La CA' D'LA NORMA
complesso megalitico a Mergozzo (VB)

di Francesco L'Erario


Il territorio di Mergozzo, incantevole cittadina in provincia di Verbania adagiata sulle rive dell’omonimo lago, ha restituito sin dagli inizi del secolo scorso importanti testimonianze del nostro passato.
I reperti più significativi risalgono alla fase iniziale dell’età dei metalli e possono essere in gran parte localizzati sugli ampi e regolari terrazzamenti che sovrastano il paese.
Cuspidi di freccia e strumenti in selce in località Ronco, un bellissimo pugnale (a destra) risalente all’Età del Rame in località Pra’ Villano e un’intera necropoli databile al II sec. D.C. in località Praviaccio sono solo alcuni dei ragguardevoli ritrovamenti che rendono questa zona di assoluto interesse sotto l’aspetto più propriamente storico ed archeologico.
Mergozzo, come del resto tutto il comprensorio Ossolano, conserva sul proprio territorio anche importanti testimonianze riconducibili alla civilizzazione megalitica, cioè quel particolare sistema sociale e culturale, sviluppatosi a partire dal neolitico, caratterizzato dall’utilizzo di enormi lastre di pietra per la costruzione di edifici pubblici e religiosi.
In particolare ci riferiamo al complesso megalitico denominato “Cà d’la Norma” (a lato), in località Groppole, sui terrazzamenti posti a nord dell’odierno abitato.
Questa enigmatica struttura deve il proprio nome al suo scopritore, Giovanni Braganti, studioso e archeologo mergozzese vissuto nella prima metà del secolo scorso, il quale “…ipotizzandone un’origine celtica, gli diede il nome della sacerdotessa figlia del capo dei Druidi, protagonista dell’opera lirica di Giovanni bellini, immaginandola a Groppole nell’atto di rivolgersi alla luna con la toccante invocazione “Casta Diva”…”(Copiatti - De Giuli - Priuli, Incisioni Rupestri e Megalitismo nel Verbano Cusio Ossola, Ed. Grossi, 2003, Domodossola, pag. 122).
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Il Braganti, impossibilitato nel fornirne una datazione certa per la mancanza di ulteriori reperti rinvenuti in loco (a destra), fece sua l’interpretazione più comune e diffusa tra gli archeologi della prima metà del secolo scorso, attribuendo alla “Cà d’la Norma” un’improbabile origine celtica, attardandone quindi la datazione di parecchi secoli.
Alla luce invece delle nuove scoperte introdotte in ambito archeologico a partire dal secondo dopoguerra (tra le più significative si può ricordare il sistema di datazione al radiocarbonio) si tende oggi a retrodatare tali strutture al neolitico per l’area atlantica e alla fase conosciuta sotto il nome di “eneolitico” (fase di transizione tra tardo neolitico ed età del Rame) per l’arco alpino e l’Europa meridionale.
La mancanza di reperti ceramici o fittili rende comunque estremamente difficoltoso inquadrare cronologicamente il complesso megalitico mergozzese che sembra comunque potersi collocare in un ambito temporale compreso tra il secondo e terzo millennio a.C., facendo nostra quindi l’interpretazione fornita dal De Giuli nel volume “Archeologia dell’Alto Novarese”: “…è difficile quindi proporre una datazione precisa di questa costruzione, anche per la mancanza di confronti probanti; comunque sembra possibile riferirla al fenomeno del megalitismo, con un inquadramento cronologico nell’età del rame-bronzo.”(Caramella - De Giuli, Archeologia dell'Alto Novarese, De. Antiquarium Mergozzo, 1993, Mergozzo, pag. 111).


Tale struttura (in alto il rilievo a cura del Gruppo Archeologico di Mergozzo), edificata probabilmente dall’originaria etnia ligure-leponzia, è costituita da una camera a pianta leggermente ellittica la cui copertura, formata da un enorme masso erratico (sotto), presenta due antichissime coppelle rituali e un canaletto ricavati per percussione diretta (sotto).


Purtroppo il complesso megalitico si presenta oggi in stato di incuria e abbandono pressoché totale (l’area antistante l’ingresso delimitata da antichi muri a secco è parzialmente ostruita da un albero caduto in seguito ad un temporale) e ne risulta estremamente difficile l’accesso dall’abitato di Mergozzo, non esistendo sentieri o indicazioni che ne permettano l’individuazione.