Molino Rotato (SP)
"Il Mocassino degli Dei"

di Cristina Garavaglia
con il contributo di Enrico Calzolari
(HWH 22)


INTRODUZIONE

L'intera regione Liguria vanta una grande varietà di territorio, le sue coste frastagliate dove moderni interventi umani si mescolano a resti di precedenti costruzioni e a infinite conformazioni naturali presentano sia spiagge sabbiose, sia ghiaiose, sia tratti rocciosi, sia falesie con strapiombi a picco sul mare.
Una serie di baie e calette piu o meno assolate ritmano il litorale in uno dei piu amati paesaggi italiani, scelti come luogo di villeggiatura per i cittadini in cerca di ristoro. La presenza di numerose infrastrutture favorisce infatti fruttuose attività marittime di pesca e navigazione con moderni porti e cantieri navali. In passato vi furono molti scali di costruzioni per il naviglio a vela, sia a Genova, sia a Savona,sia a Imperia, mentre con il sorgere della navigazione a vapore si affermò come importanza il Regio Arsenale della Spezia, ideato da Napoleone ma attuato da Cavour. Genova fu potente Repubblica marinara, in grado di competere con Venezia ed oggi è uno dei più importanti porti del Mediterraneo.
Laddove le pendici dell'appennino tosco ligure degradano fino alla Spezia per lasciare posto a grandi prati e a terrazzamenti, ora prevalentemente agricoli e boschivi, si trova la Val di Vara,inframezzata da una serie di rilievi montani e collinari assai movimentati.
Qui giaciono tuttora buone risorse minerarie con cave di diverse spiecie di pietra, già ampiamente sfruttate in passato dalle molte popolazioni che qui si stanziarono, sia transitando dall'arco alpino verso l'Italia centrale, sia popolazioni che risalendo dalle coste centrali e meridionali raggiunsero la Pianura Padana. Vi si trova infatti la più grande cava di diaspro esistente al mondo, sfruttata dal 3500 al 2000 a.C. nella Valle di Lagorara.
Proprio al margine più settentrionale della Val di Vara,quasi sul confine con la Toscana, sorgono due rilievi geologicamente, e forse anche archeologicamente,piuttosto interessanti.

IDENTIFICAZIONE

Si tratta dei rilievi identificati col toponimo La Gruzza,presso Molino Rotato,un piccolo paesino ai piedi dell'Appennino , dove anticamente percorsero il Passo le numerose popolazioni ,sia nomadi che sedentarie, che si avvicendarono nei secoli e nella storia a creare il tessuto delle complesse influenze che caratterizzarono la zona, nota oggi sopratutto per la cultura della Lunigiana,facente capo all'antico sito di Luni.




La Gruzza è composta di due verdi alture attigue, congiunte da un lembo di prato, ed è percorsa da alcuni sentieri percorribili sia in auto che a piedi, che conducono su nel fitto del bosco di conifere in una passeggiata suggestiva, ove si ode solamente lo scorrere del fiume Vara.
L'aspetto della parte occidentale A di questo doppio rilievo montano si presenta curiosamente squadrato,a forma di parallelepipedo piuttosto regolare, con pedici dall'inclinazione piatta, levigata, a pendenza costante e mostra piuttosto bene il profilo retto di almeno tre dei suoi quattro profili in pianta e di tutti e quattro i margini del terrazzamento superiore.
Quando la si osservi dall'alto con prospettiva aerea,come oggi consentono le mappe satellitari, l'impressione complessiva che se ne trae è che non sia una conformazione del tutto naturale del territorio, perché questo differisce assai per diversi aspetti dall'area naturale circostante.


Nel complesso A della Gruzza infatti il fitto manto forestale di conifere appare curiosamente solcato da regolari scanalature (apparentemente sembrerebbero tagli di disboscamento) che segnano tutta la sommità dell'altura,e ne circondano anche le pendici con uno schema particolare a raggera, schema che raramente capita di vedere in altri dei molti boschi liguri (si noti che la provincia della Spezia è la provincia più boscata d'Italia).
Il rilievo ha una altitudine di circa 900 metri sul livello del mare,e presenta proporzioni piuttosto armoniche poichè misura in pianta m 1200 per m 900, e in quota m 800 per m 400.
L'asse centrale dei due complesso della Gruzza ha oggi un orientamento Nord/Nord Ovest-Sud/Sud Est, e non sembra avere particolare riferimento con orientamenti astronomici importanti, come si ritrova invece in molti siti megalitici prediluviani, spesso orientati verso Est, cioè verso il levare del Sole equinoziale (il kur dei Sumeri) e siti preistorici più antichi, più spesso invece orientati verso Nord, cioè verso la attuale Stella Polare e in precedenza verso la stella Tuban (Alpha Draconis, prima del 6000 a.C.).


Ma ciononostante a Molino Rotato qualcosa di particolare c'è, ed è ben visibile. La apparente strutturazione architettonica interessa solo il complesso A della Gruzza,che si trova in un punto strategico in quanto nell'antichità vi passavano le vie per raggiungere e dominare il golfo della Spezia, che ha sempre avuto grande importanza commerciale e militare (secondo Strabone vi fu insediata una talassocrazia che potrebbe essere quella etrusca o anche di popoli precedenti).
Si noti come ancora oggi vi passi il confine territoriale con la Toscana (si veda il verso dantesco "la Macra che per cammin corto parte lo genovese dal toscano") e vi passi la linea che delimita l'Italia Settentrionale dall'Italia Centrale (linea La Spezia-Rimini, ovvero Magra-Rubicone, che ci ricorda la frase di Cesare "alea iacta est").

La localizzazione della struttura appare ancor più significativa se la si vuol osservare come il margine più nord occidentale di un vasto terrazzamento rettangolare, comprensivo del rilievo B, che scende a includere tutta la vallata sottostante, mostrando (solo dal cielo) ciò che sembrano i possibili resti di un progetto mastodontico,con lunghe strade rettilinee, estendendosi per ben km 3 verso est e km 4 verso sud. Ciò riprende il precedentemente indicato rapporto fra larghezza e lunghezza.
Sappiamo che la natura compie meraviglie, ma la domanda che è lecito porsi a questo punto é:
- a chi attribuire (se ciò appare realistico) questa maestosa opera?
- quale funzione aveva?
- a quale epoca può risalire?

Non sarà facile rispondere a queste domande. Le tracce sono lievi,i danni del tempo,le sedimentazioni stratificate di arenarie, l'erosione da pioggia e da agenti climatici sono visibilissimi,una, forse più glaciazioni, hanno quasi cancellato i segni delle molte costruzioni che mostrano ancora tuttavia la loro antica linea perimetrale e ubicazione nei tratti più paneggianti, ma nelle parti più in quota, come sempre accade nei siti archeologici presso rilievi montuosi, le tracce sono meglio visibili.
L'archeoastronomia ci ha già aiutato molto nello studio di altri siti individuando tramite l'orientamento equinoziale quale costellazione sorgeva all'orizzonte in costruzioni di età megalitica,pertanto nella possibile ipotesi astronomica ancora ci si può chiedere:
- perchè questo orientamento particolare ?
- al sorgere di quale costellazione ci si riferiva?
- quali altri siti terrestri abbiamo già individuato che vantano lo stesso orientamento?

NOTIZIE STORICHE

Le notizie storiche in nostro possesso sono scarse, se si escludono le testimonianze archeologiche accertate ed ufficialmente accettate, risalenti alla genti della cultura di Lunigiana, che ci hanno lasciato le numerose e interessanti Statue Stele, di cui la prima si rinvenne nel torrente Casirola o Casserola proprio in Val di Vara.
Ma i toponimi dei luoghi a volte svelano tramite l'etimologia la loro derivazione dalla lingue dei popoli che vi si sono stanziati, e troviamo ad esempio il Monte Picchiara, non distante,da Picus+Ara di derivazione paleo umbra, ove Picus Martius è una divinità legata alla guerra, che si ritrova anche nell'Italia centrale, in Umbria, ove i Paleo-umbri (provenienti dal mar Nero) si stanziarono.

Abbiamo poi la località di Zeri, derivato dall'etrusco "ziri", che indicava i giri rituali che si compivano attorno alle are sacre. Non distante vi è anche il Pian degli Aracci, altro toponimo legato all'"ara" rituale. Ancora di derivazione etrusca è Antesso,con radice antion=confine,legato alla occupazione etrusca della zona. Sono stati compiuti inoltre accurati studi di archeoastronomia sul vicino sito di Lagorara, che, come già detto, vanta la più grande miniera di diaspro esistente al mondo.
In Val di Vara sono stati riconosciuti i Castellari di Castelfermo, Cota, Prota,Pignone,Vezzola e Zignago. Il toponimo Casirola ha derivazione da catzum+ara+hola, riferentesi ai due principi generatori femminile e maschile, e la funzione votiva della località ha così contrassegnato in passato un luogo di offerte ai culti della madre terra.

La più ovvia attinenza di territorialità fa appartenere indubbiamente questo luogo alla misteriosa popolazione dei Liguri, della cui cultura abbiamo testimonianze archeologiche di vario tipo, ma di cui non sappiamo con certezza né l'origine né la durata del loro insediamento in quest'area. Sappiamo però che essi usavano seppellire i loro morti presso il Monte Dragnone, attiguo alla Gruzza,e che lo consideravano un luogo sacro perchè appartenuto ai loro antenati (si veda il racconto di Tito Livio a proposito del loro trasferimento coatto nel Sannio e la preghiera, rimasta senza esito, di non staccarli dai loro antenati).
E proprio sul Santuario del Dragnone ci siamo recati un giorno, per vedere che tipo di conformazione rocciosa ha oggi, e di quale vista si può godere da quella altura, piuttosto impervia da raggiungere anche in automobile. Il Monte Dragnone osservato attraverso la mappa di Google può trarre in inganno mostrando una forma di apparentemente molto corrosa piramide,


cosa che non abbiamo poi visibilmente notato quando invece ci siamo recati sul posto....(può darsi fossimo distratti dal paesaggio...)
Nella mappa appare addirittura una seconda piu piccola piramide con sommità spianata più a sud nella valle, allinenata secondo l'asse del complesso della Gruzza, ma, ancora una volta,osservando il tutto dal Dragnone, dalla cima in questione la geometria del territorio dal vero non ci colpì (ma ci riserveremo una ulteriore analisi dal vero di questo non minimo dettaglio), a conferma solo del fatto che ciò che appare nelle mappe va sempre verificato sul posto a occhio nudo e che ciò che può apparire su google come una convessità collinare dolce dal vero può benissimo essere una sommità invece concava di un monte.


Ma quando ci siamo addentrati nel fitto bosco del rilievo A della Gruzza per cercare di capire se gli alberi erano stati tagliati nelle corsie leggibili dall'alto, abbiamo rilevato che non sembra così, se si esclude un unico corridoio boschivo creato per ospitare i piloni dell'elettricità.

Non si rilevano infatti tracce di alberi tagliati nei corridoi, vi sono prati e cespugli di varia natura, ma ciò che colpisce è la presenza di moltissime grosse rocce a blocchi isolati, disseminati in tutto il bosco,di aspetto crudo,apparentemente basaltiche, che affiorano improvvisamente anche per 4-5 metri di altezza, senza uno schema preciso. Sembra di scorgere sia anfratti sia alcune buche che partono dalla loro base e scompaiono nelle profondità del terreno. Insomma Una specie di "città di pietra" che copre sia la sommità che le piatte pendici del monte.




L'energia che si percepisce sprigionare da quel terreno è molto buona e forte, e se non fosse per lo scrosciare dell'acqua di un torrente, il silenzio appare surreale. L'atmosfera di grande pace che vi si respira appare lievemente austera, gli abeti svettano con forza lanciandosi verso il cielo e si possono percepire le correnti sotterranee di corsi d'acqua, e delle moltissime sorgenti che si nascondono nel sottosuolo. La qualità geologica del terreno è infatti ricca di falde acquifere, che affiorano a tratti, e che oltre a rendere rigoglioso e verdeggiante il manto forestale soprastante la collina, hanno nel tempo scavato, con fenomeni carsici, caverne e gallerie sotterranee estese,accentuando la già sismica e instabile natura del terreno.




Molino Rotato si trova infatti esattamente sulla linea di distaccamento tra due placche anticamente in allontanamento,sul confine con la Toscana, ai piedi della catena appenninica.
La presenza dei corsi d'acqua lo ha così reso un perfetto luogo di insediamento per l'uomo, sia per la pastorizia, sia per le attività agricole, arricchito da giacimenti minerari differenti e dalla vicinanza con uno scalo marittimo, ben protetto alle spalle dai monti, così come si deduce dalla etimologia del toponimo greco "spetza"(piccolo scudo) che ha dato luogo al nome di Spezia, di cui in Grecia esistono ben cinque realtà.



Ma la presenza di possibili vestigia di tipo megalitico si debbono necessariamente distaccare sia dalla civiltà dei Liguri sia da quella dei Celti. Sono state ritrovate infatti in Val di Vara alcune pietre coppellate che potrebbero essere fatte risalire almeno all'8000 a.C., e forse anche all'11000 a.C., ma che non vengono per ora riconosciute dalle Sovrintendenze Archeologiche.

Sono state ipotizzate possibilità che il rilievo A di Molino Rotato presenti questa conformazione a scanalature in quanto sia il resto di una antica cava a cielo aperto, ma la natura geologica del terreno e la risalita carsica di acqua lo escluderebbero con certezza, avallando invece la teoria che spiega la perdita di perfetta regolarità geometrica del complesso a causa del collassamento della struttura su se stessa, trascinata in parte a valle da smottamenti e cedimenti del tessuto roccioso che la sosteneva, e destinata così a un progressivo e inarrestabile deterioramento.

Legenda mappe geologiche Vara
IMMAGINE A COLORI
- La zona verde sotto il Gottero è macigno della serie toscana del Miocene (indicazione numerica 122 a)
- La zona a reticolo nero (117 b) sono le Ofioliti del Passo del Bracco (Paleocene)
- La zona violacea (116 b) sono arenarie del Medio Eocene
- La zona semicircolare strana nella forma sono affioramenti di corpi ofiolitici, più spesso serpentini e basalti di origine lavica che derivano da corpi geologici che si trovano sotto le unità liguri
- La linea retta sotto il Gottero rappresenta la latitudine 44° 20' mentre la Gruzza è un poco sotto (latitudine 16,5' )
le due linee verticali rappresentano la longitudine 9° 30' e 10°. Quindi facendo le interpolazioni all'interno della estensione di 30' è possibile capire che la Gruzza, che è di 47', si trova sotto il corpo giallo inserito nella griglia nera. Si nota come lì scorra la faglia con direzione NW - SE e come sia proprio tangente alla fascia nera

IMMAGINE AZZURRA = Pliocene superiore
si vede sotto al Gottero la fascia trasversale di deformazione
- La zona con il + è zona in sollevamento
- La zona con il - è zona in abbassamento probabile (esempio Pontremoli)
- La zona del Fiume Magra con la linea -LUNGA è INVECE ABBASSAMENTO CERTO
- Le linee blu continue sono faglie e sotto al Gottero se ne ne leggono cinque di diversa lunghezza

Gli alberi semplicemente non crescono in certi tratti del terreno,ed il fenomeno può essere spiegato esclusivamente in un'ottica geotropica, che potremo verificare solamente con rilevamenti di natura geomagnetica.
Cosa vi sia sotto non sappiamo,ma sappiamo che in Val di Vara sono stati già fatti studi di archeoastronomia ed anche su altri siti di Lunigiana, apparentemente molto antichi, di età precedente, alla glaciazione, che potrebbero forse gettare qualche luce anche su questo mistero.
Il toponimo di Luni infatti è stato rinvenuto identico sia in una città che in un fiume del bacino dell'Indo, che si getta però nel deserto formando paludi, e l'etimologia di Luni - loon, sta appunto a significare -acqua di fiume stagnante-. Si noti l'affinità con le città etrusche di Pop-loon (Populonia) e vet -loon (Vetulonia).

APPROFONDIMENTI

>>> Geografia Sacra in India e in Lunigiana.PDF di Enrico Calzolari

Per HWH 22:
Cristina Garavaglia
Enrico Calzolari

Aprile 2008


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