Simboli e Scritture
di Maria Gresele, m_gresele@tiscali.it
02 maggio 2007


Sin dai tempi dei tempi l'uomo ha cercato di mettere "nero su bianco" il mondo che lo circonda; si possono infatti trovare graffiti preistorici che raffigurano animali, forme di caccia e talvolta anche rituali religiosi che coinvolgevano la popolazione.

Inoltre si sviluppò l'uso di simboli che avevano il compito di sintetizzare principalmente e per prima cosa le forze della natura. Fino ad un certo sviluppo delle varie popolazioni, è possibile ritrovare su tutta la terra dei simboli simili . Simboli come il sole, l'acqua, l'uomo e la donna ad esempio sono pressochè eguali ovunque, sono simboli universali perché rappresentano una realtà eguale per tutti e sono sintetizzati nella loro forma più elementare, la stessa forma che può usare un bambino che inizia a disegnare.

I simboli preistorici però si diversificano non appena diventano "parola" per la singola civiltà nascente. Questo succede perché i simboli, come il linguaggio, non sono esperienza comune ma bensì sono l'espressione della civiltà che li produce.

Molte sono le cose che portano a queste diversificazioni. Ad esempio, una civiltà che si sviluppa vicino al mare avrà una serie di parole/simbolo che non si ritrovano invece in civiltà nata in ambienti montani .

Insieme all'uomo nasce pure la sua spiritualità; il mondo degli dei è legato alle forze della natura o alla presenza nel luogo di insediamento della tribù di particolari piante o animali. Si sviluppano così varie forme di scamanesimo e di animismo che solo dopo molto tempo vengono sostituite da religioni oganizzate che non si rivolgono più ad un nucleo ristretto di persone ma alla civiltà che nel frattempo si è sviluppata con l'unificarsi delle singole tribù.

Le prime forme di scrittura di cui siamo a conoscenza sintetizzano in un piccolo disegno la parola che veniva usata per indicare una cosa. Abbiamo così la nascita di scritture per pittogrammi o per ideogrammi. Questi pittogrammi/ideogrammi si modificarono col passare dei secoli fino a diventare una vera e propria lettera, infine più lettere insieme formeranno la parola.

Nella tabella sottostante e in quella riportata a destra, possiamo vedere l'evoluzione avvenuta nei paesi mesopotamici dai pittogrammi alla scrittura cuneiforme.


Ovviamente anche in quell'epoca esisteva un grande scambio tra le varie civiltà, anche se i tempi impiegati per i contatti erano molto dilatati rispetto a quelli a cui siamo abituati. Il commercio portò ben presto a scambi non solo economici, ma anche culturali.

Possiamo così ritrovare alcune mutazioni presenti nella prima tabella anche in quest'altra, dove si può ben intuire lo sviluppo avvenuto nei tempi delle varie forme di linguaggio scritto che nascevano sulle coste del Mar Mediterraneo.

Il babilonese e il fenicio divennero anche la base di scritture Indo - europee come ad esempio il sanscrito che derivò dall'aramaico.

Tra i vari popoli antichi, quello che conservò per maggior tempo la forma pittografica della propria scrittura fu l'Egiziano, anche se si sviluppò in tempo successivo una forma sintetizzata dei geroglifici chiamata ieratico, trasformandosi poi nel demotico in tempi successivi ( romani )

Anche la scrittura cinese, pur avendo uno sviluppo autonomo, ha una storia simile. I primi documenti trovati risalgono al 1800 a.C. sono pittogrammi, cioè rappresentazioni grafiche della realtà. Nel III secolo a.C. le figure naturalistiche vennero ridotte in figure a tratti rettilinei; il complesso di tali figure, essenzialmente pittogrammi, venne definito in un sistema di 40.000 caratteri nel IV secolo a.C. e ancor oggi usati.

Questo tipo di scrittura però non potè mai essere ridotta a sillabica o consonantica, perché i vocaboli sono monosillabici, mancano diversificazioni del sostantivo e del verbo e il vocabolario conta solo 900 voci. Tale scrittura, regredita in epoca recente, è puramente pittografica, perché la lingua cinese è differenziata in dialetti divenuti autonomi, con il risultato che, per capirsi da un distretto all'altro, devono ricorrere alla scrittura.

Si può dunque sintetizzare che i segni grafici si sviluppano nel corso dei secoli in:
  1. Pittogrammi: ossia, raffigurazioni naturalistiche di uomini, animali oppure oggetti, sia rappresentati singolarmente che assieme, oppure impegnati in azioni diverse.
  2. Ideogrammi: segni grafici che riproducono l'idea, ossia ancora figure naturalistiche usate a rappresentare non solo il soggetto stesso raffigurato, ma anche la parola che lo designa: ad esempio i geroglifici egizi, i segni cuneiformi assiro-babilonesi.
  3. Fonogrammi: figure naturalistiche o segni astratti che possono indicare più suoni, oltreché uno solo; essi si distinguono in policonsonantici, polisillabici, monosillabici e alfabetici ( in pratica le lettere che compongono le parole ).
Quanto fin qui descritto fu lo sviluppo della parte sociale e economica delle varie forme di scrittura, ma diverso e molto complesso fu quello del simbolo che, pur partendo dalla stessa base, assunse nel tempo significati diversi perché si sviluppava seguendo un pensiero filosofico e religioso proprio della civiltà che lo partoriva I concetti avevano bisogno di essere sintetizzati in segni per lo più geometrici che ispirassero immediatamente, agli iniziati e non, una serie di concetti legati al mondo del pensiero e dei sentimenti anziché a quello puramente pratico.

Ogni religione ed ogni pensiero filosofico sviluppò così il proprio dizionario simbolico. Spesso furono presenti stessi simboli che man mano assumevano diversi significati a seconda dell'uso e del luogo e del periodo storico a cui venivano applicati.

Prendiamo ad esempio: la CROCE

Noi tutti, credo, conosciamo il significato Cristiano della croce. Ma la croce è anche uno dei simboli più antichi .

Le prime croci che la storia archeologica ricorda risalgono all'antica mesopotamia, in particolare erano simbolo di Tammuz, dio prima sumero e poi degli abitanti di Tiro , e rappresentavano fondamentalmente l'organo genitale maschile. (Tammuz non era altro che il dio della Fertilità).
Tammuz era caratterizzato infatti dalla croce che teneva in mano, molto simile a quella a cui siamo abituati.

Anche l' Ankh egiziano è una croce e rappresentava la chiave della vita. Non esiste una interpretazione sicura del significato simbolico dell' ankh. Personalmente concordo con chi dice che l'origine dell'ankh sia da ricollegare a una stilizzazione dei genitali umani in atto di unione, indicante quindi l'unione mistica dei due principi, il principio maschile e il principio femminile. Le due parti dell'ankh, la tau sottostante e l'ansa sovrastante, corrispondono infatti ai simboli di due delle divinità più importanti della religione egizia, Iside e Osiride.
L'ansa è il simbolo di Iside, probabilmente una stilizzazione dell'utero; la tau, ovvero una croce senza l'estensione superiore del braccio verticale, è invece il simbolo di Osiride, crocefisso dal fratello Set prima di smembrarlo, e prima della sua resurrezione ( Iside sua sposa, raccolse da tutte le parti del mondo i pezzi di Osiride e li rimise insieme ridandogli la vita, per poi unirsi con lui e avere il figlio Horus).

Come simbolo dell'unione dei due principi cosmici sta ad indicare anche l'unione mistica tra il cielo e la terra, ovvero il contatto tra il mondo divino e il mondo umano, nonché l'unione dei due principi intesa come generatrice dell'esistenza. La denominazione chiave della vita, oltre che un richiamo alla forma del simbolo stesso, sta ad indicare anche il significato
escatologico ( cioè relativo alla morte ) del simbolo: l'ankh è anche infatti vita eterna, grazie alla quale l'uomo riesce a superare la morte, per giungere alla rinascita. In quanto simbolo della vita e dell'immortalità, il suo significato è estensibile a quello di simbolo dell'universo, dato che il cosmo è pura vita, pura esistenza ed eterno alternarsi di cicli regolatori, oltre che costantemente generato dall'alternarsi di principi in eterna opposizione.
Invece la prima croce Celtica, risalente al 10.000 a.C., fu ritrovata sui Pirenei Francesi. Generalmente è inscritta in un cerchio ed è chiamata anche Ruota del Sole. La croce Celtica rappresenta anche: l'Albero della vita; i quattro elementi uniti al quinto, poiché il cerchio è visto come simbolo d'energia; le quattro feste stagionali:

- Samhain, 1 novembre
- Imbolc, 1 febbraio
- Beltane, 1 maggio
- Lugfhnasadh, 1 agosto


il ponte tra il mondo terreno e quello divino racchiusi nell'infinità dell'universo.

È un simbolo spaziale e temporale e questa proprietà lo rende adatto ad esprimere il mistero del cosmo, in cui è inserita la terra.

La svastica (o croce uncinata) è una croce equilatera con i bracci piegati ad angoli retti. È stata usata come simbolo, generalmente con significati augurali o di fortuna, da molte culture fin dal neolitico, ed è ancora oggi un simbolo sacro in alcune religioni come l'Induismo. A seguito del suo utilizzo nella bandiera della Germania nazista il suo uso è diventato controverso nel mondo occidentale dopo la Seconda guerra mondiale

Il termine inglese e tedesco swastica deriva dalla parola sanscrita svastikah, che significa "essere fortunato". La prima parte del termine, svasti-, si può dividere in due parti: su- (buono), e -asti- (è). La parte -astikah significa semplicemente "essere". In India questa parola è di buon auspicio - poiché significa "augurio". Il simbolo della svastica è stato usato per migliaia di anni, praticamente in ogni civiltà. Era noto alle tribù germaniche come "Croce di Thor", il segno è stato scoperto in un tempio ebraico di duemila anni fa in Palestina. Nelle Americhe, la svastica fu usata dai nativi americani nel Nord, Centro e Sud America. Quella con orientamento verso occidente ( antiorario) era diffusa tra le popolazioni indo-europee in India e in Persia (culto del dio Mitra) ed utilizzata fino in Giappone già in epoche antiche, e rappresentava il moto apparente
del sole da oriente a occidente (da destra a sinistra, guardando verso Nord). La religione mitraica era infatti un culto del sole. Comunque pur essendo simbolo simile, in ogni Civiltà assunse significati diversi.

Ma anche per quanto riguarda il pensiero e il simbolismo della croce cristiana, assunse significati diversi nel corso dei secoli e cambiò forma ( croce templare, croce di Lorena, Tau etc etc ) a seconda delle situazioni.


In conclusione di quanto esposto fino ad adesso, è mia idea che non esista un significato univoco dei simboli. Ogni significato va ricercato a sè, all'interno del percorso storico, sociale e filosofico/religioso in cui il simbolo si trova di volta in volta. Esistono delle tracce guida, questo è vero, ma sono date dalla chiave di lettura prima storica e poi esoterica in cui il simbolo è inserito.

Senza contare poi che è nella capacità di ognuno di noi sintetizzare in un simbolo ciò che è il proprio sentire in un particolare momento della propria vita, e che questo simbolo può essere comune al sentire di un gruppo di persone perché comunque noi siamo il prodotto di un pensiero che affonda le sue radici nelle origini della civiltà dell'Uomo.

Maria Gresele
02 maggio 2007