L'informazione sopravviverà?
di Emiliano Rizzo


Ho più volte letto e sentito dire, in questi tempi definiti dai più come "moderni", che lo scrivere è un'arma più efficace di una spada. Volendo in questa maniera probabilmente sottolineare l'efficacia con cui un qualsiasi scritto, ma scritto bene, possa danneggiare quasi mortalmente qualsiasi pensiero e più in generale, qualsivoglia "bersaglio". Mi preme sottolineare che anzitutto una spada, quindi qualsiasi arma di offesa, presuppone un nemico. Uno scritto presuppone, credo, perlomeno un lettore, poichè laddove vi sia espressione di opinione, ma questa rimanga sospesa nel nulla, rimane ahimè alla mercè dell'unico nemico pubblico, ossia l'indifferenza generale. Ecco che quindi in una società tecnologicamente avanzata, dove l'informazione scorre a fiumi di bit e di bytes, rimane indispensabile non solo l'autore e quindi colui che impugna "la spada" dell'informazione, ma sopratutto è indispensabile il ricevente, il lettore che dovrebbe, e dico "dovrebbe" rimanere colpito dalla notizia, dallo scritto e più in generale dalle "proposte" magari anche innovative, che qualsiasi spadaccino letterario dovrebbe infliggere. Ma credo che questa battaglia, oggi come oggi, rimanga pressochè inutile... Una battaglia combattuta con armi ormai consunte e senza filo pungente, che laddove dovrebbero lasciare il segno, lasciano tuttal'più un vago sentore di "già visto", "già sentito" ecc...
Lasciare il segno, ecco l'impresa quotidiana degli spadaccini dell'informazione... Una informazione che dovrebbe insegnare, allora, che dovrebbe risvegliare una forse mancata riflessione personale sul quotidiano, sui fatti difficili da vedere per un non addetto ai lavori...
Forse allora, bisognerebbe parlare o meglio scrivere, che si scrive per sè stessi e non per un ipotetico lettore... Scrivere per capire se ciò che è dentro di noi ormai appiccicato come tela di una ragnatela, è realmente vivo all'interno di noi quanto è manifestazione nel mondo circostante. Quindi la scrittura come mezzo per conoscere sè stessi e forse, questa volta sì, lo scrivere sarà inteso come "arma" per sezionare il nostro abisso interiore, la nostra coscienza vivificatrice. Osserviamo e parlo al plurare poichè necessariamente siamo in due, almeno! io che scrivo e tu che leggi, osserviamo dicevo, la realtà "scritta" che ci circonda. La maggior parte è costituita da opinioni personali su determinati accadimenti, altre sono nè più nè meno che descrizioni minuziose di accadimenti quotidiani, pochissime sono le comunicazioni di ciò che la società stà proponendo come espressione di esperienze personali. Ma andiamo per gradi.
Le opinioni personali : non è possibile non averci fatto caso, o meglio, non è possibile che la civiltà composta di persone non abbia notato la gran mole di persone, più o meno istruite, che su ogni accadimento, su ogni fatto di vita quotidiana, su ogni ricerca o in generale su ogni minima presa di posizione di chicchessia, voglia raccontare e nel nostro caso scrivere, una personale e soggettiva "opinione". La maggior parte di carta stampata, di siti internet, di programmi televisivi se ci avete fatto caso, è difatto, costituito da personali opinioni su fatti e esperienze di vita quotidiana di altre persone. Altre ancora sono semplici racconti personali che vengono interpretati, masticati e una volta digeriti hanno ormai consumato tutta la carica energetica che possedevano prima di essere mercificati... E porto come esempio i vari telefilm, le telenovelas, storie finte spacciate come verosimili. Talk-show con personaggi finti, costruiti su clichè mediocri. Sono veramente necessarie le opinioni di uomini e donne "pubblici"? Più o meno noti nel campo dello spettacolo, del giornalismo, della politica? L'uomo, il cittadino, perchè chiede cosa ne pensa della sua esperienza ad un estraneo? Magari ad uno psicologo, ad un prete, ad una persona di "scienza"? Abbiamo veramente perso anche la capacità di introspezione? Oppure più verosimilmente siamo divenuti schiavi di un modello di vita così tipicamente occidentale, dove ogni cosa è vista sotto l'occhio consumistico dell'usa-e-getta che ogni cosa si stà atrofizzando, raggiungendo paradossalmente il minimo sforzo per ottenere un risultato? Attenzione, perchè è un'arma a doppio taglio pericolosissimo. Laddove dovrebbere accrescere infatti il tempo così "guadagnato" dovrebbe aumentare di fatto anche la qualità di vita. Se ho un problema e questo mi viene risolto nel minor tempo possibile, questa fantastica soluzione dovrebbe essere la manna che sazia ogni stomachevole dubbio di qualsiasi natura esso sia! Ma ahimè, stiamo osservando e spero che, molto prima che poi, ve ne rendiate conto anche voi che questa riduzione progressiva di problemi stà facendo ingrassare un molto più grave problema dall'altro lato. E' come se questi piccoli problemi di vita quotidiana stessero riproducendosi a dismisura, raggiungendo una quantità tale da sfuggire a qualsiasi controllo. Io credo che sia tempo di mettere un freno a questo scempio, ma come dissi prima, la mia è solo un'opinione e perciò cercherò di aspettare il momento opportuno per dar fiato ai polmoni. Ricapitolando : i problemi odierni invece di diminuire aumentano e cambiano semplicemente volto, cercare una soluzione facile e veloce sembra essere il sistema per far proliferare questo stato di cose. Sempre maggiori specializzazioni, sempre maggiori esperti in campi sempre più minuziosamente strutturati, sezionati chirurgicamente laddove invece l'informazione globalizzata accoglie e raggruppa interi compartimenti di sapere scientifico. E' necessario l'utilizzo di tutta questa energia? E' necessario suddividere un problema in tanti settori, ognuno dei quali proporrà la sua cura specifica? La medicina cura il sintomo o la malattia? Lascio per ora questi inquietanti dilemmi e passo alla seconda osservazione.
L'informazione come veicolo di esperienze quotidiane, da cui appunto il termine "in-formare", portare una forma, consegnare un messaggio... Nulla da dire, la maggior parte dei telegiornali, dei radiogiornali, dei quotidiani è nato proprio con questo intento... E qua la cosa si complica notevolmente e con risvolti inimmaginabili, infatti le notizie che vengono riportate sono reali? Ci fidiamo cioè, oggigiorno delle notizie che vengono riportate dai vari mass-media? Oppure "intuiamo" che a certe informazioni vengano date delle piccole interpretazioni politiche? Soprattutto, chi oggi riesce a verificare queste informazioni? Sembra e spero che ve ne siate accorti anche voi, e scusate le ripetizioni, che le notizie vengano semplicemente rimbalzate da un organo di diffusione all'altro, come una sorta di cassa di risonanza. Ma il giornalista non dovrebbe andare a verificare le informazioni? Dovrebbe! Invece è più veloce e facile sentire cosa ne sanno gli altri giornalisti che ormai per lo più si limitano a fare i giornalai e a gridare "al sensazionale" per cose futili che di sensazionale hanno solo l'ottusità del personaggio che fà il passa-parola storpiandone le parole. E ve ne sono di tematiche che andrebbero verificate! Di importanza vitale per l'umanità intera! Perchè non si parla pubblicamente di ufologia? Perchè non si portano alla luce le vicessitudini di ricercatori ufologici eliminati, uccisi o ridotti al silenzio? Perchè non si racconta delle minacce ricevute? E cambiando argomento, perchè non si discute pubblicamente di ricerche come la psicofonia (il parlare con entità che vivono in altre dimensioni), dei risultati raggiunti? E qua mi devo fermare per arrivare in un secondo momento alla conclusione di questo articolo.
Le esperienze personali. Ormai siamo ridotti al lastrico, anzi all'osso della questione. La ricerca individuale, scientifica o filosofica, ci porta al nocciolo dell'informazione. Tutto il resto gravita attorno alla ricerca, sulle nuove scoperte che sono perciò il fulcro del vivere quotidiano. E in questo insieme troviamo anche i ricercatori o meglio, coloro che controllano la veridicità delle informazioni. Và anche detto che non sempre però i ricercatori divulgano le proprie scoperte, a dire il vero i veri ricercatori sono quelli che rimangono nell'ombra. Uno sperimentatore lavora su sè stesso, cerca e sonda nelle proprie capacità, analizza e valuta diversi metodi di lavoro... sbaglia dai suoi errori e quindi impara. Questi laboratori di esperienze vivono lontano dalle folle, lontano dal clamore e raramente vengono alla luce. Solo la punta dell'iceberg emerge al termine di un lavoro terminato con successo, e questo viene immediatamete venduto nel mondo odierno, e ridicolizzato tanto più la sua l'utilità è patrimonio collettivo. E la cosa incredibile è che non ce ne meravigliamo! Non ci meravigliamo che chi dovrebbe fare informazione, non sia capace di supportare con la dovuta importanza questi ricercatori e perda invece energie a raccontar banalità inconstitenti. Fortunatamente, ripeto, lo scheletro osseo della civiltà è resistente e nascosto, formato da quei ricercatori che vivono realmente.
C'è qualcuno, o forse qualcosa, che stà cercando di minare anche quest'ultima risorsa! L'opinone pubblica, quella maggiormente informata su queste tematiche sà, o meglio crede sempre più convintamente, che esiste un Governo Occulto, magari manovrato da razze aliene. Che di mezzo ci sono anche i servizi segreti implicati più o meno indirettamente con il potere politico attuale, e forse è sempre stato così anche in un passato remoto.
Sarebbe bene che si iniziasse a fare ricerca e informazione su queste vitali questioni, non che non se ne faccia, per carità! Ma bisognerebbe farle uscire dal ghetto in cui sono rinchiuse. Giornalisti che parlano di ufo o "cose strane" nei mesi di Agosto fanno ridere se non piangere dalla disperazione, è allarmante osservare come vengano tenute in considerazione queste informazioni. E poi tagliate, modificate, storpiate per farle assumere quel ruolo di "stramberie" da baraccone.
Ma non solo, dovremmo iniziare a sforzarci di capire di che malattia è infetto il restante popolo civile che rimane come inebetito e assimila notizie e informazioni inutili che aggravano questa situazione marciulenta. Forse si scoprirà che questa malattia è stata volutamente creata affinchè si verificassero le odierne situazioni di impoverimento psichico... Perchè l'opinione pubblica non viene informata delle sperimentazioni con microchip intracutanei? Perchè questo silenzio, oserei dire "sovrannaturale"? E una volta proiettato il nostro sguardo all'esterno, proviamo a non affibiare questa "responsabilità" solo agli altri, guardiamo in noi stessi. Chiediamoci una buona volta, stiamo facendo, per ciò che ci è possibile ricerca su di noi? Stiamo confrontando coi nostri simili i risultati così raggiunti, magari anche solo apparentemente? Io credo nell'uomo, nell'umanità... In quella cosa nascosta che vivifica ognuno di noi. Se in noi alberga la paura, quello è solo il sintomo che non stiamo cercando... che cioè, stiamo morendo.
Quell'uomo che muore è ogni persona che vive distrattamente, che ha smesso di costruire, che aspetta la medicina già confezionata... Smettiamola di parlare di cose vuote, di argomenti futili perchè stiamo sperimentando giorno dopo giorno il risultato della "via facile". Prendete ad esempio questo scritto appena letto, osservate la vostra intima reazione. Se siete daccordo con quanto riportato e siete rimasti tranquilli, allora è sintomo che siete dei veri ricercatori, il mio augurio è che possiate continuare su questo emozionante cammino. Se invece vi sentite offesi, in qualche modo indispettitti o ancora peggio avete pensato "ma questo chi si crede di essere?", allora stavate morendo senza nemmeno accorgervene.
Ora perlomeno ne siete coscienti.

Emiliano Rizzo
Componente Gruppo CAMELOT
http://www.gruppocamelot.too.it