IL GESUITA, L’ASTRONOMIA E L’E.T.
Articolo scritto da “il Pensatore”
14 agosto 2016

Preambolo
Il presente articolo è stato scritto senza alcun fine di lucro bensì per la sola condivisione della conoscenza.
Gli autori delle rispettive citazioni sono stati debitamente indicati nel testo e nelle note, ove sono riportati i siti web di provenienza
nonché le fonti scritte librarie. Ho effettuato le traduzioni con la massima fedeltà verso i testi originali.


INTRODUZIONE

Questo lavoro è partito come sequel ideale dell’articolo dedicato al VATT-LUCIFER e pubblicato per la prima volta su Sentistoria.com nel 2003; nel giugno del 2010 ho scritto una nuova versione ampliata e pubblicata sempre nello stesso sito1 Vedi NOTE. E’ un progetto che posso finalmente riprendere grazie al fatto di avere a disposizione delle preziose tessere che prima mancavano in questo particolarissimo mosaico. Ovviamente, il mosaico in argomento è ben lungi dall’essere ultimato: è semplicemente un po’ più definito di prima. E’ altrettanto vero che lo schema iniziale di questo lavoro si è espanso -come spesso accade nella redazione di un’opera letteraria- in quanto ho sentito la necessità di affrontare argomenti molto sensibili e che, soprattutto in ambito italiano, sono stati esposti in modo alquanto blando.
Vi invito a vedere ciò che adesso state leggendo come parte di un più ampio libro le cui pagine sono tenute da un raccoglitore ad anelli: ciò vuol dire che non solo aggiungerò altre pagine dopo l’attuale ultima pagina ma che ne inserirò anche nel mezzo ed ovunque lo ritenga necessario, affinché vi sia un continuum congruo e logicamente consequenziale. Questa scelta è dovuta essenzialmente ad un’oggettiva mancanza di tempo; purtroppo, non ho la possibilità di dedicarmi completamente alla letteratura: scrivo in modo assolutamente indipendente e pubblico gratuitamente in Internet. La difficoltà che tale argomento oppone a qualsiasi studioso borderline è l’ostica accessibilità ai dati. In linea di massima, i grandi mass media non ne parlano oppure lo fanno a “spizzichi e mozzichi”; rimangono usufruibili solo i cosiddetti canali di nicchia; fondamentali si sono mostrati alcuni siti web americani che, davvero bontà loro, lasciano i propri archivi consultabili gratuitamente.
Debbo aggiungere che in questi ultimi anni sono state pubblicate delle opere pregevoli, per lo più in inglese, che hanno sistemato e razionalizzato una mole enorme di informazioni che prima erano quasi sparse a macchie di leopardo oppure davvero inesistenti. Comunque, bisogna anche sottolineare che esistono archivi ufficiali che dovrebbero essere aperti a qualsiasi studioso a prescindere dalle eventuali “entrature”… ma ahinoi, senza queste si rimbalza contro l’immarcescibile muro di gomma. All’incirca dal 2008 in poi si sono susseguite delle dichiarazioni e delle pubblicazioni da pulpiti particolarmente blasonati di cui solo in pochi, almeno così pare, si sono accorti, e tra questi ultimi c’è il sottoscritto.
I grandi mezzi di comunicazione si guardano bene dal riportare notizie di congressi ove parlano accreditati studiosi, allorché tali studiosi dichiarano un qualcosa che appare decisamente “fuori dal coro”. Pur di omettere argomenti pericolosi, i padroni dell’informazione preferiscono perdere perfino la battaglia dello share televisivo oppure di non vendere qualche migliaio di copie in più nel campo della carta stampata: vi garantisco che certe notiziole avrebbero fatto tremare le gambe della casalinga fanatica di “Reazione a catena”, come vedremo più avanti.


OLTRE LO SPECCHIO

Nonostante nessun famoso sicofante di regime lo dica, il Vaticano non solo è punta di diamante nello sviluppo dell’astronomia ma è all’avanguardia anche negli studi esobiologici, sì sì, proprio quelli che si interessano della vita al di fuori di questo pianeta. Il 6 novembre 2009, presso la Pontificia Accademia di Scienze, il cardinale Giovanni Lajolo apre una settimana di studi dedicati all’astrobiologia2Vedi NOTE. Gli invitati sono famosi scienziati ma vengono chiamati anche alcuni leader religiosi non cristiani. E’ la prima volta che il Vaticano dichiara ufficialmente questo suo interesse per un argomento che, almeno fino al Concilio Vaticano II, ha visto come ciarpame. Invece, il breve discorso di apertura di Lajolo è quasi un capolavoro di lungimiranza e tolleranza; ma è un gesuita -ed astronomo di grido tra i principali ispiratori della riunione- ad eccellere in originalità, infatti, padre José Gabriel Funes, tra l’altro dichiara: “Come una molteplicità di creature esiste sulla Terra, così potrebbero esserci altri esseri, anch’essi intelligenti, creati da Dio. Questo non confligge con la nostra fede, poiché non possiamo mettere limiti alla libertà creativa di Dio”3Vedi NOTE.
Non è d’accordo quel vecchio furbacchione di Paul Davies, fisico ed astrobiologo a Cambridge, il quale, in un’intervista al Washington Post, dice alcune cose con le quali concordo totalmente4Vedi NOTE. Per Davies il cattolicesimo non può effettuare in modo indolore una semplice operazione di make up rispetto a secoli di spocchia ed intransigenza; inoltre, le masse cattoliche non sono aduse a seguire dotte conferenze ed hanno una forma mentis refrattaria ai cambiamenti epocali. L’eventualità dell’esistenza di esseri intelligenti su altri mondi rimane una minaccia per l’intera cristianità, supporre altrimenti è solo un tentativo di sminuirne la pericolosità; una cosiddetta seconda genesi sarebbe qualcosa di dirompente.
Al cristiano –cattolico, protestante oppure evangelico non fa differenza- è stato insegnato che Gesù Cristo si è incarnato unicamente per salvare l’umanità di questo pianeta, una qualsivoglia altra tipologia salvifica non è stata minimamente contemplata. Il concetto di incarnazioni cristiche multiple è un’eresia. Verissimo, Davies ha assolutamente ragione. Voglio anche sottolineare quanto segue, se a livello teoretico alcuni studiosi religiosi luterani e calvinisti possono essere d’accordo con Funes, la maggior parte degli studiosi evangelici è molto severa riguardo al profumo possibilista che in questi recenti anni si percepisce a tratti tra le mura petrine.
Per esempio, Gary Bates è assolutamente tranciante: “La mia prospettiva teologica è che la vita extraterrestre porterebbe davvero al dileggio della stessa venuta di Cristo allo scopo di redimerci dai nostri peccati, per la nostra redenzione”5Vedi NOTE. Per l’appunto, il mondo evangelico è lontano dai doppiogiochismi del potere costituito, esso rimane meno smaliziato e meno scaltro rispetto agli altri quasi congeneri protestanti. Ma, ripeto, ciò è senz’altro vero anche per la stragrande maggioranza di coloro che ancora hanno la voglia di andare in chiesa di domenica mattina; una cosa è il super dotto gesuita, invece la casalinga che si spacca in quattro ed il volontario presso la Caritas sono ben altro: per costoro il fulcro unico ed irripetibile della creazione rimane il genere umano su questo pianeta. Il riconoscimento di un qualsiasi E.T intelligente e moralmente conscio equivarrebbe –e secondo me equivarrà- al franamento di tutto ciò che si è creduto in riferimento ai sei punti nodali di tutto il cristianesimo: creazione dell’uomo, incarnazione, resurrezione, eucaristia, redenzione dei peccati e resurrezione dei probi in Armageddon.
Il cosiddetto cattolico medio trova assai noioso leggere la Bibbia, vive su stereotipi di seconda, terza mano e così via; egli trova assai più facile affidarsi all’omelia altrui, spesso distraendosi, anziché affrontare in prima persona l’essenza della questione. Anche per questo il cattolico attuale di fronte al musulmano si connota come una specie destinata all’estinzione irreversibile. D’altro canto, non è affatto vero che laici, atei, agnostici e via dicendo debbano essere per forza più propensi ad accettare l’eventualità aliena: anche chi ha fede nel materialismo scientifico –uso questa definizione dato che parlare ancora di positivismo è alquanto fuori moda- anziché in un qualsivoglia dio ha schemi mentali rigidissimi ed intolleranti, a costoro suggerisco la lettura di Paul Karl Feyerabend.
Eppure, c’è un minimo comun denominatore che unisce –a volte in modo surrettizio, a volte in modo conclamato- tutte le categorie possibili di refrattari: la semplice e pura paura. L’alieno, di qualsivoglia fattura e provenienza, è la tipologia di mostro che è più prossima a passare dal mondo dell’affabulazione al mondo reale: egli è quel fantasma che sembra davvero in procinto di farsi materia sotto i nostri occhi. La società mondiale così come è attualmente strutturata è letteralmente l’antitesi di tale evenienza: sono semplicemente iniziati i previsti interventi correttivi.
Ma amici miei -adesso che stiamo dialogando, grazie a queste pagine- diciamolo chiaramente: né io né voi abbiamo bisogno che qualcuno dichiari ufficialmente che “Essi Vivono6Vedi NOTE per avere coscienza degli alieni. Ognuno di noi -per proprio conto e grazie ad un proprio percorso di studi- è giunto a questa conclusione; non abbiamo bisogno che qualcuno ci tolga il dubbio, abbiamo solo bisogno di aumentare le nostre conoscenze. Invece, ciò che trovo quanto mai interessante, intrigante, incalzante, coinvolgente ed a volte farsesco è la lenta, progressiva e palese caduta di queste foglie di fico da vergogne che non sono le nudità di Adamo ed Eva bensì sono omertà, menzogna e bigottismo.
Mi piace studiare come i farisei di un tempo si stiano mostrando, gradualmente ma decisamente, gli apostoli della nuova rivelazione. Secondo me, in tempi vicini a noi, l’inizio di questo cambiamento di rotta potrebbe essere identificato in un evento del 10 novembre del 1979: durante un discorso tenutosi innanzi a tre organi di altissimo livello –cioè: la Pontificia Accademia delle Scienze, il Collegio dei Cardinali ed il Corpo Diplomatico presso la Santa Sede- per commemorare il centesimo anniversario della nascita di Einstein, Wojtyla esorta teologi, giuristi, scienziati e storici ad approfondire la querelle su Galileo. Dalle parole ai fatti, nel luglio del 1981, Wojtyla istituisce una commissione allo scopo di chiarire e risolvere gli eventi che portarono alla condanna inflitta a Galileo; la commissione è formata da quattro gruppi di lavoro distinti l’uno dall’altro: un gruppo formato da storici, uno da giuristi, uno da scienziati, uno da teologi.
Il gruppo incaricato dell’aspetto scientifico è presieduto dal gesuita, astronomo, matematico e fisico, George Coyne, un nome che ritroveremo spesso. Wojtyla riabilita Galileo il 31 ottobre 1992. Nel frattempo, precisamente nell’agosto del 1985, il dipartimento di astronomia dell’università di Tucson, Arizona, inizia ad interessarsi della vetta del Graham: in quel gruppo di astronomi, alcuni dei quali per l’appunto gesuiti, spicca il suddetto Coyne. Io sono convinto che la plausibilità del contatto alieno è contemplata da alcune decadi tra le mura papaline, quindi la cosiddetta santa sede sta semplicemente gestendo, nel modo ritenuto più opportuno, il dosaggio delle informazioni che si possono far filtrare all’esterno.
Ovviamente, il Cupolone “non balla da solo”, notizie, rivelazioni ed eventuali scoop sono schedulati in un’agenda concordata con gli altri grandi registi di questo nostro Living Theatre mondiale. Organi di stampa assai stimati -ma non famosi presso i grande publico e nemmeno di facile fruibilità, alcuni anche molto temuti- hanno rilasciato testimonianze davvero pregnanti; per esempio, degnissima di nota è la lunga intervista che Matteo Bonato fa al prof. Piero Benvenuti dell’Università di Padova, pubblicata dal Centro di Ricerca DISF, Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede, novembre 2009.
Benvenuti, pur ritenendo improbabile se non impossibile –data l’enormità delle distanze cosmiche- che si possa dialogare con esseri degli altri mondi, ci dice quanto segue: “La possibilità che forme di vita analoghe a quelle che conosciamo sulla Terra si siano sviluppate in altri pianeti extrasolari, è oggi un’ipotesi che, su basi scientifiche, non si può escludere, anzi appare ogni giorno più plausibile. L’evoluzione unitaria del Cosmo – come oggi la conosciamo – l’evoluzione chimica del mezzo interstellare dal quale si sono formate stelle e pianeti, il numero continuamente crescente di sistemi planetari scoperti attorno a stelle di ogni tipo, sono tutti indizi che inducono a pensare l’evoluzione biologica e l’emergere della coscienza come caratteristiche proprie e globali dell’Universo stesso”.
Verso la fine, trovo molto interessante il riferimento che Benvenuti fa proprio al gesuita Coyne –già primo direttore del VATT-LUCIFER-: “Non ho una sufficiente formazione teologica per procedere oltre, ma ricordo la risposta che anni fa diede Padre George Coyne, già Direttore della Specola Vaticana, ad una giornalista che gli chiedeva come avrebbe fatto a riconoscere che degli esseri extraterrestri (magari con tre occhi e una sola gamba!) fossero realmente “uomini”: “Chiederei loro – disse Padre Coyne– se fossero peccatori. Ad una risposta affermativa li abbraccerei come fratelli”7Vedi NOTE. Sì amici miei, queste sono informazioni difficili da trovare, anche perché sono fatte proprio in quegli ambiti ove meno ci aspetteremmo. Ho già parlato di monsignor Balducci nell’articolo riguardante il VATT, sicché non voglio ripetere quanto ho già scritto ma voglio citare ex novo il suo intervento -allorché affronta anche l’argomento delle adduzioni- nell’ambito del 2° Congresso di Ufologia, tenutosi ad Ancona nei giorni 17 e 18 aprile del 1999; un punto chiave del suo pensiero è il seguente: “Di certo ci deve essere qualcun altro tra noi e gli angeli che deve essere più evoluto di noi8Vedi NOTE.
Noi siamo nel punto più basso della scala per quanto riguarda la nostra abilità di distinguere il bene dal male. E’ illogico ed alquanto arrogante credere che noi siamo gli unici esseri nella creazione di Dio. Poiché tutta la Cristianità è fondata sulla testimonianza, noi dobbiamo capire quanto sia importante testimoniare questo. Sarebbe una tragedia se noi sospettassimo di tutti coloro che hanno sperimentato qualcosa di inusuale, come vedere oggetti nello spazio, in quanto ci sono testimoni assai credibili che hanno visto ciò e si sono fatti avanti
”; questo brano è parte dell’intervista che Balducci rilascia -nella sua casa romana il 23 settembre dello stesso anno- a Steven Greer, Paola Harris e Peter Sorenson9.Vedi NOTE
L’intervista a Balducci ha avuto molto riscontro negli USA ma pochissimo in Italia, così come il 2° Congresso di Ufologia. Nulla di strano, non solo vengono lasciati passare in silenzio dichiarazioni marginali ma anche notevoli eventi ufficiali vengono degnati sì e no con qualche notiziola detta a denti stretti, o con qualche trafiletto su una paginetta interna chissà dove.


NOMEN EST OMEN

Nonostante tutto, ho avuto la conferma di una progressiva mutazione dell’atteggiamento del potere costituito, o meglio, di una sua particolare e millenaria sfaccettatura, cioè il potere religioso cattolico. Questa evidenza mi ha anche permesso di prendere il capo di un filo, letteralmente nero, che va a ritroso nel tempo e di cui la maggior parte di noi mai ne ha avuto sentore. Mi riferisco al ruolo primario che la Compagnia di Gesù ha avuto nella nascita e nella diffusione di ciò che comunemente chiamiamo la scienza moderna, comprendendo in essa soprattutto fisica, matematica e culminando con l’astronomia.
Diciamo la verità, gli insegnanti di religione delle scuole medie e superiori -ai miei tempi, cioè alcune decadi orsono- erano sempre e solo preti che affrontavano a malincuore le obiezioni che noi studenti muovevamo ai racconti del Genesi, ai quali noi impuniti materialisti opponevamo Darwin e Freud-; a queste obiezioni essi rispondevano che religione e scienza erano su percorsi distinti. Né all’università ho incontrato corsi di insegnamento che avessero un programma d’esame che mostrasse che ciò non è stato sempre vero, ma nemmeno lontanamente! Forse sarà invece accaduto a qualcuno di voi, se sì…fortunato! Però a me nessuno, prete o docente laico che fosse, ha mai detto in faccia che i gesuiti sono stati e sono tuttora un gruppo vitale nel mondo scientifico e tecnologico, al pari dei professori universitari laici.
C’è da dire che i gesuiti, fin dalla loro istituzione, si caratterizzano per la notevole autonomia e la diramazione nei vari aspetti della vita sociale e culturale della fine del Rinascimento. Ben di più, essi hanno anche imbracciato le armi per difendere i deboli e gli emarginati contro gli abusi del potere laico. Eppure tutto ciò è sempre avvenuto nell’ambito di una conclamata fedeltà al papa. Questo articolo non può e non vuole essere una storia completa della Compagnia di Gesù, io qui mi interesso di una sola delle sue molte facce.
Debbo comunque sottolineare che i gesuiti hanno sempre affermato la supremazia morale del papa sul potere laico, sicché essi hanno individuato negli stati nazionali degli ostacoli alla liberazione dell’uomo, liberazione che poteva e può solo provenire dal magistero della chiesa cattolica diretta dal papa10.Vedi NOTE Anche prima della rivoluzione francese, il potere assolutistico degli stati monarchici –cioè quasi tutta l’Europa con l’eccezione di Svizzera e San Marino- subisce un drastico aggiornamento allorché Montesquieu11Vedi NOTE enuncia sistematicamente la dottrina della separazione tra il potere legislativo, il potere giudiziario ed il potere amministrativo.
Soprattutto i governi di Spagna, Portogallo e Francia diventano insofferenti ai gesuiti che imbracciano i moschetti nelle colonie per difendere gli Indios mentre nel continente sono formidabili gruppi di pressione politica e finanziaria. Questi governi si comportano da illuministi per quanto riguarda togliersi dal collo l’alito del Vaticano ma continuano ad essere gli oppressori del proprio popolo perché così sempre gli è convenuto. Giacomo Martina12Vedi NOTE dice giustamente che la fine dei gesuiti è stata una vittoria del regalismo colonialista e feudale; ma è stato anche un attacco contro il papato che, in quel periodo, non era condotto da pontefici sufficientemente carismatici, aggiungo io.
Posso anche affermare che la Compagnia già in quel tempo era contrassegnata da un’ispirazione universalista che trova diversi riscontri nelle dichiarazioni di molti leader mondiali attuali, che a me sanno tanto di NWO. Senz’altro sono d’accordo con Jean Lacouture13Vedi NOTE quando afferma che questo afflato totalizzante era già presente nello stesso fondatore, Iñigo de Loyola. E’ mia convinzione che i gesuiti abbiano avuto sempre bene in mente un ideale pontefice-sovrano al quale il papa eletto effettivamente dovesse confrontarsi nella realtà. Non lo hanno mai detto esplicitamente ma essi si sono sempre comportati come se si sentissero dotati di un primato ideologico14. Vedi NOTE
Il coronamento di questa impostazione è il papa che condivide gli scopi della Compagnia; ciò non sempre è stato possibile, vedasi per esempio i bisticci tra Wojtyla ed i gesuiti mesoamericani fautori della teologia della liberazione, nonché la soppressione dell’ordine voluta da Clemente XIV, il 21 luglio 1773. Eppure quest’ultimo episodio si rivela solo una battuta d’arresto: papa Pio VII ripristina l’ordine in tutta la sua grandezza il 30 luglio 1814.
Non mi risulta che un altro ordine religioso abbia avuto una sorte simile: siamo di fronte ad una specie di araba fenice. In realtà, i papi successori di Clemente rivitalizzano surrettiziamente la compagnia a partire dal 1793 e quest’opera, quasi dietro le quinte, va avanti nonostante la Rivoluzione francese e la successiva apoteosi napoleonica… e ciò è assai più che una coincidenza; dire che i gesuiti furono lo strumento della restaurazione è superficiale ed erroneo in massima parte. Essi riprendono a lottare da subito per risollevare la dignità del papa e le sorti dello Stato clericale, ma lo fanno nell’ambito del nuovo mondo creato dalla definitiva affermazione della classe borghese.
Gli stati che ancora sono retti da governi semifeudali puzzano di vecchiume ed il 1848 sarà una resa dei conti per molti anche se non per tutti. In quest’ambito si afferma per breve tempo la figura di Pio IX come riformatore e sovrano illuminato. Il papa deve regnare in quanto vicario di Cristo ma allo stesso tempo non può più farlo come una figura residuale del passato. I tempi sono cambiati ed anche i gesuiti sono stati promotori di questo cambiamento.


I SASSOLINI DI POLLICINO

Dopo aver scritto nel 2003 l’articolo dedicato ai telescopi sul Monte Graham in Arizona – tra i quali senz’altro il più importante è il VATT del Vaticano e diretto dai Gesuiti – continuai ad interessarmi alla lotta non violenta degli Apache per riavere il possesso di almeno una parte del territorio sacro. Data l’impossibilità pratica di arrivare alla demolizione delle imponenti strutture scientifiche lì costruite, essi chiedevano in via residuale di poter di nuovo accedere a quelle parti della cima ancora intonse e che tali continuassero a rimanere. Mentre le speranze degli Apache -e di tutti coloro che simpatizzavano con tali rivendicazioni- venivano regolarmente frustrate dal menefreghismo e dall’abuso del potere costituito, pure mi imbattevo in indizi quanto mai interessanti sui gesuiti.
Voglio dire che l’argomento Compagnia di Gesù si espandeva sotto i miei occhi travalicando di molto i confini che potessi supporre. Certo, fino ad allora avevo avuto ben costanza della lotta dei gesuiti in America Latina, soprattutto in Nicaragua, El Salvador e Guatemala. Negli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso –durante la mia giovinezza, quando ero politicamente impegnato- in quelle sventurate terre i gesuiti hanno difeso gli Indios contro lo strapotere delle oligarchie; in quelle giungle pluviali, nelle periferie degradate delle città e nei villaggi senza nome essi hanno imbracciato i mitra contro i battaglioni della morte. In quegli anni la storia si ripeteva: sì, perché i gesuiti già avevano combattuto per difendere gli sfruttati ed i Nativi in Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay nel sec. XVII e nel sec. XVIII15.Vedi NOTE
Da un punto di vista ideologico e religioso, la massima realizzazione di questa sorta di linea rossa è la teologia della liberazione, per la quale è lecito che anche i cattolici lottino con le armi per ottenere condizioni di vita eque e degne contro un potere oppressivo, totalitario e genocida, senza dover aspettare la liberazione che verrà con l’avvento del regno messianico. Tale pensiero è fortemente debitore al “De Rege et Regis Institutione”, del gesuita Juan de Mariana, ovverosia la famosa legittimazione del tirannicidio16.Vedi NOTE Pure conoscevo i luoghi comuni sulla Compagnia ma, da un punto di vista analitico e non aneddotico, non è che mi potessero interessare più di tanto.
Invece, ciò in cui mi imbattevo mi portò ad approfondire un aspetto che i grandi mezzi di comunicazione hanno sempre taciuto; né prima di allora avevo mai incontrato pubblicazioni cartacee che ne parlassero qui in Italia: i Gesuiti sono stati i fondatori –o quanto meno in cofondatori- della moderna astronomia e continuano ad essere all’avanguardia in questo settore. Il calendario giuliano17Vedi NOTE venne riformato da papa Gregorio XIII -insigne giurista ma del tutto a digiuno di competenze matematiche ed astronomiche- il 24 febbraio 1582, tramite l’emanazione della bolla “Inter Gravissimas”, proprio dietro sollecitazione della Compagnia di Gesù.
Il genio che diresse questa opera ciclopica, il tedesco Cristoforo Clavio, era la punta di diamante di un gruppo di gesuiti astronomi appartenenti al Collegio Romano, istituito a Roma dallo stesso Loyola. Questo gruppo di sacerdoti-scienziati -non vedo davvero migliore definizione- risolse matematicamente lo sfasamento tra l’anno del calendario giuliano e l’anno tropico che affliggeva da secoli il mondo occidentale, di questo problema si era persino parlato nel Concilio di Trento.
Per il momento, non ho ancora trovato fonti dell’epoca che spieghino l’interesse autonomo sviluppatosi nell’ambito della Compagnia di Gesù verso questa particolarissima disciplina, già pochi anni dopo l’emanazione della bolla Regimini militantis Ecclesiae con la quale Paolo III approva l’ordine il 27 settembre 1540. Certo è che Francesco Saverio, uno dei grandi di questa congregazione ed amico dello stesso Loyola, invia a Roma, nel 1552, una lettera chiedendo che gli venga affiancato in Giappone un confratello dotto in astronomia, geografia e fenomeni atmosferici, allo scopo di impressionare il pubblico giapponese molto interessato a queste discipline18. Vedi NOTEIl Loyola fonda il Collegio Romano nel 1551, l’anno successivo viene fondato il Collegio di Ingolstadt in Baviera; ambedue si connotano come moderne università e tra le materie di studio eccelle da subito l’astronomia.
Tra questi due poli culturali si sviluppa una fortissima rivalità proprio su tale materia: il Collegio Romano detiene il potere di censura sulla pubblicazione delle opere prodotte da tutti confratelli, è la discrezionalità dell’Imprimatur. I Collegi non pongono barriere alla nazionalità ed alle etnie, essi si connotano come gangli di potere intellettuale che accettano solo i giovani dalle menti più brillanti, questa è l’unica discriminazione mentre il latino è la lingua unificante. Seppure con una meta diversa, la caduta dell’Unione Sovietica, è quanto è accaduto secoli dopo anche per il Russicum19,Vedi NOTE ma questa è un’altra storia. Dalle parole ai fatti: i gesuiti sono così ansiosi di scrutare il cielo che iniziano a costruire osservatori ancora prima che l’olandese Hans Lippershey abbia inventato il primo cannocchiale atto all’astronomia nel 160820Vedi NOTE. Fondamentale è il loro impulso per la costruzione della Torre dei Venti –detta anche Torre Gregoriana-, eretta tra il 1578 ed il 1580 su uno dei bordi dei giardini vaticani.
Laddove non arrivano i colonizzatori armati arrivano i missionari della Compagnia di Gesù, i Collegi si diffondono e ad essi vengono aggiunti gli osservatori. Ma tutto ciò ha un costo, soprattutto poiché siamo ancora ben lontani dalla rivoluzione industriale e dalla produzione in serie: ogni cannocchiale è un pezzo unico da ordinarsi preventivamente e le lenti migliori vengono prodotte solo in pochi luoghi, tra questi eccelle Murano. Secondo J. L. Heilbron21Vedi NOTE i Gesuiti ottennero ingenti finanziamenti direttamente dal Vaticano; invece, G. Tabarroni sottolinea che questo può essere stato parzialmente vero per la Specola Vaticana, costruita sul terrazzo del palazzo apostolico di Castel Gandolfo22:Vedi NOTE in realtà, le innumerevoli iniziative condotte dai seguaci del Loyola furono - e vengono, aggiungo io23-Vedi NOTE sostenute da una pletora di donatori e filantropi di vario tipo; sicché, sottolinea Tabarroni, è assai più congruo dire che la Compagnia è un canale privilegiato per le entrate che arrivano al Papa e non viceversa.
La capacità di gathering finanziario mostrata nei secoli dall’Ordine è degna di un lavoro monografico: qui, solo per dare l’idea delle sue capacità imprenditoriali, voglio riportare un elemento veramente poco noto ma assai emblematico per comprendere l’opulenza dell’Ordine. Dopo l’arrivo di Francesco Saverio in Giappone, il re del Portogallo affida ai gesuiti il monopolio del commercio tra il proprio impero coloniale e l’impero del Giappone. Ciò è ribadito anche da Filippo II di Spagna –in seguito all’assoggettamento del Portogallo da parte della Spagna, dovuto alla crisi della dinastia portoghese degli Aviz– e di questo incolse molto male ai rivali francescani –spagnoli per lo più-, i quali speravano di avere anche in Giappone gli stessi privilegi di cui godevano nelle Filippine.
A rafforzare questa situazione intervenne l’opportunità offerta dalla crisi militare e politica tra Giappone da una parte e Corea e Cina dall’altra. In breve, la fallimentare -anche se sanguinosissima e quanto mai priva di misericordia– invasione giapponese della Corea, che doveva –nei sogni di Toyotomi Hideyoshi- precludere all’invasione di Cina ed India, aveva lasciato il paese aggressore privo del suo principale fornitore commerciale di sempre, soprattutto riguardo alla seta: per l’appunto la Cina alleata della Corea.
Quei governi mandavano al massacro i propri figli –la sola Corea soffrì la perdita di oltre un milione di vite, per lo più civili – ma risolsero il problema commerciale affidando la quasi totalità dei loro traffici alla mediazione dei gesuiti: la Cina vendeva la seta ed il Giappone pagava per lo più in argento ma gli interlocutori tra i litiganti erano i gesuiti24.Vedi NOTE Spesso costoro prestavano al governo giapponese l’oro proveniente dalle miniere delle colonie in Sud America. Mentre i rispettivi eserciti si annichilivano reciprocamente ed il popolo coreano rischiava di essere cancellato dalla faccia della terra, i vari sovrani si pascevano nelle comodità ed i gesuiti si arricchivano grazie alle sontuose percentuali; la moneta sonante non puzza di sangue...e di squali non ci sono solo quelli nei mari… o quelli che indossano lo smoking25.Vedi NOTE
Questo periodo aureo per la casse dell’ordine finì nel 1609, allorché Tokugawa Yeyasu unificò e chiuse il Giappone a tutti gli stranieri, inaugurando il terzo ed ultimo Shogunato26.Vedi NOTE I gesuiti costruiscono tra il 1540 ed il 1773 ben 29 osservatori associati alle cattedre di matematica dei loro collegi europei: 6 in Francia, 13 tra Germania ed impero asburgico, 8 in Italia, 1 in Spagna ed uno in Portogallo27. Vedi NOTEA questi si deve aggiungere l’enorme successo internazionale di dirigere pressoché continuatamente l’osservatorio di Pechino: nel 1644, il gesuita tedesco Adam Schall von Bell diventa direttore dell’imperiale osservatorio astronomico e del tribunale di matematiche28;Vedi NOTE egli riforma il calendario cinese, opera già iniziata da un altro genio della Compagnia, il connazionale Johann Schreck29.Vedi NOTE
Gli succede il confratello fiammingo Ferdinand Verbiest, che vince la gara, letteralmente di sapienza, per il conferimento della direzione dei lavori di ammodernamento dell’osservatorio stesso: il gesuita sbaraglia gli esponenti della scuola tradizionale cinese, diventando persino amico dell’imperatore Kangxi30.Vedi NOTE Stretto collaboratore del Verbiest è il confratello milanese Giacomo Rho. I gesuiti dirigono ininterrottamente quell’istituzione fino al 1773, con l’approvazione tacita del papa; poi, nonostante la caduta dell’ordine, l’imperatore cinese continua a conferire la direzione ai gesuiti fino al 180331. Vedi NOTE Osservatori vengono costruiti ovunque, anche laddove ci sono semplici missioni nella giungla e senza che vi siano collegi sul tipo di quelli europei: per esempio, ciò avviene in India, Indonesia e Paraguay; quasi tutti questi istituti vengono chiusi con lo scioglimento dell’ordine.
Prima della soppressione, l’ammontare degli osservatori astronomici posseduti dai gesuiti nella sola Europa è pari ad un quarto di quelli esistenti in tutto il mondo. Vediamo, quindi, che già nella prima fase della sua esistenza la Compagnia si connota come il gruppo di potere intellettuale, religioso e di pressione che detiene la maggior parte degli enti più avanzati di questa particolarissima tipologia, eppure, tale informazione importantissima è per lo più omessa nei libri di storia dell’astronomia.
Ma attenzione, la padronanza dell’astronomia non è un fatto isolato, bensì fa parte dell’interesse totalizzante che i vertici della chiesa cattolica sviluppano per le cosiddette scienze matematiche, fisiche e naturali durante il Rinascimento. Più specificatamente, i fondatori dei Collegi di Roma e di Ingolstadt capiscono subito che a Nord delle Alpi, nell’Europa germanica ed anglosassone –ma anche nell’est del Sacro Romano Impero- di pari passo e strettamente affiancata alla riforma protestante si sta evolvendo anche una tipologia di scienza naturalistica che tende a svincolarsi sia dalla filosofia che dalla religione.
Per esempio, nella stessa Italia settentrionale, l’aristotelismo padovano si separa progressivamente dall’indagine sui dogmi teologici e si rivolge alla natura. Grazie alla stampa, finalmente si diffondono anche in Europa, pur se tardivamente, ciò che quegli intellettuali presenti alle Crociate hanno scoperto su Avicenna ed Averroè. La matematica si evolve e l’ugonotto francese, cioè protestante, François Viète inventa l’algebra simbolica nella seconda metà del secolo XVI: questo è il passo obbligato che apre la strada all’algebra moderna32. Vedi NOTEIn breve, questi sono i prodromi del processo che portano alla matematica ed alla fisica di oggigiorno. Sicché questa evoluzione quasi epistemologica non può essere lasciata alle Universitas cittadine che rischiano di essere troppo laiche e libere, come in effetti succede nel corso dei secoli.
Il magistero della chiesa impone che ogni disciplina sia vagliata affinché essa non si diparta dalla verità assoluta contenuta nel Vecchio e nel Nuovo testamento ed affinché venga diffusa secondo i dettami della chiesa cattolica stessa; eppure il solo controllo non basta: è anche necessario che ciascuna disciplina venga fatta progredire ai massimi livelli possibili, prima che ciò venga fatto autonomamente da menti e mani non teocratici. Il monopolio iniziale quasi assoluto dei gesuiti sugli osservatori astronomici è la garanzia che ciò venga ottenuto anche in riferimento all’astronomia sperimentale. Queste sono in sintesi le motivazioni dell’approccio delle Compagnia alle scienze matematiche, fisiche e naturali, ma tutto ciò ha un costo.
Il Loyola vuole che i suoi seguaci combattano dialetticamente la Riforma protestante, diffondano il Vangelo in tutto il mondo e soccorrano moralmente e fisicamente i poveri e gli oppressi. Chi è gesuita ha da subito chiare le idee: la vita non si trascorre in un ameno chiostro, invece, si deve tutelare fermissimamente il primato del cattolicesimo laddove già è affermato, bisogna crearlo ed imporlo laddove non c’è ancora e riportarlo alla riscossa laddove è stato scacciato; ciò che unisce i tre scenari è il soccorso ai sofferenti.
La costruzione di edifici e strumenti atti a scrutare lo spazio ha sempre comportato spese assai pesanti. Come lo si metta o come lo si volti, questo semplice problema pratico comporta la sottrazione di denaro da scopi meno scientifici ma senz’altro più umanitari quali l’aumento di posti letto negli ospedali per i poveri, la costruzione di scuole e mense gratuite per gli indigenti, solo per fare qualche esempio. E’ inutile -e anche comodo- dire che i gesuiti hanno fatto e fanno pure questo: sì, è verissimo, ma è altrettanto inoppugnabile che spendere denaro per fare osservatori astronomici significa avere meno soldi per curare chi è privo di mezzi, avere meno posti letto significa avere altrettanti poveri disgraziati abbandonati sulla strada e sotto i ponti.
Ciò è maggiormente drammatico allorché queste istituzioni scientifiche vengono create in mezzo alle miserie del mondo coloniale. Prima della rivoluzione industriale tutti gli strumenti ottici erano accumunati da una costruzione manuale e da una perizia tecnica essenzialmente empirica. Le cose cambiano a partire dalla metà del XVIII secolo, sia i tubi che le lenti aumentano drasticamente di dimensioni ed i costi anche. E’ senz’altro vero che il gesuita Buenaventura Suarez costruì con le proprie mani i suoi primi cannocchiali, usando il materiale che riusciva fortuitamente a reperire nei dintorni della sua Misión Jesuítica de San Cosme y Damián –cioè legno, bambù e cristallo di rocca per le sue lenti–, però è altrettanto vero che a partire dal 1745 fino al 1750, anno della sua morte, utilizzò vari telescopi fatti arrivare appositamente dall’Europa33.Vedi NOTE
E’ semplice aritmetica: invece di quei costosissimi strumenti -spediti via mare tramite parimenti costosi nonché lungi viaggi- avrebbe potuto farsi mandare preziosissimi aghi di sutura, bende, mercurio contro la sifilide e quant’altro allora fosse disponibile in campo sanitario, visto che egli era anche un valente medico. Ammesso e non concesso che padre Buenaventura avesse tutto quello che necessitava per la cura fisica della sua popolosa comunità, c’è qualcuno che se la sente davvero di affermare che i gesuiti non avessero altri poveracci altrove da poter soccorrere? Ciò che era vero allora lo è altrettanto oggi. Ho già accennato alla soppressione dell’ordine; la sua rinascita è più simile ad una riscossa inarrestabile che ad un ricominciare da zero, apparentemente sembra che non ci sia mai stata una crisi.
Evidentemente, ormai la Compagnia era così potente, così radicata e diramata che non era più possibile farne a meno. I gesuiti riprendono a muoversi con la grande autonomia di sempre rispetto al Vaticano, eppure sono circondati più che mai da rancori ed invidie delle altre congregazioni religiose concorrenti, nonché dall’insofferenza ancora proveniente dagli ex poteri forti messi prima alle corde dalla Rivoluzione francese e da Napoleone e poi resuscitati dal primo congresso di Vienna. L’aspetto che trovo davvero più abbacinante della seconda fase –cioè per l’appunto dalla rinascita in poi– è la proliferazione di osservatori; tra il 1814 ed il 1970 ne vengono costruiti ben 74 così distribuiti: 26 in Europa, 21 tra USA e Canada, 18 in America Latina, 9 tra Asia, Africa ed Australia34.Vedi NOTE
A molti di questi vengono aggiunte anche strumentazioni per la geofisica, la sismologia e la meteorologia. Questa seconda fase di massiva dotazione di strumenti scientifici, nonostante la maggior vicinanza ai giorni nostri, è parimenti ignorata come la prima fase nell’ambito della letteratura dedicata alla storia della scienza. Del mio stesso avviso è Agustin Udias: i suoi libri – fondamentali per il presente lavoro e riportati in nota 27- sono vere e proprie monografie sull’argomento, per la realizzazione delle quali egli ha dovuto fare più un lavoro di ricerca negli archivi che uno spoglio di opere librarie propriamente dette.
L’apogeo della seconda fase va dal 1860 alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, poi inizia il declino inesorabile. Mano a mano che i costi dei telescopi -sempre più mastodontici e sofisticati- arrivano letteralmente alle stelle -di pari passo con la fine del colonialismo, le rivoluzioni di tipo marxista-leninista nel terzo mondo, l’avvento della guerra fredda e la crisi delle vocazioni- la lunga e prolifica avventura astronomica dei gesuiti volge al suo tramonto, ma solo in senso quantitativo; tra gli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso viene chiusa la maggior parte delle istituzioni di questo tipo35.Vedi NOTE
A tutt’oggi esistono due osservatori astronomici gestiti da gesuiti e di proprietà del Vaticano; la Compagnia di Gesù non risulta più quale proprietaria – o comproprietaria – dell’ente pur avendo dato l’impulso primario alla sua costruzione: suoi esponenti sono comunque alla direzione della strutture, anche se nel personale vi sono scienziati laici. L’epitome di questa situazione è senz’altro dato dal VATT-Vatican Advanced Telescope Technology in Arizona, per la costruzione del quale il Vaticano ha convogliato cifre stratosferiche, togliendo agli Apache l’ancestrale territorio sacro36.Vedi NOTE


PILLOLA BLU O PILLOLA ROSSA?

E adesso è il caso di approfondire questa commedia che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Essa è ampiamente documentata: vi sono libri, interviste ed articoli online così come su carta stampata, ma è del tutto ignorata dai soliti grandi mezzi di comunicazione e dagli immarcescenti e farisaici imbonitori di regime: se i miliardari portaportisti, quarkisti con successiva prole e samarcandari non ne parlano nei loro abominevoli “programmi di approfondimento” –che più che altro sono di favoreggiamento al rincoglionimento a distanza del telespettatore– un qualsivoglia evento non esiste.
Anzi, si può continuare a sostenere tranquillamente un’asserzione che invece verrebbe smentita pubblicamente se quegli altri fatti venissero invece divulgati. La storia è vecchia e vi farò un esempio pertinente al tema. Per tutta la durata del monopolio del potere esercitato dalla Democrazia Cristiana fino all’avvento del craxismo, un ordine di scuderia all’interno della RAI era che, per nessun motivo, venisse inquadrato il terrazzo del palazzo pontificio di Castel Gandolfo, il motivo era molto semplice: non stava bene che si mostrassero le cupole della Specola vaticana.
Come dare torto a questo basilare sentimento di decenza? Insomma, la visione di un moderno osservatorio astronomico sul terrazzo di uno storico palazzo papalino poteva essere un pugno nell’occhio dell’inconsapevole spettatore, magari per di più cattolico, durante la trasmissione della messa domenicale mattutina. Mi ricordo che decadi fa, quando mi capitò di trovarmi casualmente sintonizzato sul primo canale, in occasione di una messa domenicale trasmessa proprio da Castel Gandolfo, venni preso da un senso d’incompletezza e di insoddisfazione: ma perché diavolo ci fanno vedere un’inquadratura tagliata dell’edifico? Ho parlato delle dichiarazioni del cardinale Ersilio Tonini e di monsignor Corrado Balducci nel mio già citato articolo sul VATT-LUCIFER; successivamente ci sono state altre importanti e clericali esternazioni riguardo all’eventualità che l’essere umano –e quindi anche il cattolico– si possa confrontare a breve con esseri senzienti provenienti da altri mondi.
Ho tentato di discuterne con alcuni miei conoscenti, cattolici praticanti alcuni ed altri non, e tutti mi hanno guardato come se stessi dicendo balle stratosferiche: ”Ma cosa vuoi che gliene freghi ai preti di discorsi da fantascienza?!”. Sì, solo e sempre fantascienza, magari della peggior specie. Semplice, i loro telegiornali ammaestrati non ne hanno mai parlato sicché quelle dichiarazioni, per le menti dei miei interlocutori, non erano mai esistite. Ma ansiamo a vedere ciò che si nasconde oltre Matrix.
La mattina del 14 maggio del 2008 L’Osservatore Romano pubblica l’intervista di Francesco M. Valiante al gesuita direttore della Specola Vaticana José Gabriel Funes, successore di Coyne e predecessore di Consolmagno, un nome quest’ultimo che ritroveremo spesso; l’intervista s’intitola “L’extraterrestre è mio fratello”37.Vedi NOTE Ciò che balza agli occhi è soprattutto l’ampiezza di vedute dello scienziato che, incalzato dal giornalista, risponde tranquillissimamente anche alle domande più spinose; lo scambio che mi ha colpito di più è il seguente; Valiante chiede se l’eventuale esistenza di esseri alieni possa essere un problema:

Domanda: E questo non sarebbe un problema per la nostra fede? 
Risposta: Io ritengo di no. Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come "fratello" e "sorella", perché non potremmo parlare anche di un "fratello extraterrestre"? Farebbe parte comunque della creazione. 
Domanda: E per quanto riguarda la redenzione?
Risposta: Prendiamo in prestito l'immagine evangelica della pecora smarrita. Il pastore lascia le novantanove nell'ovile per andare a cercare quella che si è persa. Pensiamo che in questo universo possano esserci cento pecore, corrispondenti a diverse forme di creature. Noi che apparteniamo al genere umano potremmo essere proprio la pecora smarrita, i peccatori che hanno bisogno del pastore. Dio si è fatto uomo in Gesù per salvarci. Così, se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell'amicizia piena con il loro Creatore. 
Domanda: Insisto:  se invece fossero peccatori, sarebbe possibile una redenzione anche per loro? 
Risposta: Gesù si è incarnato una volta per tutte. L'incarnazione è un evento unico e irripetibile. Comunque sono sicuro che anche loro, in qualche modo, avrebbero la possibilità di godere della misericordia di Dio, così come è stato per noi uomini. “

Nonostante l’autorevolezza dell’intervistato, la bravura del giornalista, il blasone della testata e la valenza ontologica generale, oltre che teologica, anche questo documento viene ignorato dai sicofanti istituzionali, con la sola eccezione, che mi risulti, del Corriere della Sera che, addirittura nello stesso giorno, cioè il 14 maggio 2008, cita l’intervista riportandone alcuni stralci nell’articolo a firma di Luca Accattoli38.Vedi NOTE
Però l’intervista non passa inosservata a Luigi Lombardi Satriani, uno dei più grandi antropologi culturali viventi, che ne riporta un brano nell’ambito del paragrafo “Seconda messa in discussione esistenziale totale: La Vita solo sulla Terra”, facente parte dell’eccellente “RelativaMente : nuovi territori scientifici e prospettive antropologiche”, Armando Editore, 2008. Dal 16 al 21 marzo 2014 i gesuiti del Vatican Observatory Foundation hanno organizzato presso l’Università di Tucson in Arizona, con la partecipazione del Dipartimento di Astronomia, un simposio internazionale dal titolo "The Search for Life beyond the Solar System. Exoplanets, Biosignatures & Instruments".
Il livello qualitativo dei dati condivisi col resto della comunità scientifica dimostra che il gruppo dei gesuiti astronomi è all’avanguardia, sia per competenze individuali che per le apparecchiature in dotazione, nella ricerca esobiologica39.Vedi NOTE Ancora una volta sono i blogger indipendenti, sia esteri che italiani -alcuni a carattere ufologico, quindi cosiddetti “di nicchia” e lontani dal grande pubblico- a darne notizia, nonostante gli annunci ufficiali –tutti rigorosamente in lingua inglese- emessi dal VATT, dalla Nasa e dell’Università di Tucson.
Ancora una volta, nella nostra Italietta si dà notizia di una scorreggia flautata dal Cern ma quando si parla di alieni tutto ufficialmente tace. Eppure, qualcosina a livello anche più autorevole e non sempre in sordina incomincia a farsi udire. Il 12 maggio 2014, durante l’omelia quotidiana in Santa Marta, commentando il brano degli “Atti degli Apostoli” 11:1-8, Bergoglio dice testualmente: “Se domani venisse una spedizione di marziani verdi, con il naso lungo e le orecchie grandi ed uno di loro dicesse, 'Io voglio il battesimo', cosa accadrebbe?”. Ovviamente, questa estrapolazione fa parte di un contesto più ampio nel quale Bergoglio esorta i sacerdoti a “non ingabbiare” lo Spirito santo impedendo la possibilità della conversione e della confessione a chiunque lo chieda, riferendosi soprattutto ai gay ed alle persone divorziate; ma questa piccolissima parabola non è casuale, secondo me è anche un sassolino gettato nello stagno per vedere che effetto fanno le piccole onde concentriche.
Nel simposio internazionale “Astrobiology Symposium : Preparing for Discovery", -patrocinato dalla NASA e riguardante l’esobiologia40, Vedi NOTE presso la blasonatissima LOC-Library of Congress a Washington nei giorni 18 e 19 settembre del 2014- un gesuita nonché astrofisico di fama internazionale ha catalizzato l’attenzione asserendo che non vi è alcuna incompatibilità tra il cattolicesimo e la più che probabile esistenza di esseri simili a noi per quanto riguarda l’intelligenza ma diversi nell’aspetto esteriore, pur essendo stati creati dal nostro stesso Dio; lo stimatissimo scienziato e sacerdote, ovviamente ignoto al grande pubblico, risponde al nome di Guy Consolmagno41.Vedi NOTE
A fronte di queste pillole di prossima rivelazione -e di altro di cui discorreremo più avanti– mi viene in mente la spocchiosa prosopopea della defunta (e da me non rimpianta) Margherita Hack riguardo all’argomento: per farla breve, chiunque sostenesse l’eventualità dell’incontro con esseri intelligenti provenienti da Altrove era tacciato d’essere un/a bischero/a nelle migliori delle ipotesi. Sulla stessa linea di pensiero, per esempio, è stato sempre l’ancora vivente Antonino Zichichi. Invece, caso solo all’apparenza strano, una sorta di redenzione ontologica42Vedi NOTE ci viene conferita proprio da un pulpito dal quale mai ce lo saremmo aspettato. Adesso è il caso di fare qualche passo indietro.
Nell’ormai lontano 2005, mi imbattei nella notizia che un confratello e diretto collega di Coyne, che è il gesuita ideatore e primo direttore del VATT, aveva scritto un libro dal titolo “Intelligent Life in the Universe : Catholic Belief and the Search for the Extraterrestrial Life”; l’autore era per l’appunto Guy Consolmagno e l’editore “The Catholic Truth Society, Publisher to the Holy Seat”. Per capire l’importanza di questo connubio è necessario spendere due parole anche sull’editore: la CTS venne fondata a Londra43Vedi NOTE dal cardinale Hubert Vaughan nel 1868, con lo scopo primario di riportare il cattolicesimo proprio nell’ambito della prima nazione al mondo che se ne staccò iniziando la Riforma protestante; essa risulta nel pubblico registro apposito come una Catholic charity (n. 218951), è quindi un ente caritatevole senza scopo di lucro (infatti le sue pubblicazioni hanno prezzi bassissimi) con personalità giuridica autonoma, pur se finanziato anche dal Vaticano che previamente verifica ed approva tutto quanto viene pubblicato.
Questo libro ha avuto una strana storia: non sono sicuro della tempistica ma apparì senz’altro nel 2005; mi diedi da fare per comprarlo ma non è mai arrivato nel nostro Paese, o così sembra; all’epoca non sapevo con sicurezza nemmeno chi fosse l’editore, pure non sapevo nulla del suo stesso autore. In teoria, le librerie della Casa Editrice San Paolo dovrebbero essere in grado di procurare i libri della CTS ma il mio approccio di allora non ebbe un riscontro fortunato; sicché, per un motivo e per l’altro, lasciai perdere.
Giocoforza, ciò vuol dire che la seconda edizione, nel giugno del 2010, del mio articolo sul VATT non fu completa come avevo sperato. Però l’anno scorso le cose iniziano a cambiare: apprendo così che -almeno secondo i ricercatori americani Tom C. Horn e Chris Putnam44-Vedi NOTE questo libro, che comunque ebbe tiratura limitata, avrebbe avuto problemi di distribuzione subito dopo il suo apparire; sicché fu introvabile anche negli USA che sempre hanno avuto canali preferenziali con la CTS. Sempre secondo questi colleghi, il libro sembrerebbe tornato in circolazione dopo l’elezione di Bergoglio ma non si può affermarlo con sicurezza; se così è stato per davvero mi sorge una domanda: nell’aprile del 2005 è morto Wojtyla dopo una lunga e devastante malattia, a lui è succeduto Ratzinger, ex capo del Santo Uffizio…magari non era il momento adatto per divulgare un lavoro del genere? Comunque sia, l’attuale realtà dei fatti è che questo eccellente libro è disponibile gratuitamente in pdf presso il sito dello stesso VATT-LUCIFER45.Vedi NOTE

“Io ho un presentimento…non ho le prove, non posso essere sicuro di avere ragione, davvero potrei sbagliarmi; eppure ancora…ho un presentimento: presto o tardi la razza umana scoprirà che ci sono altre creature intelligenti là fuori, nell’universo”. Questo è l’umile ma dirompente incipit del libriccino –appena cinquanta pagine- di Consolmagno; sì, è un lavoro breve però magnificamente scritto e di una valenza complessiva che è inversamente proporzionale al piccolo numero delle sue pagine. Mi colpisce il coraggio con il quale rivaluta gli antichi scrittori classici greci e romani allorché questi parlano di esseri sovrannaturali e di altri mondi; in particolare, cita esplicitamente –ma non solo- Luciano di Samosata in quanto, almeno tra coloro arrivati fino a noi, primo romanziere ad aver raccontato di viaggi interplanetari -seppur velati da toni favolistici- descrivendo anche varie razze aliene in guerra tra loro.
Concordo assolutamente con lui quando afferma: “Come vedremo, perfino la Bibbia ci parla di esseri non umani intelligenti e creati da Dio”. Il successivo capitolo “La Verità non contraddice la Verità” è quello che mi ha creato maggior sorpresa e coinvolgimento. Ho superato da tempo i cinquant’anni e la mia gioventù è stata afflitta dallo studio obbligatorio della religione che –in base ai patti Lateranensi prima della riforma craxiana- poteva essere solo quella cattolica. I miei compagni di classe ed io abbiamo dovuto subire, pur quando non avevamo ancora diritto di voto, varie campagne politiche e referendarie condotte dai preti nostri docenti contro il PCI e contro il divorzio e poi, una volta raggiunti i diciotto anni, contro la legge 194/78 sul diritto della donna ad abortire.
Durante i vari anni scolastici, quei preti-professori potevano cambiare ma rimaneva uguale il deploro verso comunismo e socialismo così come rimaneva palese l’entusiasmo per la Democrazia cristiana; anche la rappresentazione della incomunicabilità tra le conquiste della genetica, della biologia -e così via- ed il cattolicesimo rimaneva inalterata. Ovviamente, non posso affermare che ciò avvenisse in tutte le scuole pubbliche italiane di quei tempi, però ricordando i programmi televisivi di divulgazione cattolica di allora la sensazione non era poi diversa.
Erano tutti così ignoranti quei pretiprof oppure erano tenuti ad obbedire ad ordini di scuderia? Invece adesso mi imbatto in un gesuita scienziato che ammette schiettamente: “Qualche persona può, in effetti, sentirsi sorpresa nell’apprendere che la Chiesa cattolica non solo incoraggia gli studi scientifici dell’universo ma mantiene suoi propri osservatori astronomici: il telescopio dell’Osservatorio vaticano posto sul terrazzo della dimora estiva del papa a Castel Gandolfo, Italia, ed il più recente e tecnologicamente avanzato telescopio costruito sulla cima di una montagna nel secco ed oscuro cielo dell’Arizona”46.Vedi NOTE
E poco più avanti si sente l’orgoglio quando fa notare –pur ammettendo che la chiesa non affrontò equamente la questione g alileiana- che i gesuiti sono stati attivi nell’astronomia ben prima di Galileo. Le affermazioni di Consolmagno assurgono a valenza epistemologica allorché egli enfatizza che qualsiasi linguaggio, compreso quello matematico, descrive il proprio oggetto per analogia: il descritto ed il mezzo descrittivo non potranno mai coincidere; conseguentemente, il definire l’unica divinità giudeocristiana con un pronome personale di genere quale “Egli” (He) oppure “Ella” (She) dimostra che il linguaggio umano è limitato intrinsecamente, nel tentativo di rendere la metafora che noi usiamo per riferire la personalità di Dio, e qui –almeno secondo il mio personalissimo sentire- siamo nell’ambito di un’ontologia che esonda nella più alta Gnosi.
Al che io aggiungo: è molto più semplice dire –se si è credenti- che Dio è padre ed anche madre –come disse il rimpianto e coraggioso Albino Luciani in occasione dell’Angelus del 10 settembre del 1978 -diciotto giorni prima di morire alquanto stranamente- e come poi ripeté ad un bambino, durante una delle ultime udienze pubbliche.
Ebbene, pur se Consolmagno mai nomina la Gnosi, il concetto del Dio che sussume –solo in senso metafisico e mai manifesto- paritariamente ambedue le caratteristiche sessuali è un punto chiave dell’eresia gnostica. Sottolineo che tale concetto è senz’altro reso dalla Sizigia, la coppia cosmica primigenia e fusa in sé stessa formata dai due Eoni, di cui Marcione lascia la massima testimonianza47.Vedi NOTE
Gli gnostici furono tra i cristiani maggiormente perseguitatiti dai loro fratelli cattolici romani assurti al potere. I catari –cioè i tardi epigoni degli gnostici- subirono un analogo tragico destino durante il Medioevo. Il cattolicesimo romano è l’antitesi della Gnosi…o così dovrebbe essere. Il capitolo prosegue riassumendo il contributo dei gesuiti in campo scientifico ed astronomico in particolare, ma è la parte che io definisco “giustificativa” che catalizza l’attenzione; giustificativa in quanto dimostra –a suo avviso- che tutto questo contributo enorme è assolutamente coerente con la rivelazione cristiana ed il magistero della chiesa.
C’è di più, Consolmagno cita in senso paradigmatico Stanley Jaki48 Vedi NOTE–fisico, matematico e teologo benedettino ungherese defunto nel 2009-, secondo Jaki i seguaci delle grandi religioni monoteistiche hanno sia la motivazione che la giustificazione a studiare l’universo in quanto esso è opera del Creatore, questo studio consente un ulteriore avvicinamento a Dio stesso.
Il capitolo “La natura della conoscenza” è una profonda esegesi del racconto della creazione del mondo come riportato in “Genesi” –in realtà i racconti sono due e trascritti in tempi diversi da autori altrettanto distinti-; in questa esegesi Consolmagno illustra quanto il linguaggio ed i concetti mentali di un mondo tribale ed ancora primitivo –quello per l’appunto degli autori della Bibbia- siano stati insufficienti per descrivere la complessità cosmica degli eventi: Dio è molto di più di quanto quei compilatori siano stati capaci di immaginare.
Il capitolo “Altre intelligenze nella Bibbia” è emblematico ed esplicito. Se per il momento la scienza non può affatto escludere che la vita intelligente possa esistere su altri pianeti, Consolmagno spiega che è errato escludere che la Bibbia faccia riferimento anche ad altre creature intelligenti:

“Ciò può essere trovato sia esplicitamente che implicitamente”.
Le affermazioni seguenti non lasciano dubbi:

“Dio ha creato noi umani, ma non siamo le uniche creature che dio ha creato. Ci sono, inquestionabilmente, esseri intelligenti non umani descritti nella Bibbia. Almeno un gruppo famoso di tali creature ci è familiare. Essi sono in contatto con Dio e sono capaci di agire bene e di agire male; essi sono certamente non umani. Essi sono chiamati angeli.”
Più in avanti Consolmagno aggiunge:

“Ed essi non sono gli unici esseri intelligenti non umani citati nella Bibbia. C’è uno strano e misterioso passaggio all’inizio di -Genesi-, capitolo 6, questo descrive –i figli di Dio- che prendono mogli umane. C’è anche un frustrante ed indiretto riferimento ai “Nephilim…gli antichi eroi e rinomati guerrieri”.
Le citazioni di Consolmagno sono dotte e rigorose; trovo molto esaustivo e calzante il riferimento a Giuseppe Tanzella-Nitti, astronomo, sacerdote e professore di teologia alla Pontificia Università della Santa Croce in Roma. Tanzella-Nitti è uno degli autori del preziosissimo “Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede”49;Vedi NOTE alla fine della voce -Extraterrestre, Vita- egli dice: ”L'ultima parola sulla questione della vita extraterrestre non spetta alla teologia ma alla scienza.
L'esistenza di vita intelligente in pianeti diversi dalla terra non viene né richiesta né esclusa da alcun argomento teologico: alla teologia, come a tutta quanta l'umanità, non resta che attendere”.

Questa chiosa geniale e perentoria ci fa capire che dobbiamo aspettarci degli sviluppi molto interessanti. Voglio concludere questo mio riferimento a Consolmagno con il brano che compare all’inizio del capitolo ”Vita extraterrestre e teologia cattolica”. Consolmagno si confronta col vangelo di Giovanni,10:14-16 e cioè: “14 Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore e le mie conoscono me, 15 come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e depongo la mia vita per le pecore.
16  Io ho anche delle altre pecore che non sono di quest'ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge e un solo pastore”
; anche Funes si è riferito a questo brano nell’intervista di cui sopra. In questi versi giovannei ciò che prende particolarmente l’attenzione è il riferimento alle pecore che non sono di questo ovile e di cui il buon pastore comunque si prende cura, non solo, tramite la sua voce tutte le pecore saranno riunite; dunque, in questa parabola famosissima la suddetta "voce" indica il messaggio salvifico portato da Gesù –che è il buon pastore- ma chi sono le altre pecore?
A dire il vero, Consolmagno in questo caso non dice esplicitamente che le "altre pecore" sono gli alieni, bensì nel testo che segue immediatamente la parabola giovannea egli va ben oltre una semplice indicazione di identità, sicché adesso lasciamogli la parola affinché non insorgano dubbi interpretativi; Consolmagno ci dice:
“Forse non è così inverosimile vedere la seconda persona della Trinità, il Verbo -che era presente "nel principio" (Giovanni 1:1)-, venire per concedere la sua vita per poi riprendersela (Giovanni 10:18), non solamente come il Figlio dell’Uomo ma anche come il Bambino (Child nel testo in originale) di altre razze? Forse. Oppure forse no.
Ci sono un sacco di domande nascoste in questa asserzione.
[…omissis…] E’ il peccato originale qualcosa che ha avuto effetto su tutti gli esseri viventi? C’è una sorta di "Adamo Cosmico" che precede perfino la vita sulla Terra? E’ Gesù Cristo un sacrificio sufficiente per la redenzione dell’intero universo? Esisterebbe una storia parallela di salvezza su altri pianeti? Potrebbero i pianeti ET essere visti come territorio per le missioni? Battezzeresti un alieno? Per quello che importa... ordineresti un alieno? Queste domande non sono nuove”.
Quando chiederà scusa il Vaticano per avere arrostito vivo il buon vecchio Giordano Bruno, frate domenicano, che fu assassinato anche per avere detto cose50Vedi NOTE assai simili a queste, proferite oggi da questi suoi successivi e moderni colleghi in clergyman?

Voglio chiudere questo articolo con una nota di esultanza: sono molto lieto perché il buon vecchio Erich von Däniken è ancora qui con noi, dato che sono sicuro che è stato uno dei primi a leggere il libro di Consolmagno; molte delle deduzioni di Erich –risalenti a circa cinquant’anni fa- sulla probabilità che la Bibbia parlasse di un dio alieno -anziché spirituale- furono oggetto di beffe e lazzi generalizzati.51Vedi NOTE La spocchia e la supponenza di coloro che un tempo sfottevano mentre oggi tacciono guardando dall’altra parte è destinata a subire una grandiosa mutazione in breve tempo.