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da "L'Analisi: 'Cum Grano Salis' di M.Campaniolo"
Mi sento in dovere di replicare a quest’articolo, negli ultimi tempi ampliamente pubblicizzato
sul web (http://www.margheritacampaniolo.it/),
poiché vi sono alcuni punti che, ritengo, andrebbero chiariti. Riassumendo l'intento sostanziale
del “lavoro”, viene sostenuta la “contestabilità” di tutti gli argomenti enunciati dai sostenitori
dell'origine "anomala" dei complessi disegni impressi nelle coltivazioni di grano. E, ciò, da un
punto di vista strettamente biologico. Vediamo allora di analizzare questa “via interpretativa”.
La risposta in continuazione di questo articolo al seguente link:
La Risposta della Dott.ssa Alessia Maineri - aleskiara@libero.it
(Biologa, membro Gruppo HWH 22)
Mi trovo abbastanza d'accordo sulla definizione di Poliembrionia e Sterilità, salvo poi dovermi
trovare in disaccordo con le affermazioni che seguono circa la natura “eventuale” di questi
fenomeni anomali e, ancor prima, circa alcune ipotesi “attribuite” ai sostenitori delle anomalie
all'interno delle formazioni. Si afferma, infatti, che -secondo questi ricercatori- tali anomalie
comparirebbero, come per magia, da un momento all'altro, a volte nell'arco di una notte, con la
comparsa dei pittogrammi. Onestamente non so dove l'autrice abbia sentito o letto una tale
dichiarazione. Che io sappia nessuno ha, mai, dichiarato una cosa simile. Gli studiosi del
fenomeno si sono limitati a registrare una serie di anomalie riscontrabili all'interno delle
formazioni, ipotizzando che possano essere un elemento tipico delle zone interessate da questo
fenomeno, e riscontrando in diversi casi l'assenza di tali anomalie in quelle zone che sono
state poi catalogate come formazioni "false" o, comunque, riconducibili a mano umana. Hanno
quindi semplicemente raccolto degli elementi discriminanti che consentono perseguire un’analisi
più precisa e più mirata.
La presenza o assenza di semi (le cariossidi), il numero più o meno anomalo degli stessi, é si
determinata geneticamente -e in questo le do completamente ragione-, ma è, quest’affermazione,
sufficiente per screditare i dati raccolti all'interno dei pittogrammi? È, di per sé, esaustivo
affermare che, se una pianticella di grano avrà più semi del normale (o non ne avrà per nulla),
ciò é determinato, incontrovertibilmente, almeno 60 giorni prima della maturazione? Possiamo
così affermare, assolutamente e senza ombra di dubbio, che i fenomeni di Poliembrionia o
Sterilità NON hanno alcuna relazione con la comparsa dei Crops?
Mi sembra un tantino azzardata e superficiale come affermazione.
Escludere o viceversa avvallare questa ipotesi richiederebbe, a mio parere studi accurati e una
raccolta di dati abbastanza seria, una comparazione precisa, non solo delle formazioni rispetto
alle regioni della coltivazione non interessate dai disegni, ma anche tra coltivazioni interessate
e quelle, invece, mai toccate dal fenomeno, nel contesto della medesima area geografica.
Successivamente, sarebbe necessario procedere ad un’elaborazione “a tavolino” di tutti i dati
raccolti. Sempre che si prediliga, sia chiaro, il metodo scientifico…
Bisognerebbe chiedersi, perlomeno, se, i campi interessati dai pittogrammi, lo sono per la prima
volta in assoluto oppure se hanno subito, altre volte, in passato, lo stesso fenomeno. Inoltre,
bisognerebbe domandarsi (ma questo richiederebbe analisi e monitoraggi continui di anno in anno)
se “manifestazioni” di poliembrionia o sterilità si sono presentate per la prima volta o sono
già presenti da tempo (in altre parole ricostruire la storia genetica delle pianticelle),
trasmettendosi di generazione in generazione. L'ideale –e, forse, condizione assolutamente
necessaria- sarebbe avere il quadro completo di queste possibili combinazioni:
- Campi non soggetti a pittogrammi + assenza di anomalie delle cariossidi,
- Campi non soggetti a pittogrammi + presenza di anomalie delle cariossidi,
- Campi soggetti a pittogrammi (storia documentata) + assenza anomalie cariossidi,
- Campi soggetti a pittogrammi (storia documentata) + presenza anomalie cariossidi.
A questo punto sarebbe possibile tentare alcune conclusioni.
Nell'articolo, poi, si afferma che le principali cause di alterazioni, nella presenza e nel
numero delle cariossidi, sono da ricondurre a sbalzi termici, periodi di siccità o condizioni
ambientali avverse. Niente su cui sia possibile obiettare; ma teniamo presente che ciò non
significa –automaticamente- che questa sia l'unica causa possibile, come invece è sostenuto
dall’autrice, che esclude eventuali azione “da radiazioni” cui sarebbero sottoposte le formazioni.
É, infatti, documentato che tra gli effetti provocati dall'esposizione di tessuti biologici a
radiazioni non ionizzanti (quali, ad esempio, le microonde che sarebbero, peraltro, state captate
all'interno dei pittogrammi con idonea strumentazione) vi sono proprio l'alterazione dei
meccanismi di proliferazione (moltiplicazione) cellulare e la comparsa di sterilità transitoria
o permanente nell'organismo interessato.
Proseguendo nella lettura del lavoro si evince che esisterebbero altri elementi
che -inconfutabilmente- dimostrerebbero l’assenza di anomalie all'interno dei “Crop”.
Piegatura degli steli, allungamento e rigonfiamento degli stessi, minor o maggior presenza di
semi con caratteristiche variabili (minore o maggior vitalità), ecc. Tutto ciò sarebbe da
ricondurre ad un semplice –ed unico- evento naturale: l'allettamento.
L'allettamento (il ripiegamento della base degli steli delle graminacee) si innesca in seguito
all'azione di venti e piogge. Esso produce effetti visibili differenti e dipendenti dallo stadio
di sviluppo in cui si trovano le piantine. Tali effetti, documentati negli studi di Levengood,
non sarebbero altro che la “normale” e ben conosciuta differente sensibilità all'azione degli
agenti atmosferici dipendente dalle fasi di maturazione delle pianticelle.
Sarebbe, a questo punto, estremamente utile ricordare che, i fenomeni di allettamento, presentano
una caratteristica che non si presenta nelle spighe piegate dai pittogrammi: il parziale
scalzamento dell'apparato radicale. All'interno dei crops le spighe ripiegate non espongono
le proprie radici e la piegatura avviene principalmente sotto il terreno. Se poi consideriamo
i fattori che rendono le coltivazioni di grano più sensibili all'allettamento troviamo che:
- senescenza (piante che ormai hanno superato la fase maturativa e ciò determina una minor
elasticità e resistenza ),
- presenza di malattie o parassiti,
- forti piogge,
sono tra le principali cause determinanti. Troverei, quindi, molto saggio, al fine di
chiarire –definitivamente- se le anomalie dei crops siano dovute a cause del tutto naturali o
meno, verificare la presenza (o assenza) di tali fattori.
Non c'é nulla da fare, il ragionamento scientifico procede proprio così, per esclusione o
conferma di dati, valutando concretamente quello che ci si trova davanti agli occhi.
A Levengood, aggiungo, vengono poi mosse molte altre critiche. La principale é quella di aver
studiato unicamente piante di grano evitando di rivolgere la propria attenzione ad altre specie.
Precisiamo –non mi sto riferendo specificatamente all’articolo in analisi- che diversi dati sono
stati raccolti anche per cerchi in coltivazioni di diversa natura:
- Nel giugno del 1991 analizzò una formazione circolare apparsa a Troy, Illinois, in un prato
(quindi un cerchio d'erba in questo caso). Le piantine apparvero anch'esse contraddistinte
dalla presenza di nodi ingrossati di oltre il 50% rispetto alle piantine prelevate esternamente
alla formazione. Inoltre le foglie sembravano raggrinzite come se fossero state sottoposte
ad una forte sorgente di calore.
- In una piantagione di patate dove comparve una formazione di 200 m. di diametro apparsa l'8
settembre 1992 a Clark, Sud Dakota. Ed anche in questo caso (come dimostrò per le piantine di
grano) gli steli delle piantine avevano dei rigonfiamenti oltre misura in corrispondenza delle
cavità di espulsione: l'allargamento rispetto ai campioni di controllo prelevati al di fuori
della formazione andava dal 19.1% al 27.9%. Inoltre mentre le patate esterne al pittogramma
apparivano lisce e prive di macchie sulla buccia, quelle interne al cerchio avevano delle
striature giallastre e delle crepe nello strato più esterno della buccia.
- Nel 1992 ad Austinberg, Ohio analizzò una formazione originatasi in una coltivazione di
granoturco 4 formazioni rettangolari al cui interno le piantine erano piegate tutte nella stessa
direzione. I campioni prelevati (interni ed esterni alle formazioni) furono inviati a Levengood
il quale rilevò che i "pennacchi" delle piantine esterne alla formazione erano ancora chiusi,
mentre quelli interni apparivano completamente aperti, come se il tasso di crescita fosse stato
enormemente accelerato.
Ammesso comunque che si riuscisse a dimostrare –ed in questo caso il tentativo è fallito-
un’origine totalmente naturale del fenomeno resta, comunque sempre presente, un’importante
considerazione: la complessità e la perfezione dei disegni in questione. Se anche si trattasse
di “forze della natura” che agiscono sulle coltivazioni di grano, non credo sia possibile un
“utilizzo”, per così dire, intelligente, sfido chiunque a dimostrarmi che una pioggia, una
giornata ventosa o la danza dei tassi in amore (anche questa la possiamo annoverare tra le
ipotesi fantasmagoriche formulate negli ultimi tempi) possa produrre simbologie e forme
geometriche così precise ed elaborate!
Bisogna poi –necessariamente- porsi una domanda.
Se i Cerchi nel Grano non presentano alcuna delle anomalie ipotizzate dai ricercatori del
settore, allora quale è il motivo che spinge -ed é accaduto anche sul nostro territorio
nazionale- le forze dell'ordine a recarsi sul posto, con apparecchiature e strumentazioni
di vario tipo, presumibilmente alla ricerca di qualcosa da captare? Come si suol dire "dove
c'é fumo c'e anche arrosto"…il fumo, da solo, non si produce…
Ma proseguiamo nella lettura dell'articolo, ed arriviamo alla successiva critica che viene
mossa al lavoro di Levengood. Ci fu chi, alla luce dei suoi test di germinazione, avanzò
l'ipotesi che le prove condotte potevano non essere valide a causa di un eventuale possibile
danneggiamento delle cariossidi dovuto al calpestio all'interno dei Crop Circles. Levengood
tenne allora a precisare che le cariossidi furono osservate, una per una, prima di eseguire
i test e che non presentavano anomalie visibili che potessero far pensare alla presenza di
un danno meccanico. Uso quest’ultimo termine, "meccanico", volutamente, perché il "calpestio"
è, per sua definizione, un danno di tipo meccanico e non fisiologico o patologico. Qualsiasi
danno di tipo meccanico genera, come immediata conseguenza, un effetto visibile. I tegumenti
(tessuti che rivestono e proteggono il seme) sono molto resistenti, e disposti in strati
sovrapposti. La loro funzione é proprio quella di proteggere il seme dagli agenti esterni
sia di tipo atmosferico e climatico che di tipo meccanico, come, appunto, può essere "il
calpestio". Ecco allora che, se i nostri semi hanno questa protezione costante, ben difficilmente
saranno danneggiati quando il loro rivestimento esterno é integro. Sono d'accordo con l’autrice
quando afferma che non é così automatico affermare che, se ad occhio nudo non ci sono anomalie,
allora significa che il seme é sano. Ma questo é un altro tipo di discorso. Il problema non é
più "meccanico" ma "patologico". Si parla allora di eventuali funghi, parassiti, anomalie
embrionali e quant'altro…ma poco hanno a che vedere con la risposta all'obiezione fatta da
Levengood, e potrebbero al limite ricadere nel contesto delineato precedentemente: quello di
un’analisi accurata e comparativa della "storia" di ogni singola coltivazione, nella quale
annoverare anche indebolimenti dovuti a malattie e anomalie pregresse delle piante in esame.
Successivamente viene affrontato il discorso relativo al DNA del grano interessato dai pittogrammi.
Come non dare ragione alla Campaniolo? Non esistono dati ed analisi concrete che comprovino
non solo che ci siano anomalie genetiche in queste coltivazioni, ma anche CHE NON CI SIANO!
A tutt'oggi nessuno ha mostrato i risultati di test genetici e di biologia molecolare eseguiti
sul grano dei crops mentre sarebbe di enorme importanza e allora viene spontaneo chiedersi
PERCHÉ? Sembrerebbe abbastanza logico (anzi, probabilmente, è la prima cosa che potrebbe venire
in mente ad un qualunque ricercatore). Come mai non si sa nulla a riguardo? I dati ci sono o
non ci sono? E se ci sono perché nessuno li mostra? Si metterebbe finalmente fine a questa
eterna diatriba tra i sostenitori e gli oppositori delle anomalie genetiche.
Ma di quali anomalie genetiche possiamo parlare? Perché nell'articolo viene sottolineato come
ci sia un’enorme differenza tra quelle che vengono definite MUTAZIONI e quelle che vengono
definite MODIFICAZIONI GENETICHE. Queste ultime -e solo queste ultime- giustificherebbero un
allarme per la salute umana. L’autrice cita gli OGM e dunque potrebbe essere che, per
modificazioni genetiche, si intendano quelle che vengono indotte artificialmente. Credo valga
la pena di fare un po' di chiarezza perché, spesso, in Genetica, i termini "mutazione" e
"modificazione genetica" sono usati per esprimere lo stesso concetto.
Concetto che si riassume in un cambiamento nel DNA -una modificazione, appunto- nella sua
composizione in basi o nel suo contenuto (alcuni tratti di DNA possono essere persi e altri
acquisiti). Un cambiamento del DNA ,sia esso naturale o artificiale, produce in ogni caso
effetti che possono essere:
- Buoni (miglioramento di alcune caratteristiche),
- Dannosi (alterazioni negative, l'esempio classico é quello dei tumori),
- Neutri (accade anche che pur modificandosi il DNA questo non ha alcun effetto sulla normale
esistenza dei target).
Spesso si associa il termine "naturale" –in maniera automatica- a "buono" mentre "artificiale"
viene correlato a "cattivo". Sebbene io non sia una sostenitrice della politica degli OGM, ci
terrei a precisare che non sempre la natura genera mutazioni unicamente positive.
Credo che la priorità sia -lo dico ancora una volta- stabilire, esattamente, quali mutazioni
(parlo a livello di analisi del DNA e di geni) colpiscono il grano interessato dai pittogrammi,
utilizzando studi comparativi con il grano non interessato dal fenomeno. Cosa non così
improponibile visto anche che -come sottolinea la stessa Campandolo- è, ormai, noto l'intero
genoma del grano e sono ben conosciute la mutazioni che lo interessano e gli eventuali effetti
prodotti. Se é vero che il grano non ha più misteri, dal punto di vista genetico, venga allora
sfruttata tale conoscenza e si ponga fine ad ogni diatriba (non discussione, perché per
definizione il confronto aperto aiuta l'evoluzione) poiché, generalmente, non portano mai a
nulla di buono.
Se consideriamo, poi, l'effetto prodotto da un irraggiamento sulle coltivazioni direi che,
prima di arrivare ad affermare che ciò provocherebbe la morte –immediata- dell'embrione
all'interno della cariosside (il chicco di grano) andrebbe, perlomeno, stabilita la dose di
irraggiamento cui le pianticelle sono sottoposte. Esiste, infatti, in biologia un concetto
basilare che é quello di DOSE/RISPOSTA.
In parole molto semplici: dosi diverse determinano effetti diversi sul tessuto biologico esposto.
Se supponiamo una dose minima di dose (poniamo uguale a 1) ed una dose massima (poniamo uguale a
10) possiamo riscontrare:
- La dose 1 non produce effetti,
- La dose 10 provoca la morte,
Abbiamo, quindi, tutta una gamma intermedia di possibili effetti che stanno tra quell'1 e quel 10.
Un’ultima considerazione. Circa gli effetti "visibili" e quindi esteriori, dell’avvenuta
modificazione genica nelle pianticelle interessate dai pittogrammi l’autrice afferma che non
sarebbero presenti poiché non sono state riscontrate nuove pianticelle con caratteristiche
evidenti. Ed aggiunge che, se ciò fosse accaduto, lo avremmo saputo all'istante.
Non entriamo nel merito di quante cose non sappiamo nel momento in cui si verificano…. La recente
e passata cronaca – da Chernobyl alla SARS- ne sono un tragico esempio!
Consideriamo, invece, il fatto, inequivocabile, che -non sempre- mutazioni a livello genetico
danno, come effetto immediato, modificazioni morfologiche e funzionali evidenti. Esistono
alterazioni che possono restare nascoste e, per un tempo considerevole, non risultano
identificabili se non attraverso (lo ripeto di nuovo) un analisi del DNA. In proposito, nel
caso degli stessi OGM, é stato necessario mettere a punto delle tecniche di analisi e studio
di laboratorio che permettessero un’identificazione “certa” attraverso il loro DNA (e questo
importante progetto di monitoraggio sugli OGM é finanziato e portato avanti direttamente dalla
Comunità Europea).
Dire poi che una rivista come Physiologia Plantarum permetterebbe di scrivere a chiunque beh…
mi sembra un tantino azzardato! Sarebbe come dire che "cani e porci" potrebbero scriverci!!.
Ritengo redattori e i responsabili “sufficientemente” intelligenti. E' vero che non si assumono
la responsabilità di quanto sostenuto negli articoli. Ma ciò e assolutamente NORMALE. Per
qualsiasi rivista “scientifica”. Peraltro “validarli” significa, comunque, appoggiarne –se
non altro- le modalità con cui sono stati redatti e l’impianto “metodologico” alla base.
Di norma questo succede in ambito scientifico. Quanto risulta illogico ed incoerente non viene
avvallato E lo affermo in quanto so bene quali siano le trafile e le condizioni per arrivare a
veder pubblicato un proprio lavoro scientifico…
Non credo le cose siano così scontate e banali come qualcuno desidera far credere: i cerchi nel
grano hanno ancora molto da raccontarci… al contrario dei “circlemakers”.
http://www.margheritacampaniolo.it/sulmiocumgranosalis.htm