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Reperti sommersi a Capocolonna (KR)
1) CAPO COLONNA
2) PUNTA SCIFO
Individuato un relitto di epoca romana con un carico comprendente lastre di marmo...
3) CAPO CIMITI
Ad una profondità variabile tra i 5 e gli 8 metri...
sono state individuate cinque colonne
in granito risalenti al III sec. d.C., scaricate probabilmente da una nave in difficoltà di fronte al promontorio di capo Cimiti
4) LE CASTELLAI
Individuate diverse strutture risalenti al periodo greco: i resti di un antico approdo, segni di attività estrattiva
5) CAPO ALFIERI
Individuati i resti di alcune enormi macine, semisommerse dalla sabbia, di incerta provenienza.
di Francesco L'Erario (HWH 22)
La città di Crotone e, nello specifico, il promontorio di Capo Colonna (promontorio Lacinio) costituivano, in età antica,
un importante punto di riferimento per le numerose navi in transito sulla rotta commerciale che collegava la Grecia e
l’Asia Minore con l’Italia attraverso il Mar Ionio.
Ancora oggi è possibile ammirare nei fondali attorno a Crotone, in alcuni casi a profondità piuttosto modeste, diversi
relitti di grandi navi da carico romane (affondate a causa di avverse condizioni meteo-marine o per la presenza di
scogli affioranti) e alcuni significativi resti di strutture portuali ed estrattive risalenti al periodo di dominazione greca,
sommerse in seguito a fenomeni di subsidenza della costa.
Nel corso dell’estate 2002 è stato possibile procedere ad una sistematica attività di ricognizione subacquea nella zona
compresa tra Le Castella, Capo Rizzuto e Crotone, 
finalizzata al controllo dello stato di conservazione dei fondali e delle varie emergenze archeologiche.
Tale iniziativa è stata patrocinata dai Gruppi Archeologici Italiani (nella fattispecie dalla sezione crotoniate) e dall’Ente
Area Marina Protetta Capo Rizzuto.
Fondamentale è stato il contributo del dott. Vincenzo Fabiani (direttore del G.A.K. - Gruppo Archeologico Krotoniate),
dell’archeologo subacqueo Luigi Cantafora (scopritore di numerosi relitti della zona), dei volontari locali e di quelli
giunti da tutta Italia per partecipare a questo importante progetto.
Nel corso delle ricognizioni subacquee si sono potute individuare 4 aree di specifico interesse archeologico:
L’area di Capo Colonna è caratterizzata dalla presenza, sull’omonimo promontorio, del tempio e dell’area sacra
(comprendente un santuario e strutture anticamente adibite all’accoglienza di sacerdoti e pellegrini) dedicati ad Hera Lacinia.
Dell’antico tempio di Hera, risalente al V sec. a.C. (come del resto tutte le strutture ad esso collegate, utilizzate sino
in epoca romana), rimane in piedi solo una colonna isolata.
Rimane tuttora un mistero la sorte delle altre 47 colonne facenti parte della struttura originaria, escludendo naturalmente
quelle riutilizzate per la costruzione del Duomo di Crotone.
Inizialmente si era pensato ad un possibile cedimento delle strutture nei fondali di fronte a Capo Colonna ma
ripetute prospezioni subacquee hanno escluso questa possibilità.

provenienti dall’Asia Minore e vasellame di diversa fattura (orli, anse e puntali di anfore).
Il carico si presenta sparso sul fondale, a circa 7/8 metri di profondità, concentrato in due zone contigue, come
se al momento del naufragio lo scafo si fosse spezzato in due tronconi.
Su alcuni blocchi di marmo sono state identificate alcune iscrizioni di cava riportanti la data del 197 d.C. e da
questo si è ipotizzato un probabile inabissamento della nave attorno ai primi anni del III secolo.
Gran parte del carico è stato recuperato negli scorsi anni ad opera dei carabinieri assistiti dall’archeologo
subacqueo Luigi Cantafora.
Attualmente è possibile visionare parte del materiale recuperato presso il
locale museo archeologico.


A pochi metri dalla spiaggia di Capo Cimiti è stato inoltre recuperato, diversi anni fa, un ceppo d’ancora in piombo
con incisa una dedica a Giove Meilichio da parte dell’atleta crotoniate Foillo.
Sono stati oggetto di ricognizione archeologica (in questo caso terrestre) anche i resti di una splendida villa romana
d’età imperiale presente proprio sull’estremità del promontorio: individuati bellissimi pavimenti decorati a mosaico
e l’antico impianto termale dell’abitazione.

e vasche circolari utilizzate probabilmente come cisterne.
Tra i reperti non ancora sufficientemente studiati riportiamo parte della relazione scritta nell’estate del 2002 dal
dott. Fabiani (direttore del G.A.K) a proposito del ritrovamento di un enigmatico manufatto individuato da Luigi
Cantafora nella zona di Le Castella:
“…Quale recente scoperta da segnalare, dovuta sempre a Luigi Cantafora,
è l’individuazione a sud-ovest del Castello, distante da esso ca. 50 mtr. ed alla profondità di ca. 10 mtr., di un
manufatto in pietra di forma cilindrica, cavo all’interno, che presenta degli incavi sui margini alle opposte
estremità (alt. mtr. 1 ca.; diametro mtr. 1,20 ca.). Potrebbe trattarsi di una delle ghiere di ritegno relative
al sistema di torsione e carica di una cata-pulta lanciasassi (vedi, per confronto, Gianfranco Purpura, “Rinvenimenti
sottomarini nella Sicilia occidentale 1986-1989” in Archeologia Subacquea. Studi ricerche e documenti, I, Roma
1993, pag. 171, fig. 15). …”.

BIBLIOGRAFIA
- S.Gargiullo-E.Okely, Atlante archeologico dei mari d’Italia, Vol. II, 1993, Edizioni IRECO, p.120-123
- ARCHEOLOGIA, periodico trimestrale dei Gruppi Archeologici d’Italia, A.XI, n.1, 2003, p.14-15, Articolo a cura di V.Fabiani e foto di F. L’Erario
CREDITI
- Fig.7: http://www.gruppiarcheologici.org/gak
- Fig.01 e 10: S.Gargiullo-E.Okely, Atlante archeologico dei mari d’Italia, Vol. II, 1993, Edizioni IRECO
Ulteriori informazioni visitando il sito: http://www.gruppiarcheologici.org