesto di una nazione fortemente industrializzata e densamente popolata, in cui si direbbe non esservi assolutamente più posto per favole e leggende, tanto meno per delle “vere” creature antidiluviane di una tale mole?
Il sacerdote anglicano Donald Omand aveva una sua teoria in proposito: pensava che sia “Nessie”, sia i draghi apparsi al largo delle coste norvegesi ed in altri luoghi ancora, sia, infine, il “grande cane fantasma” di Kettelness”, siano manifestazioni delle forze del Male, capaci di produrre perfino una specifica patologia mentale, la cosiddetta “pazzia del mare”, che spinge alla follia e al suicidio improvviso persone che parevano sanissime; forze che si liberano in presenza di particolari “zone maledette”.
Secondo Omand, esiste una specie di “geografia del male” che comprende le rive del Loch Ness, come pure dello svedese Lago Storsjön, talune isole della Norvegia e perfino certi incroci automobilistici ove si verificano “strani” incidenti, come se gli automobilisti cadessero in preda a una forza inspiegabile più grande di loro, che li afferra e li spinge verso la morte.
A sostegno di questa tesi, egli cita alcuni fatti significativi e fa notare che, in quei luoghi, sono avvenute, nei tempi antichi, oscure vicende di violenza e di sangue, oppure sono stati praticati dei riti di magia nera. Tanto per far notare una delle numerose e significative coincidenze, chi non sa che presso il Castello di Urquhart, sulle rive del Loch Ness, si stabilì ad un certo punto il famoso mago Aleister Crowley, cultore di oscuri riti e di evocazioni di entità supernaturali?
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